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The Reef: Stalked – lo squalo molesto che ricorda Jaws 4

Più di dieci anni dopo La scoglieraAndrew Traucki trova i suoi squali per il finto sequel The Reef: perseguitato.

Le dozzine di purghe atomiche che si riversano sulle piattaforme VOD in rivoli di 30 ne sono una prova inconfutabile: lo sfruttamento degli squali ha visto poche rivoluzioni, o addirittura riforme. Tuttavia, negli anni 2010, un astuto australiano era riuscito a rinnovare il genere in tutta modestia. Dopo essersi fatto le ossa sul rotto, ma fantasioso Acqua nera, Andrew Traucki aveva applicato la sua ricetta al film sugli squali La scogliera.

Il principio ? Piuttosto che progettare una protesi di squalo, o peggio, in immagini generate al computer – spesso il punto debole di questo tipo di serie B – usa quasi esclusivamente giunchi di animali veri. Immagini che poi inserisce o incorpora nel suo lungometraggio di finzione. L’investimento è limitato e il risultato francamente inquietante purché sia ​​ben tagliato. Come bonus, cattura l’attenzione dei nerd del cinema horror, che sono molto felici di vedere il montaggio spinto al limite. Se Sergei Eisenstein facesse film sugli squali, sembrerebbe La scogliera, massa. Schematizzare. Davvero molto scortese.

Un film completamente fasullo sulla canoa (scherzo di nicchia)

Successo di stima presentato in molti festival, tra cui lo stesso Cannes, il film ha augurato a Traucki il proseguimento di un’entusiasmante carriera. Tranne che oltre a un episodio die Evento Zero e un segmento dimenticabile dell’antologia L’ABC della morte, non ha mai veramente girato la prova. Nel 2013, ha cercato di tornare al film delle creature attraverso il già banale found footage con La giungla. Familiarità con le profondità della Z, questo gli ha lasciato solo i suoi successi passati a piangere, risultati che a sua volta non mancò di saccheggiare. Acqua nera è stato innestato con uno pseudo-sequel sottotitolato Abisso (mentre non ci sono abissi, abbiamo controllato). E La scogliera ora passa attraverso il mulino con Perseguitato.

Le poche speranze riposte nella cosa (dopotutto, chiediamo solo di vedere un vero erede dell’originale) vengono rapidamente dissipate, poiché il lungometraggio sguazza nella stessa larghezza del cugino rettile. Tranne dove Abisso ha dimenticato l’approccio realistico del suo predecessore di scommettere tutto sugli effetti ibridi per raccogliere, The Reef: perseguitato tenta di riprendere il mojo del film del 2010, ma non ci riesce.

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The Reef: perseguitato: fotoQuando ti dimentichi di guardarti dietro

La barca capovolta lascia il posto a… canoe (è la crisi per tutti) e le grandi distese di mare a sfondi verdi molto meno discreti. Un allestimento limitato ripreso anche negli sviluppi narrativi, ma utilizzato con molta meno manualità. I poveri squali attaccano sempre allo stesso modo, confusi da personaggi un po’ stupidi sui bordi che si muovono nonostante il buon senso. Persino peggio, gli inserti marittimi sono disposti in modo molto approssimativo, a dispetto di ogni logica luminosa o spaziale. Inevitabilmente, la caratteristica fotografia piatta delle rape falciate del momento le distingue un po’ troppo dal resto del film.

Che soffra del confronto con la prima opera non è però sorprendente. Il che lo rende assolutamente ridicolo, è la sua trama. Lo squalo infatti molesta letteralmente la povera eroina, ex testimone dell’assassinio di sua sorella. Una metafora della paranoia post-traumatica e della paura degli attacchi sessisti quotidiani, che infatti richiama soprattutto Mascelle 4 e il suo squalo vendicatore. Se è così, ricorda, quello che ha seguito la famiglia Brody per odore (o battito cardiaco) per venire ad assaggiarlo alle Bahamas!

Niente di così nanardesco tuttavia in questa triste continuazione di La scogliera, che si aggiunge all’elenco dei brutti (noiosi) film sugli squali dell’estate. Ci si aspetterebbe quasi In acque agitate 2, con tutto questo.

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