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Rémi senza famiglia: critico vitale

OLIVER TOCCHI ANCORA

Se il nome di Antoine Blossier non è il più (ri)conosciuto del cinema francese, la produzione francese gli deve già molte cose, a cominciare da un amore diventato troppo raro per il cinema popolare. Notato con La persecuzioneun film horror basato su cinghiali mutanti tanto fragili quanto fantasiosi e controllati, il cineasta ha proseguito con uno dei generi più mutilati dalla produzione della nostra regione : il film per adolescenti. Suo Infallibile ciononostante si impose come lezione di energia e ritmo.

Daniel Auteuil e Maleaume Paquin

Vi avevamo già intuito un appetito perfettamente digerito per i grandi personaggi del cinema americano, ed è loro che Antoine Blossier schiera al centro della Remi senza famiglia. Non cercando di duplicare l’anime cult di Osamu Dezaki, il regista segue le orme dei grandi registi del cinema hollywoodiano. Dagli spazi di David Lean ai western di John Ford. E se la fotografia del film a volte è un po’ troppo calda per il suo bene, la sua calibrazione qua o là troppo appariscente, questo linguaggio cinematografico conferisce all’insieme una dimensione spettacolare più attraente.

Artista visivo compiuto, Blossier non si accontenta di mettere in fila cartoline di lusso, e ama moltiplicare citazioni e sperimentazioni stilistiche. Assisti all’impressionante terzo atto del film, che non rifugge né dai colpi di scena più aspri dell’opera originale, né dalle ambizioni gotiche del suo regista, che si spingerà fino a citare maliziosamente Massacro con la motosega.

FotoGrande cura data all’immagine

DANIELE CON I CAPELLI

Tuttavia, qua e là si avvertono ancora delle pecche, soprattutto all’inizio del film, dove le poche debolezze interpretative del giovanissimo Maleaume Paquin sono particolarmente vistose e dove il tono dell’insieme sembra tanto più incerto che la voce fuori campo fornito da Jacques Perrin appare amidaceo in quanto ampiamente utilizzato. Allo stesso modo, le scelte di adattamento fatte a volte testimoniano un po’ troppo la necessità di decidere nel testo di Hector Malot, mentre altri (il cambio di sesso di un personaggio, la scomparsa di alcune creature sdolcinate) sembrano un po’ artificiali o cosmetici.

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Ma il raccoglitore inaspettato e singolarmente efficace che permette di andare oltre si rivela, contro ogni previsione, Daniel Auteuil. Non vedevamo l’attore così ben impiegato e diretto da diversi anni. Caldo, carismatico, esiste come un vero effetto specialeevolvendosi senza soluzione di continuità all’interno del suo decoro di compagni e oggetti di scena, e navigando senza soluzione di continuità lo spettatore tra dramma, epico e edificante racconto di Natale.

locandina

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