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recensione del fumetto più cruento ed estremo del momento

Il mago del sangue

“Questo progetto si è rivelato completamente diverso da quello che avevo inizialmente pianificato. Penso che la mia trama iniziale fosse un giallo con una sensazione di ‘teatro mentale’ in cui tutto ciò che è strano accade fuori dalla telecamera. Ma mi ha attirato, sono volgare per impostazione predefinita . Non posso combattere la mia natura”, ammette Ed Piskor nell’introduzione. Fa bene ad avvertire il suo lettore e sta a noi avvertire anche voi: Stanza rossa si rivolge a un pubblico più che informato, gioca con i limiti del sangue e del sadismo. Pertanto, questo articolo in sé non è da mettere sotto gli occhi di tutti, sia per le sue illustrazioni che per le descrizioni degli abusi che punteggiano il detto progetto.

Un avvertimento necessario, perché Stanza rossa si è distinto, poi ha costruito la sua notorietà sul suo sangue frontale, insolente, riferendosi direttamente agli esperimenti del cinema underground giapponese, poi al miglior tortura-porno (ostello e il suo seguito). C’è quindi qualcosa di pericoloso ed eccitante nell’aprire questo libro rosso sangue, rinomato per la sua violenza estrema, nella grande tradizione, in definitiva, del suo argomento di studio: il famoso snuff movie e la sua fantasia contemporanea.

Guardare o non guardare

Un piccolo promemoria per i più innocenti tra voi: lo snuff movie è un mito (il più delle volte, come ha dimostrato Sarah Finger nel suo libro Death Live: The Snuff Movies) presumendo l’esistenza di una sorta di rete sotterranea di videocassette che mostrano la tortura e l’omicidio di povere vittime, in qualche modo sul modello distorto del porno americano. Stanza rossa importa la leggenda nel 21° secolo e immagina un programma per la visione clandestina in streaming, accessibile dal famoso Dark web, questa fantasia 2.0 della cultura pop.

Non si tratta di immergersi gradualmente nel mezzo come questi thriller degli anni ’90. Il designer, che presume di essersi ispirato agli esperti di fumetti molto neri degli anni ’80, James O’BarrIl corvo), Tim Veglia (Faust), Vince Locke (mondo morto) Eric Talbot, Kevin Eastman e Michael Zulli (TMNT), mira alla giugulare, e questo dalle prime tavole del primo capitolo (ce ne sono quattro in tutto). Il suo stile è sufficientemente oltraggioso da giustificare le più improbabili delusioni sanguinolente e sufficientemente preciso da disturbare.

Stanza Rossa: fotoorigini del dottore satana

Nel menu: torture varie e varie, taglio della carne con strumenti fai-da-te, dislocazione dei bulbi oculari… Insomma, non vi disegneremo un quadro (sarebbe meno buono di quelli di Piskor) né rivelartelo. La carneficina è generosae reso ancora più nichilista con l’incorporazione della chat su Twitch, giustificando l’eccesso di abusi da parte di “abitanti rossi” sul classico taglio dei cartoni animati. Decisamente, non una pagina viene risparmiata dai getti di sangue e viscere che regolarmente sfigurano la storia.

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Stanza Rossa: fotoComunque un po’ di catechismo

Videodromo

Un approccio mega-bourrinne, seppur molto elaborato (lo testimonia il quaderno in appendice), che porta a considerare il tutto come una controparte cartacea della piccola serie Z di strumentalizzazioni molto ricercate come Snuff 102, per citare uno dei più conosciuti. Salvo che Stanza rossa rifiuta il minimalismo cinico delle truffe video per costruire un intero universo incentrato su queste sessioni di streaming illegali (e invano rintracciato dall’FBI) e allo stesso tempo si impone come un’opera davvero orribile, tanto viscerale quanto grafica.

I quattro racconti offerti dall’edizione di Delcourt sono altrettante diverse prospettive sul fenomeno, dal piccolo genio informatico che ha creato il codice ai divi aguzzini, passando per gli spettatori, le vittime collaterali e soprattutto i mostri ai controlli del business della morte. Ognuno entra in questo inferno di metallo e grida di agonia da un ingresso diverso e se tutte le storie non sono uguali, alcune superano alcuni livelli piuttosto gustosi in orrore. Nonostante il potenziale ripetitivo del suo concetto, Ed Piskor riesce ad essere fantasiosocon il capitolo Carne fresca e la sua svolta delirante per esempio.

Stanza Rossa: fotoMessa è stata detta

Sei stato avvertito: Stanza rossa cerca di riflettere meno, come molti altri prima di lui, sulle modalità sociali e tecniche del tabacco da fiuto che su sfruttando la sua mitologia per ricavare un racconto horror super riverenteanche se si diverte ancora a stilare un falso profilo psicologico del cliente, ricco (ovviamente) oscenamente pretenzioso rifugiandosi dietro le peggiori scuse (misantropia, identità della vittima) per giustificare le sue inclinazioni.

Piskor, in quanto erede della cultura dei video club e con una grande esperienza nel settore (nei fumetti, eh, non da fiuto), è semplicemente d’accordo una ricreazione pop e gore. Oltre alla cura posta nella progettazione del “abitanti rossi”una galleria di boogeymen degna dei migliori slasher della grande epoca, si preoccupa di ancorare il suo universo nell’immaginario popolare, citando esplicitamente il fumetto, Clive Barker o anche il mondo, questo genere di documentario voyeuristico che condivide molto con il tabacco da fiuto.

In un momento in cui le compilation, una più disgustosa dell’altra, stanno circolando sulla vera Dark net e quando gli eccessi cretinici del porno-tortura hanno convinto le case di produzione americane a far cadere la zavorra sul sangue, è bello trovare un po’ di questo appiccicoso leggerezza, oltre poche centinaia di pagine.

Stanza Rossa: Copertina

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