fbpx

Recensione di French Jaws

amore degli squali

Per chi ha già visto Teddy, il passo dei fratelli dietro la macchina da presa non è così sorprendente. Gli altri, invece, rischiano gravi allucinazioni. Venduto più o meno come una commedia estiva, il film alterna gag da scolaretto… e sequenze autentiche di film sugli squali, da qui l’audacia necessaria per il suo accompagnamento in quasi 500 sale! Credici o no, anno dello squalo è molto chiaro un Denti di mare (l’ombra di Spielberg aleggia) del terroir. Un postulato senza precedenti.

In Teddy Così il Boukherma ha importato il mito del lupo mannaro nella Francia rurale, con un grande tocco di Carrie al ballo del diavolo bonus. Una commistione di generi ribelli, che ha preso molto in prestito dal cinema di Bruno Dumont e dalla sua descrizione delle popolazioni abbandonate dalle grandi produzioni parigine. L’interesse risiede meno nel grande spettacolo e nelle trasformazioni canine (suggerite, per evidenti limiti di budget) che nella fusione tra la traiettoria cosparsa di insidie ​​del giovane paria interpretato da Anthony Bajon, l’atmosfera particolarissima dell’ambientazione pirenaica e la codici del cinema di genere americano.

Martin Brody, Matt Hooper e Quint de La Pointe

Alla vista di anno dello squalo, diventa chiaro che questo precario equilibrio deriva semplicemente dalle due passioni del duo di registi: il cinema popolare e le regioni francesi. Meno modesto del suo predecessore, questa new entry nella loro filmografia non è altro cheun gigantesco aggregatore dei loro desideri, tutti sinceri. I titoli di coda si concludono anche ringraziando gli squali, senza i quali non ci sarebbe il film sugli squali.

Tranne che dentro Teddy, bastarono l’inevitabilità della metamorfosi e l’umiltà dei mezzi di produzione per stringere la posta in gioco. Il giogo preso in prestito mascelleanzi, disperdi le interruzioni a modo tuoincatenando a ritmo frenetico schizzi che si potrebbe pensare sfuggiti a un buon episodio di Paradiso del campeggio (se esiste) e autentiche sequenze di genere, incluso un climax sorprendentemente solido dal punto di vista tecnico, senza collegarle davvero insieme. Tutto è necessariamente affascinante, nonostante una tendenza alla dispersione che ne rafforza ulteriormente la stranezza.

L'anno dello squalo : Foto Marina FoïsUn buon profumo di vacanze (e di gelato che si scioglie troppo in fretta)

Tutto ovunque

Marina Foïs, Jean-Pascal Zadi e Christine Gauthier (scoperta in Teddy, appunto) interpretano quindi la polizia costiera incaricata di accudire il pesce grosso, sotto la pressione di stagionali e vacanzieri. E non è tutto! Commedia assunta contemporaneamente, radiografia dei costumi della regione, film bizzarro, ricerca personale e persino satira politica, anno dello squalo sfrutta la sua natura ibrida per mangiare un po’ a tutti gli scaffalisecondo i desideri dei suoi autori.

Leggi  Il fallimento di Doctor Sleep ha ucciso il sequel secondo Mike Flanagan

Risultato: il film è zeppo di scene comiche casuali, riferimenti alla pandemia e idee di ogni tipo, allineate una dopo l’altra. Alcuni di loro volano, come il personaggio incarnato da Kad Merad – la cui presenza dimostra ancora una volta l’incongruenza dell’impresa – particolarmente toccante nella pelle di un marito felicissimo di godersi finalmente un po’ della sua vita di coppia. Altri molto meno, come questa parodia dell’ora dei professionisti (o di qualsiasi altra emissione tenuta da pseudo-editorialisti), che si invita in modo estemporaneo non appena i protagonisti fanno un giro in macchina.

L'anno dello squalo: foto Kad MeradLe camicie floreali più belle del settore

In breve, anno dello squalo non sa davvero in quali acque nuotare e afferma la sua singolarità perdendo il suo spettatore. Più che una coraggiosa sovrapposizione di generi diametralmente opposti, diventa una raccolta disordinata e kamikaze di omaggi esaltati e molteplici ambizioni. Non sorprende che i suoi attori si divertano come un matto, a cominciare da Marina Foïs e Jean-Pascal Zadi. E ci ritroviamo a sorridere di fronte ai pregiudizi che sfilano alla rinfusa sullo schermo, l’uso del pezzo amore di Naps come una gag in esecuzione, per esempio.

Perché se il film va spesso in crash, bisogna riconoscerlo, prevale il suo candido entusiasmo, e rassicura sulla capacità dei giovani registi francesi di abbattere gli argini tra i generi, anche se ciò significa inondarli allegramente. E proprio per questo, auguriamo il meglio a questo improbabile film estivo sugli squali, così come ai suoi registi. Non vedo l’ora che attacchino il Kaiju Eiga.

Anno dello squalo: poster

Lascia un commento