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Saint-Jean-De-Luz 2022 – Giorno 2: scoppiare la bolla… o no

Come ogni anno, durante la prima settimana di ottobre andiamo al Festival Internazionale del Cinema di Saint-Jean-De-Luz per scoprire una selezione di opere prime e seconde di giovani registi. L’occasione per prendere qualche schiaffo inaspettato.

Nella diretta continuità del giorno prima, questa seconda giornata dell’edizione della FIF di Saint-Jean-De-Luz scava un po’ di più il suo solco tematico con una nuova serie di film che ci porta, già, a metà del concorrenza. E le domande esistenziali sollevate dalle opere si accumulano, profonde, coerenti con un filo conduttore nella linea di vista: siamo davvero capaci di scoppiare la bolla e di cambiare? La domanda rimane.

VISIONE DELLA FARFALLA

Iniziamo subito con un secondo film scioccante, dopo Harkainsieme a Visione della farfalla, il primo lungometraggio del giovane regista ucraino Maksym Nakonechnyi. Inevitabilmente, così annunciato, non si può non pensare al conflitto che da molti mesi dilania il Paese. Conflitto che permea ogni inquadratura del film, sebbene si svolga cronologicamente prima dell’invasione russa. Tuttavia, mentre ci si potrebbe aspettare un opuscolo infuocato contro il nemico, il regista sceglie al contrario di ancorare i suoi personaggi a questa realtà preferendo concentrarsi sulla loro ricerca di libertà e umanità. Certo, la situazione in Ucraina, con il Donbass, è il terreno fertile del film e non se ne discosta mai, ma Nakonechnyi non si limita all’asse “bravi ragazzi-cattivi” e presenta una verità molto più complessa dove le linee morali si confondono a seconda delle persone e degli eventi.

Con un cast molto forte, Rita Burkovska in testaidee di allestimento semplici, ma diabolicamente efficaci e originali per alcuni (in particolare riprese con droni a doppia funzione), Visione della farfalla sarebbe d’obbligo se non fosse impedito da un piccolo problema di ritmo, una durata un po’ troppo lunga e una risoluzione un po’ schematica che, paradossalmente, si trasforma in ermetismo. Ma non commettere errori, il film merita di essere visto nelle sale cinematografiche dal prossimo 12 ottobree si posiziona facilmente come un’opera solida, ispirata e molto promettente per il resto della carriera del suo regista.

Butterfly Vision: foto, Marharyta BurkovskaQuando la realtà arriva a un festival, è impossibile dormire.

ALTROVE SE IO CI SONO

Titolo curioso che Altrove se ci sono io, tanto intrigante quanto poetico. Per il suo secondo lungometraggio dopo Casa mobile nel 2012, François Pirot (anche sceneggiatore di studente libero e Proprietà nuda) sceglie di riportarci indietro con questo film sorprendente, disarmante e francamente divertente. Sarebbe sbagliato confrontare il filmato con un film come Nel selvaggio perché Altrove se ci sono io non è affatto interessato allo stesso tema del suo maggiore. Quindi, ovviamente, con la sua storia di una squadra in crisi che decide di andare a vivere nel bosco dietro casa sua, la scorciatoia è allettante, ma François Pirot ci inietta subito un’intera galleria di personaggi direttamente colpiti da questa decisione. Sta poi al film mostrarci le conseguenze (disastrose o meno) sulla vita quotidiana di ciascuno di loro.

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Foto Geremia RenierJérémie Renier, tra i capelli

Cosa posso dire senza rovinare troppo la trama? Parliamone il suo cast, impeccabile e ispirato : tra Jérémie Rénier perfetto come un padre antiquato che cerca la propria rinascita in volo, Suzanne Clément potente nel ruolo di sua moglie che coglie l’occasione per pensare finalmente a lei, Samir Guesmi come un migliore amico nel pick up che sogna di essere un avventuriero, o anche Jean-Luc Bideau e Jackie Berroyer. Lo spettatore assiste a un susseguirsi di scene in cui tutti brillano, si evolvono, si rialzano, risalgono in sella o no.

Ed è questa, purtroppo, la principale insidia di questo film, peraltro estremamente piacevole: a forza di interessarsi più ai cerchi concentrici sulla superficie del lago che alla pietra che ne è l’origine, il regista perde di vista la sua promessa originaria. Stando così le cose, non commettere errori, Altrove se ci sono io funziona molto bene nonostante alcune lunghezze. Le diverse portate sono interessanti, tenere e abbondantemente grottesche, l’affermazione di fondo sul vuoto delle nostre esistenze moderne è inarrestabile e la soluzione non così ottimista.

Un film da scoprire sicuramente, ma che non ha ancora una data di uscita ufficiale al momento di questo reportage. Tuttavia, ci aspettiamo il 2023.

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