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Sicario: critiche ad alta tensione

NESSUN PAESE PER IL TRAFFICO

Una prova: i film di Denis Villeneuve respirano cinema. Sicarioil suo settimo film e il suo terzo in inglese, basteranno pochi minuti per afferrare lo spettatore per la gola, preso in un viaggio all’inferno e trascinato in una spirale sanguinanteche esplode sotto un sole cocente per evidenziare meglio la sua sorprendente brutalità.

L’ordinario argomento della trama (il viaggio iniziatico di un poliziotto onesto, trascinato suo malgrado in una storia che smaschererà il volto mostruoso della realtà, fino a un’inevitabile conclusione) segnala immediatamente che Sicario è un film astratto. L’apparente complessità della trama, che si estende ben oltre l’eroina e gli spettatori, conta meno della necessità immediata di cogliere la posta in gioco e trovare una via d’uscita da ogni situazione, da qui un senso di sorprendente urgenza.

Emily Blunt (e Daniel Kaluuya di Get Out, dietro)

Lo scenario non si sofferma sul passato o sulle motivazioni dei personaggi, non infastidisce alcuna psicologia del cinema, e non offre nessuna vera finestra intima agli eroi, semplici strumenti di una trama e un sistema tentacolare. La meccanica della storia conta meno del suo potere silenzioso, meravigliosamente illustrato dalla musica altrettanto astratta di Johan Johannsson, che tamburella sui nervi come una sinfonia selvaggia.

Per il film, i personaggi e quindi lo spettatore, il significato si basa quindi su una serie di sequenze sconvolgenti (una sparatoria al confine, di favolosa semplicità ed efficienza). Navighiamo a vista, con le viscere tese per l’elettrizzante sensazione che il peggio debba ancora venire e il risultato, inevitabilmente, fatale.

Foto Emily BluntEmily Blunt viene coinvolta in un caso che va al di là di lei

RUNNER DI DROGA

Dietro la carcassa pulita di un film di Hollywood, Sicario è un vero lavoro di oreficeriafrutto di un’ideale collaborazione tra Denis Villeneuve e lo sceneggiatore Taylor Sheridan, attore visto in particolare nella serie Figli dell’anarchia che firma qui la sua prima sceneggiatura (la prossima, Comancheriaun thriller interpretato da Chris Pine dal regista di Senso perfetto e Pugni contro le paretista filmando).

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Opaco senza essere illeggibile, denso ma ridotto allo stretto necessario, la sceneggiatura è straordinariamente pura, proprio come la messa in scena. Ogni progetto si impone per la sua statura e la sua forza sobria ; ogni linea di dialogo è incarnata sullo schermo in un oceano di silenzi e allusioni; ogni attore offre una colonna sonora brillante di magnifica precisione: Benicio Del Toro, assolutamente ovvio, ma soprattutto Emily Blunt, che porta il film sulle sue spalle con affascinante intensità.

foto, Benicio Del ToroBenicio Del Toro

Se l’esperienza inevitabilmente riecheggia Non è un paese per vecchi (illuminato anche da Roger Deakins) e Traffico di Steven Soderbergh, che è valso a Del Toro un Oscar come miglior attore non protagonista, il soggetto di Sicario ricorda la controversa stagione 2 di Vero detective nella sua capacità di disegnare un insolubile incubo a metà strada tra territori urbani e distese desertiche.

Perché a poco a poco il film di Villeneuve scivola verso il film dell’orrore, quasi soprannaturale in una parte finale paralizzante dove la notte si chiude sui personaggi e trasforma la materia stessa dell’immagine per renderli creature irreali. La sensazione di una veglia da incubo viene anche da questa telecamera impassibile, che rifiuta di lasciarsi trasportare anche nelle scene d’azione. Gocce di sudore scendono sulla fronte dei personaggi sullo schermo, il cuore dello spettatore batte dall’altra parte, ma quello del film resta stoico. Sicario è un gigante imperturbabile, la cui forza d’attacco è morbida e feroce allo stesso tempo.

Locandina

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