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rivedere la crociera si diverte… oppure no

dwayne della giungla

All’inizio si sarebbe tentati di dare Crociera nella giungla il beneficio del dubbio, anche se il suo concetto è tutt’altro che brillare per la sua originalità. Nel cuore degli anni ’30, arriva la dottoressa Lily Houghton (Blunt). in Amazzonia nella speranza di trovarvi un albero mitico, i cui poteri curativi potrebbero cambiare la medicina per sempre. Si imbarca quindi con il fratello nella vecchia vasca di Frank Wolff (Johnson), un ladro incallito che troverà inevitabilmente una forma di riscatto in questa avventura.

Il problema è che dietro questo set di scritte come un meccanismo a orologeria, le cuciture sono visibili e pronte a rompersi come su una maglietta attillata di The Rock. Con la sua introduzione sorprendentemente morbida, Crociera nella giungla presuppone voler riscoprire lo spirito e la malizia di La mummia di Stephen Sommers (c’è anche una battuta in scala simile a quella che rivela il personaggio di Rachel Weisz).

Andatura di crociera

Sfortunatamente per lui, questo inizio poco invitante è solo il punto di partenza per un festival di referenti il ​​cui peso il film non può sopportare. Struttura eminentemente modellata su quella diIndiana Jones e il suo surrogato, umorismo e cattivi maledetti subito fuori pirati dei Caraibiprotagonista mitomane e pieno di insicurezze poiché Dwayne Johnson lo interpreta da allora Moana…tutto è fatto per evitare qualsiasi rischio. Ma laddove l’insieme avrebbe potuto godere di una certa solidità grazie alla consapevolezza dei suoi modelli, il lungometraggio innesca fin troppo presto una garbata noia, una formula con l’algoritmo così visibile giureresti di vedere le righe di codice della matrice.

Tuttavia, non è che la Disney avesse fatto appello all’ultimo dei pinguini per mettere in una scatola un progetto del genere. Certo, Jaume Collet-Serra è ben lungi dall’essere un autore affermato, ma sapeva come andare oltre il suo know-how tecnico il postulato di alcuni alti concetti poco eccitanti, diEster a Istinto di sopravvivenza Passando per Non stop. Tuttavia, quando sappiamo che l’uomo è attualmente impegnato adamo nero (con Johnson appunto), questo primo tentativo nel giro del mega-kolossal che è Crociera nella giungla non è rassicurare.

La messa in scena, senza mai essere del tutto povera, è di un normativismo che non osa riscoprire il senso della contemplazione e la composizione dei suoi modelli, né, al contrario, un montaggio moderno e più vivace che avrebbe almeno il merito della novità. Questo anemico nel mezzo arriva a suggellare il lungometraggio a tutti i livelli, sia che si tratti dell’energia inesistente delle sue scene d’azione al ritmo delle sue gag, che non sembrano mai colpire il bersaglio.

foto, Emily Blunt, Dwayne JohnsonQuando vedi cosa ha in serbo lo script

zattera di meduse

Infatti, al di là del suo status di vago adattamento di un’attrazione di Disneyland, Crociera nella giungla è quasi affascinante a modo suo dare sostanza alla famosa critica di Martin Scorsese ai film Marvel, e per loro natura più vicini alle montagne russe che al cinema. Tra una scena prevedibile nelle rapide, uno scontro con un sottomarino e l’attesa scoperta di un tempio nascosto, il film non pretende più nemmeno di cercare un raccoglitore tra i suoi passaggi obbligati che dovrebbero suscitare una parvenza di emozione.

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Da quel momento in poi, l’assenza di paletti e di coerenza narrativa non fa che precipitare il carro sulle rotaie del deja-vu. Questa angosciosa ammissione di fallimento potrebbe comunque confermare il successo della strategia Disney degli ultimi anni, sempre più capace pensa ai suoi film come a comode “cavalcate”, rimuovendo la specificità del mezzo indirizzato per meglio interconnetterlo con gli altri. Ma questo è dimenticare che l’attrazione Jungle Cruise ha almeno il senso di non durare due ore (a meno che non si contino la linea…).

Immagine dello schermoAttenzione, una bella idea!

La cosa più triste di questa formula è che non poteva che far fallire questa proposta per un film d’avventura rivisitato. Perché ciò che Crociera nella giungla sembra non capire mai è quello il genere investito si basa proprio sul passo da parte, sull’attesa dell’imprevisto, capace sia di far sognare lo spettatore sia di sorprenderlo, a volte anche attraverso immagini volutamente traumatiche. Dopotutto, le sequenze cruente borderline della saga Indiana Jones ha contribuito alla sua aura, alle sue trame vibranti, a volte persino sporche.

Quindi, certamente, Jaume Collet-Serra ha ancora l’opportunità di divertirsi qua e là, specialmente con i suoi conquistadores maledetti e mutanti, i cui disegni ibridi un po’ sporchi si riferiscono agli uomini-pesce di pirati dei Caraibi. Ma per il resto Crociera nella giungla non abbandona mai questo ambiente sanificato, questo surreale troppo pulito di un luna park immerso un dipinto CGI senz’anima. In quanto tale, il lungometraggio è anche difficile da vedere, poiché i suoi set e gli animali digitali sono lontani dal raggiungere gli standard del fotorealismo nel settore, eppure è stato presentato dalla Disney con Il libro della giungla e Il Re Leone di Jon Favreau.

foto, Jesse PlemonsPer fortuna Jesse Plemons è qui…

Così, in questo nulla in cui ogni sottotrama (i debiti di Frank, il posto del fratello di Lily nello scenario) o ogni idea interessante (la consapevolezza del massacro delle popolazioni autoctone da parte dei conquistatori, la misoginia della comunità scientifica nei confronti di Lily) si vede scaricata, non importa come, non è rimasto molto tranne gli attori. L’evidente carisma di Dwayne Johnson ed Emily Blunt aiuta a far rivivere un po’ il film dal suo torpore, ma è soprattutto nei ruoli secondari che proviamo un certo divertimento.

Da questo giocoso progetto, Jesse Plemons (sicuramente uno dei migliori attori del momento) realizza l’impresa di trascendendo un esercizio di istrionismo che è comunque scoraggiante, incarnando ancora un altro malvagio principe tedesco, qui gioiosamente casuale. Questo per dire il poco a cui possiamo aggrapparci in questo Crociera nella giunglail cui mantice non è caduto dopo il suo rinvio di un anno, ma per il suo notevole ritardo sui cinquant’anni di film d’avventura che contamina come il peggiore dei ladri di tombe.

manifesto francese

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