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Reminiscenza: recensione indimenticabile

memorie programmate

La pungente ironia della ricezione critica di Reminiscenza non sarà sfuggito a nessuno. Interamente articolato attorno al concetto di memoria, essendo l’eroe responsabile di far rivivere per i suoi clienti i momenti importanti della loro vita, volenti o nolenti il ​​lungometraggio non sarà comunque memorabile. In effeti, Lisa Joy recita i codici del thriller high tech, con set fatiscenti, personaggi brutali e disperati, colpi di scena morali, principi tecnologici che creano dipendenza, femme fatale e passato oscuro. La trama si svolge senza intoppi ma senza noia, senza follia ma senza una falsa nota.

Reminiscenza è uno di quei film a basso contenuto di scorie, lisci e tecnicamente impeccabili… e infatti completamente anonimo. Paul Cameron, regista di un episodio di Mondo occidentale (serie che ha reso famoso il cineasta) ma soprattutto si occupa della fotografia di alcuni riferimenti estetici assoluti come Garanzia Dove uomo in fiammemette in evidenza con giudizio le strade allagate in cui languiscono fragili protagonisti, senza cedere a facili richiami ai classici del genere.

Scava nei ricordi degli altri… e nei tuoi

La colonna sonora di Ramin Djawadi rimane molto discreta, ma non esita a concedersi una certa audacia, allungando ad esempio il ritmo di un jukebox rotto. La regia di Joy riesce a dare un po’ di ampiezza alla sua narrativaincludendo durante le poche mano una mano che costella queste quasi 2 ore, sorprendentemente fluida e talvolta anche piuttosto fantasiosa.

Per quanto riguarda il casting, è impeccabile.. Hugh Jackman è ovviamente a suo agio nel ruolo di un veterano malinconico, perseguitato dalla sua fugace storia d’amore. Rebecca Ferguson, con il suo solito talento, incarna perfettamente la femme fatale troppo bella per essere vera. Thandiwe Newton porta un contrappunto fisico e psicologico all’eroe, mentre Cliff Curtis, rotto nell’esercizio, rivela con destrezza le stigmate del marciume di un mondo.

È difficile non entrare in un esercizio di enumerazione. È ovvio: ognuno è al suo posto. Salvo che a forza di classicità, la sceneggiatura finisce per sembrare molto meccanica. E se nulla è fondamentalmente irritante, la somma delle parti non ispira molto. Ci lasciamo quindi trasportare, innocentemente, da questa storia, convinti di averla già sentita diverse centinaia di volte. L’esperienza potrebbe non essere spiacevole, ma viene dimenticata con la stessa rapidità delle notizie Widescreen sull’ultima rivelazione di Kevin Feige.

foto, Hugh Jackman, Rebecca FergusonAma sempre

Sul bordo dell’abisso

Forse non è nella narrazione che dobbiamo rintracciare le qualità di questo Reminiscenza. Perché implicitamente, dietro i banali colpi di scena di un comodo thriller, si nasconde la descrizione diun mondo perennemente sull’orlo del baratro. Certo, l’idea di un futuro prossimo vittima dell’innalzamento delle acque non è molto originale, sia nel cinema che nei fumetti. Tuttavia, il modo in cui si irradia questo sfondo, evidenziato da una direzione artistica molto carina, ha qualcosa di affascinante, soprattutto perché si sovrappone a tutti gli strati del lungometraggio.

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L’apertura, una lunga carrellata digitale in avanti, ribalta le nostre aspettative su una proposta quasi fantascientifica (il “futuro prossimo”). Piuttosto che partire dal presente per rivelare lo sgretolamento della civiltà, inizia ancora più nel futuro, e risale al tempo dell’azione, rivelando da questo primo piano il destino dell’universo presentato.

FotoFumo sull’acqua

Sono passati appena pochi secondi, la storia esiste già nella prospettiva di un progressivo, inevitabile annientamento. È un prima, non un dopo. Gli eventi che ci separano da questo tempo con i piedi nell’acqua non verranno mai mostrati, solo raccontati. L’apocalisse per la quale questo mondo si sta lentamente preparando non è improvvisa, è ancora più feroce. Sommerge i corpi e le menti.

Tutti sono sul punto di annegare. Gli eterni ricordi in cui Nick propone di andare alla deriva, sono solo una marea aggiuntiva, che porta via i nostalgici. Minacciati dall’inghiottimento del futuro, preferiscono lasciarsi inghiottire dal passato. Per il resto, ci sono le droghe, l’alcol o, naturalmente, l’amore, che spazza via il nostro eroe come un’onda schiacciante. È quando decide di far affondare i suoi personaggi, a volte nel senso letterale (il piano del pianoforte che cade sembra un dipinto) che il film si difende meglio. E quando toccano il fondo, può finalmente districarsi, per una scena o due, dal suo classicismoper esempio in una piega inconcepibile di crudeltà.

foto, Hugh JackmanResti sommersi

Siamo lontani da una rivoluzione, ovviamente. Ma in un’era hollywoodiana in cui il futuro prossimo è diventato in qualche modo il pretesto per la sceneggiatura per eccellenza, almeno da quando Tony Stark ha fatto degli ologrammi gli strumenti per eccellenza della spiegazione zoppa, vedere un prodotto in studio attribuire così tanta importanza a un trattamento molto più interessante della fantascienza è buono, anche se il risultato viene rapidamente dimenticato. Una forza propositiva che purtroppo non impedirà a questo intruso perso in un’estate piena di bufere di successo di dubbia sprofondamento di affondare rapidamente. Ancora una volta, l’ironia è pungente. E un po’ triste.

locandina

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