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recensione dell’ultimo James Bond di Daniel Craig

IL NOME NON BASTA

Il capitolo di Daniel Craig della saga di James Bond sarà stato rilassante come le montagne russe. Il caotico e traballante Quantum di consolazione danneggiato l’eredità di Casinò Royale, celebrato come un rinascimento altrettanto appariscente Occhio d’oro ai suoi tempi, quando il mostruoso successo di Caduta del cielo fatto la delusione di Spettro inevitabile. Arrivato sano e salvo dopo una tempesta apparentemente senza fine (dalla partenza di Danny Boyle alla pandemia che lo ha spinto indietro di 18 mesi), La morte può aspettare aveva una missione: completa il giro di Craig con dignità riaccendendo la più bella delle fiamme.

Più che mai, il ciclo di questo moderno 007 sarà una telenovela, seguita a linee tratteggiate dal trauma Vesper Lynd (Eva Green), il cui spettro aleggia così lontano. La morte può aspettare aggiunge uno strato con il ritorno di Madeleine Swann (Léa Seydoux) e Blofeld (Christoph Waltz), dopo Spettro. James Bond non è più lì solo per ridere con i suoi gadget, le sue potiche e le sue decorazioni in schiuma: è lì per sanguinare e soffrire, e per questo ci vuole tempo. Seguendo le parti precedenti, questo 25° episodio lo prende, e da allora in tutti i sensi della parola La morte può aspettare dura più di 2h40, cioè il più lungo dell’intero franchise.

In quasi 60 anni e sei diversi artisti, James Bond ha attraversato i secoli e ha preso il polso del suo tempo. La morte può aspettare è ancora una volta un episodio combattuto tra passato e futuro, come attestano gli sceneggiatori: Neal Purvis e Robert Wade (in servizio dal Il mondo non è abbastanza) sono supportati dal regista Cary Fukunaga (Vero detective) e Phoebe Waller-Bridge (Sacco di pulci). Ma per la prima volta nella sua storia, James Bond affronta la propria realtà, il proprio mito. E la saga finalmente osa qualcosa.

Giacomo salta

GLI AMANTI SONO ETERNI

Più di ogni altro episodio, La morte può aspettare merita totale discrezione sulla sua trama, che ruota attorno a un uomo misterioso interpretato da Rami Malek. Fin dall’introduzione, dove è stato girato un cugino della versione Michael Myers Courchevel, questo ennesimo sociopatico bondesco si impone con i suoi occhi senza volto. Il simbolo è più forte dell’uomo, e questa è sia la forza che la debolezza di questo antagonista. Non sorprende, l’attore Signor Robot porta un’inquietante stranezza a questo Lyutsifer Safin, il cui potere verrà rivelato solo nel tratto di casa.

Sullo sfondo c’è anche la famosa organizzazione SPECTRE, centrale nella saga e riportata in primo piano nell’opera precedente. Ma il vero nemico è infatti il ​​passato dei personaggi. Questo stesso passato che è proprio il grande spauracchio dell’era di Daniel Craig, come aveva mostrato Silva Caduta del cielo e Blofeld dentro Spettrofalsi fratelli e veri nemici intimamente legati a James Bond. La morte può aspettare non fa eccezione alla regola, e scava ulteriormente il solco della filiazione, reale e simbolica. Abbastanza per completare la costruzione di questo periodo di Craig.

foto, Rami MalekHalloween: 60 anni dopo

Ma come Casinò Royaleè anche o anche soprattutto una storia di amore e di morte. Quando i titoli di coda (uno dei più sobri e belli della storia recente) vengono lanciati sulla melodia di Billie Eilish e Finneas O’Connell, questo James Bond viene senza dubbio posto sotto il segno dell’emozione, ed è lei a portare il film fino all’ultimo minuto.

In questo gioco, La morte può aspettare ottenere cosa Spettro aveva regalmente fallito con il personaggio di Léa Seydoux. Scritta come una troia di lusso nell’episodio precedente, dove si è innamorata perdutamente dell’eroe in 25 minuti netti, Madeleine Swann esiste qui come un vero amore di James Bond. L’ellisse rende la loro storia mille volte più interessante e solida e Léa Seydoux ha scene reali da difendere. Spesso filmata come un fantasma impossibile da afferrare, l’attrice porta sulle spalle alcune delle scene più importanti del film. E all’ombra di Vesper Lynd di Eva Green, incarna un altro aspetto mai visto prima delle cosiddette ragazze di James Bond.

foto, Lea Seydoux“Cosa c’è nella scatola?”

dormi un altro giorno

Ma mentre James Bond ama, James Bond russa. La morte può aspettare soffre di un problema di ritmo già visto in Spettro, dal ventre molle dove gli eroi si ritrovano a Londra per le consuete fasi delle indagini. Questo è tanto più ovvio in quanto il film inizia alla grande, con a doppia introduzione particolarmente clamorosatra il ghiaccio della Norvegia e il sole d’Italia.

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Lì, Cary Fukunaga sembra avere il pieno controllo delle specifiche di un simile film di successo, e suona sia silenzi che suspense, così come esplosioni e acrobazie previste. Il regista ritrova un po’ di questa energia nel gran finale, aiutato da un’ambientazione che rimanda alle grandi ore della saga, e alcuni gustosi effetti scenici – da un lungo piano di combattimento in salita, a un astuto cenno alla leggendaria sequenza della canna della pistola del franchise.

foto, Daniel CraigIl ponte delle spie

Ma tra i due, non c’è molto da mettere a posto, con sparatorie e scontri molto meccanici e funzionali. Non è poi di poco conto se l’altro grande momento del film è meno una scena d’azione che una parentesi in cui tutto si svolge nell’atmosfera quasi da incubo di una foresta nebbiosa. Cary Fukunaga sembra più interessato a questi momenti fuori dal tempoquando un mostro mascherato insegue la sua vittima su un lago ghiacciato sperduto in un deserto bianco, quando un vecchio nemico riappare in fondo a un corridoio come un estremo Hannibal Lecter, o quando James Bond si rifugia nel sottobosco mentre rimbomba in lontananza da i ruggiti dei nemici invisibili.

La fotografia di Linus Sandgren (La La Terra, primo uomo) e la musica di Hans Zimmer (la prima incursione di questo gigante nella saga di James Bond) ha giocato un ruolo importante in questo successo. Ma non appena lo spettacolo ricomincia a spuntare le scatole (le apparizioni di Q, Ana de Armas come Bond girl di passaggio, Lashana Lynch come una feroce compagna di squadra), La morte può aspettare di nuovo nelle unghie. Mai fino al punto di sprofondare nella mediocritàma lasciando regolarmente un retrogusto di disinvoltura.

foto, Ana de ArmasAna de Armas si è armata

MORIRE E LASCIARE VIVERE

La morte può aspettare, forse, ma l’affare di James Bond, no. Anche senza Daniel Craig. Con il suo titolo come riflesso diretto di muori un altro giornoultimo giro di Pierce Brosnan, questo 25° episodio ha dovuto negoziare una nuova svolta ; un passaggio tanto più importante che il colosso Amazon abbia recuperato il franchise acquistando lo studio MGM, e che l’identità unica di questa indistruttibile saga sembri sempre più folle di fronte ai mega-franchising che dominano il mercato moderno.

La morte può aspettare affronta questa situazione in un misto di follia furiosa ed estrema semplicità. Gli ultimi quindici minuti sono diversi da qualsiasi altro film di James Bond, abbandonando la pirotecnica per mettere in risalto emozioni pure, nere o luminose che siano. L’opportunità per Daniel Craig di andare fino in fondo con questa versione sovrumana di James Bond, che da allora ha portato con forza e ferocia. Casinò Royale. Nell’arco di quindici anni, i film hanno raccontato lo scorrere del tempo sul corpo e sullo spirito del personaggio, ma anche del suo interprete, che sembra aver bruciato tutto il suo carburante bondesco fino a questa quinta ed ultima avventura.

foto, Rami Malekboemo rachitico

Questo gran finale porta via tutto come un’onda, con un’esplosione che schiaccia i difetti del film. E ce ne sono alcuni, soprattutto nella scrittura a volte molto grossolana, e a sensazione di aver visto un episodio troppo lungo e non sempre armonioso.

Non c’è dubbio La morte può aspettare parlerà come mai prima d’ora, con alcune domande succose quando arrivano (e finiscono) i titoli di coda. Ma dopo 59 anni, 25 film, 6 interpreti, più di 2 miliardi al botteghino e molto altro nel suo business globale, è sicuramente la migliore prova che l’eroe di Ian Fleming ha ancora un certo senso in questo mondo. .

Poster it, Morire può aspettare

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