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recensione che vaga senza Butler su Amazon

La caduta del maggiordomo di casa

Quando non hai soldi, hai idee. Anche quando non abbiamo idee, le abbiamo Gerard Butler, sempre pronto a dare una mano nel ruolo del monolito che si credeva un monomito e che non esita ad avallare il limite di co-produttore – dopotutto, non si è mai serviti meglio che da se stessi. Questa volta, il buon Gerard intraprende le orme della moglie, interpretata da Jaimie Alexander (punto cieco), dichiarata scomparsa dopo una pausa di pipì alla stazione di servizio. Ed è probabilmente impossibile estendere questo tono senza dargli una magnitudine maggiore dell’intero scenario.

Nessun inganno sulla merce, per quanto adultera possa essere: troviamo il Maggiordomo in modalità di protezione dell’occipite inferiorecompresa la sua espressività come stampo nella remissione post-ictus, il suo amore per la tisana con estratto di gonadi e le sue metafore collorosso a base di benzina. Questa volta non incarna né un tipico agente dei servizi segreti La caduta della Casa Bianca e le sue conseguenze, né un poliziotto spietato, e ancor meno un muscoloso efebo in minigonna: è un Everyman più vicino al suo ruolo nel non vergognarsi Groenlandiaproblemi di coppia inclusi.

Leoninazzi

Il problema è che la formula qui è ridotta al minimo comune denominatore: Gerard Butler è ilunico parafulmine di uno scenario traballante. Il suo eroe ha solo una traccia da seguire, i colpi di scena si contano sulle nocche di mezzo dito e il flashforward introduttivo, accanto al quale quello di Missione: Impossibile 3 passa per un capolavoro di finezza, è più un’ammissione di impotenza che un potenziatore di tensione.

Questa l’economia di effetti avrebbe potuto rendere il film accattivante se trasudava sincerità, ma nessun attore ti fa venir voglia di crederci. Né Russell Hornsby nei panni di un poliziotto sospetto, né Ethan Embry nel ruolo del fin troppo sospettoso Knuckles, né Cindy Hogan o Bruce Altman che interpretano i genitori hanno benzina sufficiente nel motore per generare un minimo di intensità.

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300 sfumature di morbidezza

Con il suo scenario più prosciugato del Sahel, Gli scomparsi deve girare il film a contraffare la durata di un lungometraggio. Almeno a questo livello, è un festival. Solo la scena della scomparsa, letteralmente l’innesco del film, lo è più dilatata di una pupilla di cocainacercando di giocare la carta di una tragica ironia che genera tante palpitazioni quanto una goccia di caffeina diluita a 15CH.

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Poi siamo trattati per lunghi minuti di Gerard che cerca di competere con Rocky urlando il nome della sua Lisa, una storia di sfruttare appieno le sue corde vocali unte di olio motore. Via di mezzo, Gli scomparsi arrivato dolorosamente al punto in cui avrebbe dovuto iniziare, se il film fosse ancora decollato… Ma tra l’incredulità convenzionale che allunga i primi interrogatori, il linee inutili ferocemente inserite proprio nel mezzo dei dialoghi montati in inquadrature noiose e inquadrature rovesciate, le battute d’arresto artificiali… l’elasticità dell’indagine è così tesa che un funambolo potrebbe pretendere di battere lì un record mondiale.

Gli scomparsi: Russell Hornsby“Sto cercando l’amico di Sonic”

E quando allargare il presente non basta più, c’è sempre il buon vecchio trucco dei flashback, tutti scaturiti da una stessa discussione di coppia intervallata da goffi inserti idilliaci. Gli scomparsi è a metà performance meta artistica sul vuoto e una costoletta che, spogliata del suo grasso, non sazia un roditore anoressico. In un momento WTF fallimentare, il film è un’onda cerebrale calpestata. Anche quando tenta un montaggio alternativo nel suo climax, riesce solo, seguendo la regola aritmetica della moltiplicazione per zero, a quadrare dieci volte il suo nulla.

Per completare il tutto, Gli scomparsi si presenta orribilmente pulcino in azione. E siccome non è che queste scene qui abbiano indotto alcun investimento tecnico, ne deduciamo che la loro rarità sia dovuta a una crudele carenza di comparse pronte a farsi rimodellare le nasali. Sicuramente, le difficoltà di reclutamento non risparmiano nessuno…

Che Butler non passi il suo tempo a picchiare come un sordo avrebbe potuto avere senso con il suo carattere di uomo comune, se fosse stato un pregiudizio o anche solo un tentativo di decostruire la sua immagine di ronzino da uno sfavorevole equilibrio di poteri. E invece no, il buon Gerard tornerà presto alla sua comoda postura di eroe soddisfatto, rivelando che la natura ordinaria del suo ruolo era principalmente un’ottima scusa per non proporre nulla.

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