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Ryan Reynolds in una lezione bizzarra (e cinematografica).

Dopo essersi distinto con il cortometraggio spagnolo più premiato della storia (15 giorni), il regista spagnolo Rodrigo Cortés rinchiude Ryan Reynolds in una bara e gli dà 90 minuti di ossigeno per uscire. Lui spara con Sepolto a porte chiuse di un’intensità pazzesca che riversa palate di terra sulla concorrenza.

Sei un americano e guidi tranquillamente con il tuo convoglio nell’Iraq occupato. Cosa potrebbe andare storto? I bambini ti tirano pietre, poi la mitraglia inizia a piovere. Oscuramento. Quando riprendi conoscenza, vieni sepolto vivo. Sei Paul Conroy e, in assenza di un superpotere, dipendi da un laptop configurato in arabo, da uno Zippo e dalla tua fiducia nei protocolli di crisi ideati dallo zio Sam.

Con un tale postulato, Sepolto avrebbe potuto fallire nella categoria dei concept cinematografici superficiali, lottando per giustificare una ragion d’essere al di là della loro idea iniziale. Il montante della sua visione è tanto più violento.

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Le misure contano. In ogni caso, quando si parla a porte chiuse, la sensazione di soffocamento dello spettatore è logicamente correlata allo spazio assegnato al/ai protagonista/i. Da un simile postulato di cronometro solitario prima del soffocamento, Gravità concesse generosamente l’immensità insondabile alla sua eroina, e un panorama di agonia più attraente di sei assi di legno cattivo.

Alfred Hitchock, di cui Scialuppa di salvataggio nel 1944 contribuì largamente a definire le regole cinematografiche a porte chiuse, fantasticando di fare un film completamente confinato all’interno di una cabina telefonica – senza dubbio non aveva immaginato che il suo sogno sarebbe stato realizzato da Joel Schumacher con il nome appropriato gioco del telefono. Rodrigo Cortès spinge il bias al massimo: dal punto di vista aritmetico, difficilmente si può proporre più sobrio di una baraprogettato dalla natura per aderire il più possibile alle proporzioni umane.

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Sepolto: Ryan ReynoldsPensi che le illustrazioni saranno un po’ ridondanti?

Gli esteti che solo la logica matematica lascerebbe impassibili apprezzeranno piuttosto gli interni interamente in legno, il cui fascino rustico illuminerà l’eternità trascorsa a contemplarlo – a differenza di Sepolto, 95 minuti sul contatore generico compresi, questo si presume lungo, soprattutto verso la fine. Si può immaginare un ambiente più morboso di questa scatola, una specie di endpoint apposto prima del tempo sulla sorte dello sfortunato Paul?

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