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recensione di andata e ritorno all’inferno

coppia di celebrità

Biglietto per il paradiso rappresenta senza dubbio il meglio del peggio nell’industria hollywoodiana, in tutto il suo vano splendore di sorrisi alieni e capelli così ben curati che tutti sembrano indossare una parrucca. Dal lato della produzione: perché preoccuparsi di uno scenario degno di questo nome quando hai Julia Roberts e George Clooney? Dalla parte di George Clooney e Julia Roberts: perché leggere la sceneggiatura quando puoi andare in vacanza al sole a scherzare con gli amici e farti un bel assegno? Lato pubblico: visto che ci sono Julia Roberts e George Clooney, perché cercare oltre?

Biglietto per il paradiso è quindi la grande armonia del vuoto e la fantastica parata del nulla, orchestrata da Ol Parker, dietro la commedia romantica queer Concepito Moi et Toie l’indescrivibile Mamma Mia: Ci risiamo!. Con il suo co-sceneggiatore Daniel Pipski (produttore che sta provando la sceneggiatura), ha applicato alla lettera la ricetta del panino romantico di fascia bassa: si odiano all’inizio del film e impareranno ad amarsi di nuovo prima dei titoli di coda. Al centro, un’autostrada di scene viste mille volte, dove tutti gli strumenti del genere sono usati con la stessa delicatezza come se si trattasse di sturare un lavandino.

Naturalmente, solo una mente malata può aspettarsi qualcosa di straordinario da questo Biglietto per il paradiso, l’ennesimo prototipo della commedia romantica hollywoodiana dove l’energia sembra dedicata esclusivamente al casting di divi capaci di ingoiare qualsiasi pillola ammuffita. Ma difficile per una mente sana di non sospirare prima una pigrizia che farebbe quasi sembrare Julia Roberts e George Clooney delle grucce.

Noi davanti al film

la palla da nerd

Basta una battuta sull’arte contemporanea (tipo: “Mi scusi, ma questo monocromo è sottosopra”) nei primi cinque minuti per dirsi che Biglietto per il paradiso flirterà con i vertici di una mediocrità che sembrava scomparsa. Il sequel non deluderà, dal momento che il film diventa una piccola tombola com rom per manichini : la famosa migliore amica anticonformista (le piace ubriacarsi, flirtare e porta in giro con il suo sarcasmo e due scatole di preservativi), il famoso montaggio musicale (l’alcol e la musica di merda risvegliano l’umanità), la famosa pioggia torrenziale che cade quando tutto sembra perduto (il tempismo è degno di uno schizzo)… è tutto lì. Non in meglio, più in peggio.

È meglio solo ridere, anche se la commedia è terribilmente seria. La storia d’amore della giovane coppia, stupida dalla A alla Z e garantita al 100% di primo grado, sembra esistere su un altro pianeta in quanto degna di un sogno prepuberale. E la povera Kaitlyn Dever, eppure molto talentuosa, non può fare nulla con questo ruolo di cartone godiche. Difficile attaccarsi questi perfetti sposi di plastica pensato per rappresentare il vero amore, che sono credibili come i capelli arruffati di Julia Roberts.

Biglietto per il Paradiso: foto, Julia RobertsNon spettinato, anche con un quadrato di Hermès in testa

Julia Roberts non faceva una buona commedia romantica dagli anni ’90 (dimenticando coppia di celebrità, San Valentino, Mangia Prega Ama e Non è mai troppo tardi è ovviamente volontario), e Biglietto per il paradisoe sembra proprio bloccato in questa era. Tanto che sembra molto più vecchio di Amore a prima vista a Notting Hill Dove Il matrimonio della mia migliore amicamille volte più affascinante e divertente.

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L’unico tocco di modernità è il bel francese che resta, follemente innamorato di lei. 20 anni fa, sarebbe stato un bimbo riattaccare George Clooney. Qui c’è un Ken in carne e ossa che ha 20 anni in meno dell’attrice e che è incarnato dal Gabriel diEmilia a Parigi. Otteniamo il mondo che meritiamo. E non è un mondo in cui Billie Lourd può interpretare il ruolo dello “sposo”, il che avrebbe sicuramente dato 1000 punti umorismo a Biglietto per il paradiso.

Biglietto per il Paradiso: foto, Lucas Bravo, Julia RobertsBaguette Parigi Torre Eiffel inferno

Paradiso perduto

In questo deserto del cinema che passerebbe il film di Jennifer Aniston a quello di Julianne Moore, c’è davvero solo George Clooney e Julia Roberts da guardare. Ma a parte i red carpet, raramente lo saranno stati così ben vestito, capelli e trucco, per così poco. Il pretesto del film (il loro pseudo odio) viene respinto in meno tempo di quello necessario per contare il numero di capezzoli sul costume di batman e pettirossolasciando spazio a: niente.

Dopo l’imbarazzo dei pochi schizzi (nulla) che stabiliscono la loro animosità nell’introduzione, Biglietto per il paradiso si basa interamente sulla loro chimica Di avanzare. Una bella ammissione del nulla che mostra subito i suoi limiti, poiché è bloccata in un piccolo numero burbero mentre lei è la garanzia emotiva-empatia. A questo punto con il pilota automatico, è un’impresa che hanno tenuto gli occhi aperti.

Biglietto per il Paradiso: foto, Julia Roberts, George ClooneyQuando pensi alla % del budget che hai divorato con il tuo amico

Colleghi e amici di lunga data (oltre Oceano e Mostro di denarolei aiutò Confessioni di un uomo pericoloso da finanziare accettando un piccolo ruolo per tre briciole di stipendio, e ha prodotto Un’estate nella contea di Osage), Julia Roberts e George Clooney ovviamente non hanno più niente da dimostrare, ma forse molto da pagare. Senza dubbio lo avevano milioni (di dollari) di ragioni andare in Australia al sole per girare una commedia come se fossero a Bali, e che la presenza dell’altro lo motivasse. Insieme al “Ho fatto questo film di supereroi per i miei figli!”, l’amicizia è probabilmente uno dei più grandi nemici del cinema.

In tutti i casi, Biglietto per il paradiso è una perdita di tempo e talento. E anche quando il film si avvicina a un momento di grazia, come in questo silenzio finale dove tutto passa attraverso la semplicità disarmante degli sguardi, arriva una terna rabbrividire, con un fermo immagine che fa venire voglia di scappare. E rivedere le buone commedie romantiche, per ricordare che esiste.

Biglietto per il paradiso: poster francese

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