fbpx

Recensione di sopravvivenza in stile Megan Fox

Megan, la mia pistola

Fortunatamente, qui non si tratta di allontanarsi dal modello della serie B per un solo secondo. Fin dai primi minuti il ​​tono è deciso: Megan Fox è il capo di una truppa di mercenari armati, giunti per salvare un giovane ostaggio dalle grinfie dei cattivi. Difficile non riconoscere la generosità della sequenza, lunga ben 20 minuti, durante i quali i suoni della palla non tacciono mai.

Concepito come una variante falciata di La caduta del falco neroquesta estrazione muscolare sputa in faccia allo spettatore il suo desiderio di non fare come gli altri, di lo colpì alla pancetta con la sottigliezza di un bulldozer bulimico.

Volpe del 21° secolo

Ma questo non è il cuore di un’opera che vuole – con nostra massima felicità – per tuffarsi di nuovo nel film della bestia non felicetrend post-mascelle. Qui è una leonessa persa nella savana, determinata a far passare dei brutti momenti ai nostri eroi… e ai loro nemici. Un postulato e un pretesto quasi militante che fanno necessariamente pensare all’inclassificabile Ruggitila più assurda sperimentazione animale degli anni ’80.

Tuttavia, siamo lontani dalla pura follia che ha reso ipnotizzante il film di Noel Marshall. Nessun vero leone punta la punta del muso, sostituita da una creatura al 100% CGI che ti farà quasi sentire la mancanza dei felini senz’anima del Re Leone. Quando improvvisamente salta di fronte al personaggio nel campo, l’effetto rimane discreto. Ma Bassett è davvero costretto di tanto in tanto a metterlo in scena in un altro modo. E da lì, il film sprofonda nei misteri di Z. Tanto più che questa incapacità di mostrare il mostro per più di 5 secondi senza provocare ilarità fa molto male al ritmo furioso venduto nell’introduzione.

foto, Megan FoxUn mercenario che si nasconde

Come un leone in gabbia

Ma a dire il vero, la leonessa avrà appena avuto il tempo di assaggiare il suo primo mercenario quando lo spettatore si sarà addormentato con la testa nel suo pacchetto di patatine al gusto di hamburger. Perché se la regista si ostina a fare del suo film una mega corsa implacabile, niente segue i suoi desiderisoprattutto non la messa in scena, così incapace di fare un passo indietro rispetto all’azione, di situarla nello spazio o di risparmiare il minimo momento di coraggio da dare più l’impressione di assistere ad una battaglia di Nervi in ​​plastica.

Leggi  Avatar 2 non dovrebbe essere un grande successo come Top Gun 2

Snape: foto, Megan FoxCome una Megan in gabbia

Astenendosi regolarmente dal cadere in una follia che gli avrebbe fatto molto bene, la narrazione si precipita nella breccia, e fa affidamento su queste carenze per evocare a suo piacimento personaggi difficili da riconoscere. Il climax, parte falsa di Call of Duty dove l’animale rabbioso interpreta il ruolo del burlone, non fa altro che approfittare della folla visiva generale per posizionare le sue pedine dove vuole, il tutto su una colonna sonora che oscilla tra melassa generica e sub-Hans Zimmer poco ispirato.

Nonostante questa propensione a persistere nell’intrattenimento fastidioso, il lungometraggio finisce per non rivelarsi molto, tranne per il fatto che tutte le buone intenzioni del mondo sono inutili se ci atteniamo alle loro falde di un accademismo così altisonante. Mancanza di inventiva, Piton quindi passa dall’intrattenimento muscolare al caos totale, senza passare per la scatola del “naveton dimenticabile”.. E questa è la tragedia della sua esistenza.

manifesto degli Stati Uniti

Lascia un commento