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recensione di un Neeson che necrotizza i neuroni su Amazon

Neesploitation colpisce ancora (dolcemente)

Liam Neeson si spaccherà la mascella, accigliandosi come un coprofago stitico e affamato. Non è così facile scrivere il tono di un film portato da colui che ha interpretato Oskar Schindler in un altro secolo senza generare bug di deja vu nella matrice di Google né violare il diritto d’autore delle Luce nera, Il buon criminale e altri Preso 16.

memoria omicida non era però destinato a raggiungere le sponde sclerotiche del Neesploitation. Remake abbastanza fedele dell’onesto thriller La Ricordo dell’assassino diretto nel 2003 da Erik van Looy, lui stesso tratto dal romanzo Il caso dell’Alzheimer del belga Jef Geeraerts, fu per un certo tempo associato ai nomi di Brian de Palma e Al Pacino con la prospettiva di ricostituire il duo vincente di L’impasse e scarafaggio.

Sì, tornerò all’Ehpad per la zuppa delle 18:00, nessun problema

Che il ruolo di questo sicario che si ritrova in subbuglio per aver rifiutato un contratto – sì, come in corsa notturna – alla fine è caduto a Neeson inevitabilmente lo fa impatto sulle scelte di carriera di quest’ultimo per quindici anni, decisamente concentrato sulla serie B delle castagne sempre più devitalizzate.

E se la prospettiva di vedere il buon Liam sprofondare nel lato oscuro della debolezza ti eccita, fai attenzione alla fuga precipitosa: nonostante alcune esecuzioni abbastanza frettolose da divertirel’uomo è come previsto dotato di un solido codice morale – non scopare con i bambini – che, per quanto ipocrita, lo renderà presto visceralmente minaccioso come un bibliotecario per bambini.

Ovviamente resta il fascino mortale di osservare la trasformazione di una carcassa scricchiolante in a pubblicità itinerante per esoscheletri geriatrici, il cui goffo tentativo di iconizzazione suona naturale come una protesi d’anca. I pochi scontri corpo a corpo mettono soprattutto in luce la flemma buddista dei suoi oppositori, al punto che viene da chiedersi se Neeson non sia stato discretamente sostituito da un alter ego digitalizzato la cui rigidità tradisce l’artificio.

Memoria omicida: Liam NeesonNessuna delle comparse in coma è stata maltrattata ai fini di questa scena.

L’abisso è in ordine

La scelta di Liam Neeson come headliner genera, però, quasi per caso, una felice alchimia. Perché la singolarità del campo è a per affrontare il suo assassino con i morsi della vecchiaia e perdita di memoria. Su questo punto, l’attore riprende perfettamente la fiaccola del toccante Jan Decleir. Che il film lo faccia esordire in abito da ospedale, in una scena assente dall’originale, è al limite di un meta occhiolino.

E ora questo corpo traballante, questo sguardo consumato, questo volto di merluzzo crocifisso su una roccia piatta diventano il soggetto del film e non più il suo ostacolo. Come per magia, la litania diattori recentemente indossato dall’attore inizia a lavorare nell’inconscio dello spettatore al servizio del suo personaggioproprio dai limiti che lasciavano apparire.

Non allora il vertigine di un abisso, con questo vecchio che perde a poco a poco le facoltà di esercitare ciò in cui eccelleva e che, velandosi il volto, ricorre a vari espedienti per ingannarlo. Tanto che quando il buon Liam viene catturato nel raggio di una torcia, pallido e confuso, non siamo lontani dal pensare che abbia appena trovato il ruolo della sua (fine) vita (professionale). Prossima tappa: il meta viaggio à la Nicolas Cage o Jean-Claude Van Damme?

Memoria omicida: Liam NeesonNeeson, né presentato

Ahimè, il concetto di questo killer fallito viene sfruttato solo in parte. Privare un assassino del suo orientamento avrebbe potuto portare a una serie di situazioni deliziosamente tese, esacerbando nello stesso movimento la sua pericolosità che diventava incontrollabile e la compassione dello spettatore.

No: le sue difficoltà si ridurranno una manciata di molle di base, basato su tavolette perdute e indizi da portare alla luce dalle sue capricciose sinapsi. Quanto al modo in cui l’eroe cerca di compensare le sue omissioni, si riduce a pochi espedienti (le note sul braccio) che un certo ricordo portato da… Guy Pearce ha brillantemente trasceso vent’anni fa. Niente abbastanza per rinfrescare il cliché del professionista alla fine della linea che vuole stabilirsi per condurre una vita semplice. Questo è anche il limite della mise en abyme: a differenza del suo personaggio, Liam Neeson non ha annusato troppo il colpo e ci si è già sguazzato più volte.

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Memoria omicida: Liam NeesonChi del personaggio o dell’attore corre dietro ai suoi francobolli?

Memento (me) mory

Per sottosfruttare quello che dovrebbe essere il suo asse principale, il film è condannato a non lasciare memoria, ironico visto il tema e il titolo. La presenza di Martin Campbell dietro la macchina da presa potrebbe augurare un minimo di efficienza, questo avendo dimostrato la sua capacità di confezionare sequenze d’azione stimolanti (La maschera di Zorro, Casinò Royale…). Salvo che Lanterna verde l’ha attraversato e sembra averlo artisticamente distrutto: il regista è quasi scomparso da allora e, a guardare memoria omicidaviene da chiedersi se la perdita sia così grande.

Fra la posta in gioco sbilanciata plasmata in un umanesimo pre-machéla tombola dei luoghi comuni e dei passaggi obbligati, i dialoghi tratti da biscotti della fortuna contraffazione, le sparatorie attraenti come il fondo di un vaso da notte e il generico ambiente urbano che, senza arrivare a fare del Messico una cartolina, avrebbe potuto almeno tentare di ricavarne un briciolo di identità, tutto è gravemente carente sollievo.

Memoria omicida: Liam NeesonVecchio. Giacomo Vecchio.

Non c’è un’idea di regia, non c’è una scena che sia minimamente sorprendente che strappi lo spettatore dalla sua dolce torpore. Né il motivo sfruttato in modo eccessivo dell’assassino braccato dai suoi sponsor, né il gioco del gatto amorfo e del mouse del computer tra poliziotto e assassino contrapposti, ma alla fine non così diversi, più freddi di Calore, non verrà a violare l’elettrizzante. Che l’innesco, per quanto attesissimo, avvenga solo a metà del film, non aiuta le cose.

Certo, l’originale non riguardava solo l’azione, ma trailer e la presenza di Liam Neeson vendono un remake più spigoloso di quello che è In realtà. Puoi provare un gioco di bevute a base di prugna fermentata incastrata sui ripieni del film senza finire nemmeno brillo.

E non contare sul resto del cast per alzare il livello, che si tratti di un Guy Pearce truccato come un sosia di Josh Brolin in Non è un paese per vecchi o una Monica Bellucci la cui principale impresa sarà quella di rendere, nella sua ultima scena, un omaggio tanto involontario quanto esilarante a Ian Holm diesiste Z.

Memoria omicida: Liam NeesonAllegoria del posto delle donne nel cinema

A sua discolpa, i primi due personaggi femminili del film sono, letteralmente, una madre e una “puttana”, davanti a un corteo di apparizioni, la cui estensione della scollatura e lo spessore psicologico si aprono alla fronte rovesciata, non conferma la Non mi interessa di una scrittura intrisa di fantasie prepuberi. Non tanto tanto da farti venire voglia di andare oltre il minimo sindacale…

Indubbiamente alcuni dilettanti particolarmente vergini di riferimento in materia vi troveranno un minimo di interesse, come i buongustai che scoprono il Big Mac attraverso la sua surrogata russa. Allo stato attuale delle cose, sembrerà comunque molto difficile da dissociare memoria omicida dei suoi innumerevoli cloni, e noi no non è certo di raggiungere con delirante impazienza il prossimo anello della Neesploitation con il suo eroe parkinsoniano costretto a letto.

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Memoria: Poster ufficiale

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