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recensione di salvataggio di amazon

il grande salvataggio

Nel 2018 molti paesi hanno unito le forze per aiutare la Thailandia, che stava vivendo una tragedia inconcepibile, la scomparsa di tredici giovani membri thailandesi della squadra di calcio locale. Non ci vorrà un’eternità prima che Ron Howard installi la sua storia e soprattutto la sua grande idea, dal momento che annuncia molto rapidamente che gli scomparsi, la cui sopravvivenza è sconosciuta, non saranno al centro della storiaa differenza dei soccorritori che faranno di tutto per trovarli.

Se un classico survival prende il punto di vista delle vittime ed è interessato ai mezzi da loro messi in atto per uscire da una situazione rischiosa, Tredici vite sta dalla parte dei bagnini e più in particolare dei due subacquei inglesi Richard Stanton e John Volanthen. Accampati da Viggo Mortensen e Colin Farrell, hanno svolto un ruolo importante nel salvataggio dei giovani thailandesi.

Eroe alettato

Anche se i fatti raccontati provengono da fatti realmente accaduti, Ron Howard riesce a mantenere una certa suspense grazie alla sequenza cronologica e soprattutto molto precisa delle operazioni. Mantenendo il mistero sulla sopravvivenza dei bambini, il regista si permette di farlo si concentra quasi esclusivamente sull’aspetto tecnico e operativo del soccorso e rifiuta il sentimentalismo atteso quando si parla di sparizione (soprattutto quella di bambini rinchiusi in una grotta quasi totalmente sommersa).

Ma la suspense non è tutta basata sull’idea di trovare il gruppo, perché già all’inizio del film i bambini si trovano e Tredici vite cambia direzione. La sfida, quindi, non è più trovare i dispersi, ma farli uscire, operazione ancora più rischiosa.

Tredici vite: foto Joel Edgerton, Viggo MortensenImmersioni ad alto rischio

Eroismo con la H maiuscola

Tredici vite quindi si distingue dai sopravvissuti, ma non disumanizza i suoi eroi che, letteralmente, hanno nelle loro mani la vita dei tredici thailandesi. Il film sottolinea anche la responsabilità dei subacquei ricordando la difficoltà dell’operazione grazie ai numerosi mezzi di messa in scena e montaggio.

Grazie al telecamera di bordo con molti scatti sommersilo spettatore si ritrova imbarcato il più vicino possibile ai subacquei e alle loro ansie. L’immersione non è solo visiva, ma anche sonora, grazie in particolare ai rumori respiratori dei subacquei che osservano costantemente il livello di ossigeno nelle loro bombole che cala. Ron Howard ci ricorda costantemente che, nonostante la loro grande tecnicità, i subacquei rimangono umani e che l’intervento è rischioso per le vittime quanto per i soccorritori.

Tredici vite: foto di Colin FarrellAl centro dell’azione

Tra i discorsi degli specialisti e i termini tecnici, Tredici vite avrebbe potuto perdere il suo spettatore, ma grazie a un mezzo così stupido ed efficace come far apparire più volte una mappa della grotta sovrapposta all’immagine, l’esplorazione e le problematiche che ne derivano sono leggibili. Inoltre, oltre a questa mappa, compare anche il livello di profondità dei subacquei in questo preciso momento, la durata dell’immersione e soprattutto il numero di giorni trascorsi che permette, oltre a permettere allo spettatore di navigare, di drammatizzare il operazione e insistere sulla sua complessità.

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Il montaggio, che spesso alterna l’interno della grotta e l’esterno, permette di realizzare l’immensità della sfida, perché se in grotta la tensione è palpabile, l’estrazione dei bambini non è l’unica posta in gioco. Infatti, mentre tutti sono preoccupati per il salvataggio, la pioggia battente minaccia di rendere inconcepibile il salvataggio. Grazie a quello corsa contro il tempoo meglio contro gli elementi, Tredici vite riesce a tenere il suo spettatore con il fiato sospeso fino alla fine.

Tredici vite: foto Joel Edgerton, Colin Farrell, Viggo Mortensen2° passo

Salvatore bianco?

Se vengono mostrati anche gli altri partecipanti all’operazione, come i volontari che lottano per reindirizzare l’acqua piovana che scorre giù dalla montagna e minaccia di allagare la grottanon si fanno avanti tanto quanto i due inglesi, affiancati subito dall’australiano Richard Harris, interpretato da Joel Edgerton.

Queste altre difficoltà vengono spazzate via troppo rapidamente e il punto di vista dei genitori, i primi colpiti dalla tragedia, è purtroppo troppo poco sfruttato. Nonostante queste poche evocazioni spesso interessanti dell’esterno, come la creazione di un villaggio temporaneo e luoghi di preghiera intorno alla grotta, ma anche la mobilitazione dei contadini che accettano di affogare il loro raccolto, il film di Ron Howard non è non un film sull’evento nella sua interezza (nonostante la sua durata di 2h30), ma ovviamente l’estrazione stessa.

Tredici vite: foto Joel EdgertonL’uomo per il lavoro

A forza di insistere sui suoi eroi inglesi (e australiani), viene da chiedersi se Ron Howard non stia cercando di cancellare il lavoro dei thailandesi, che facevano parte anche del salvataggio, a beneficio dei suoi eroi bianchi. È mostrando il coinvolgimento generale, in particolare dei civili, che il regista riesce a dosare questo eroismo che gli piace tanto mettere in scena nelle sue opere.

Scommessa alzata per Ron Howard che riesce a consegnare una storia piena di tensione, anche se la storia che racconta e il suo esito sono già noti e soprattutto senza adottare il punto di vista delle vittime.

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Tredici vite: poster francese

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