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recensione Donnie Yen vs Nicholas Tse

Duello dei destini

Questo duello al vertice si presenta in contesti come un centro commerciale in disuso, una normale strada trafficata e un quartiere pericoloso nei bassifondi di Hong Kong. Gli ambienti che ospitano i combattimenti di fuoco divampante sono piuttosto generici sulla carta, tuttavia, la loro scala è decuplicata da sfondi scolpiti da scambi di colpi di arma da fuoco o personaggi che combattono male.

L’azione è meticolosamente distribuita tra i diversi livelli di profondità di campo, proprio come la telecamera dall’alto di Benny Chan collega organicamente più scale di fotogrammi in un unico movimento. Il regista pazzo dietro Grande proiettile e Chi sono? abita il suo spazio con precisione e gli inietta costantemente una ricchezza stimolante e spettacolare.

Scontro tra Titani

Un lavoro di spazializzazione che si unisce a una scomposizione che dà corpo all’azione, con colpi di dilatazione del tempo e inquadrature minuziose. La leggibilità e il carattere spettacolare del movimento sono quindi decuplicati, pur mantenendo (quasi) sempre un palpabile rapporto con le castagne. Un rifiuto del cartoonesco che testimonia la capacità di Benny Chan di ascoltare davvero le coreografie e di sublimarle senza caricarle.

Coreografie tra brutalità e fluidità che attingere dalla velocità di Donnie Yen e Nicholas Tse. I due attori concatenano acrobazie e confronti, non esitando a lasciarsi maltrattare da colpi e interazioni con l’arredamento. Un investimento fisico che continua a conferire materia organica all’azione di fuoco divampantee rafforzarne un po’ di più l’impatto.

Foto Donnie YenQuando Yen ha di più…

palla furiosa

Una generosità di messa in scena e di recitazione che però si scontra la struttura molto classica di un’amicizia spezzata che si trasforma in un sanguinoso antagonismo. Una questione drammatica già vista e un po’ meccanica che lascia troppo poco spazio a una trama rinnovata che rafforzerebbe l’investimento emotivo dello spettatore.

Un’architettura narrativa scandita e abitata dal solito eroico poliziotto futuro papà, il suo apprendista ribelle in cerca di vendetta, ma anche il suo compagno che dovrà essere salvato e il buon amico poliziotto rapidamente sacrificato nel corso della storia. Una galleria di archetipi, non certo insopportabile, ma che continua a sistemarsi una narrazione senza grande sorpresa che soffoca l’identificazione dello spettatore.

Foto Nicholas Tse, Donnie YenTi amo, nemmeno io.

Aggiungi a ciò l’integrità del personaggio di Donnie Yen, che si trova a confrontarsi con la sua gerarchia distorta che cerca in tutti i modi di impedirgli di fare il suo lavoro. Burocrazia parassitata dalla malavita e protocollo che riduce il margine di manovra degli inquirenti, il tema della corruzione della polizia, unico vero gancio politico del lungometraggio, è, tuttavia, avvicinato solo da deja vu e schemi sistematici.

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Lontano dalla buffoneria di a Giornata faticosa o l’oscurità di a cattivo tenente, fuoco divampante non aggiunge molto a questo tema banale, dando l’impressione di un ritratto un po’ ingannevole dei problemi della polizia di Hong Kong. Peggio ancora, queste disavventure in uniforme portano a una scena nell’ultimo terzo del film in cui i colleghi di Donnie Yen si manifestano alla loro gerarchia in modo che l’eroe torni in campo per affrontare il suo famoso rivale.

Lo spettatore ha quindi diritto alla famosa scena in cui un gruppo sostiene pubblicamente il personaggio principale per dare valore alle sue azioni. La sceneggiatura di Benny Chan, Ryan Wai-Chun Ling e Yaoliang Tang sceglie quindi la meccanica sequenza fraterna, a scapito del ritratto duro e realistico delle forze di polizia di Hong Kong.

Foto Donnie YenDonnie Yen ha sputato tutto

Fuoco libero

Ma se questi stereotipi appesantiscono notevolmente la sua narrativa, fuoco divampante tuttavia dimostra un’indiscussa maestria. Lo testimonia il leggendario calore e benevolenza di Donnie Yen la cui presenza permea ogni inquadratura del film. Non l’ombra di un sorprendente abuso per l’interprete principale della saga Ip Mantuttavia, la sua presenza e il suo carisma esaltano quasi automaticamente l’empatia dello spettatore.

Allo stesso modo, se il tipo di antagonismo che oppone l’uomo al rivale Nicholas Tse è già stato filmato un miliardo di volte, l’attesa creatasi intorno al loro incontro per buona metà del film rende il loro confronto sanguinoso a posteriori, particolarmente gratificante. Un duello visto e rivisto che finisce per affascinare grazie a una iconizzazione ben sostenuta che dà ampiezza all’insieme.

Aggiungete a ciò alcune sequenze che non lesinano sul sentimentale, come la commovente morte di un protagonista nella prima parte del film o una fatidica scena di processo. La storia meccanica di fuoco divampante diventa sorprendentemente stimolante con il suo senso di drammatizzazione ed enfasi. Peccato che questo estremismo si estenda a sequenze di ricordi da culo a culo con riprese al rallentatore di grandi sorrisi e abbracci molto (molto) amichevoli. Un bromance che diventa un po’ artificioso, assecondato al punto da rasentare il ridicolo.

Raging Fire è disponibile su DVD, Blu-ray e VOD dal 26 maggio 2022

Manifesto ufficiale

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