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LE RAGAZZE VOGLIONO SOLO AVERE LA PISTOLA

Ci vogliono solo pochi minuti per Anna per presentare generosamente la sua eroina. Modello alto con l’aria di un adolescente vagamente pubescente, privo di ogni forma di personalità o carattere, macchina assassina del maschio priapico, ultimo oggetto del desiderio, intellettuale capace di citare Chekov nel testo, ma in definitiva un uccellino che aspira a volare le sue stesse ali. Anna non è una donna forte, lo è un catalogo di fantasie adolescenziali perso tra un boulard lituano e Steven Seagal.

Più problematica, solo pochi mesi dopo le numerose accuse di violenza sessuale contro Luc Besson, questa notizia contamina necessariamente il film d’azione che si svolge sotto i nostri occhi.

Sasha Luss con una pistola

La natura di un puro oggetto sessuale destinato a martellare nel settore alberghieroAnna è evidente grazie allo scenario, che finge intelligenza scomponendone la cronologia, mescolando epoche e colpi di scena. La trama quindi imita una complicità che non è mai sua, si astiene dal provocare la minima empatia, nessuna porta emotiva non può più raggiungere lo spettatore. Conta solo gli sguardi lussuriosi dei comici in discesa di carambarle gambe diAnnalo sguardo vuoto di Sasha Luss, i grossi fucili che fanno boom-boom e le piccole vestaglie con cui si adorna per trasformare metà del West in lasagne.

Luc Besson è stato a lungo presentato come un grande tecnico, particolarmente dotato nell’orchestrare sequenze d’azione. Se questo era vero per un po’, questo talento ora sembra essere completamente svanito. Bloccato tra la sterile voglia di ricreare i propri film (Nikita) e la clonazione servile degli attuali successi (John Wick, bionda atomica e passero rosso in testa), il tutto scorre vuoto e gravemente privo di identità. Bellissimi innesti, senza cuore ad animarli, e questa è una delle grandi rovine del progetto: la sua incapacità di trovare il suo ritmo, il suo tempo, di pulsare.

foto, Sasha Luss Sasha Luss con una scala

COLPISCI E PISCI

Brutto budino d’azione che passerebbe Lucia per una fantasia bergmaniana, Anna consacra tristemente l’atomizzazione del cinema di Besson, ma apre le porte a un’altra forma di intrattenimento, a cui l’artista si è più volte avvicinato, senza però riuscire ad abbracciarla: il turbonanar.

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Niente qui ha senso, tutto è scandaloso, anche il tumore, l’esplosione, l’assurdo. Tuttavia, il film non si ritrae mai comeuna gravità di facciata, che soffoca ogni vera fantasiadedicando, anche nella carneficina fuori tema dell’eroina, o durante un imbarazzante romance lesbico, un’incoscienza che solo i grandi imperatori del naze potevano toccare con il dito.

foto, Sasha Luss Sasha Luss con una riflessione

Infine, il regista si getta a capofitto nel fondo del ridicolo, passando dai dialoghi stupidi, ai peggiori stereotipi sul mondo della moda (sì, Anna è una modella nel tempo libero), prima di offrirci una scena “primo piano” tra Sasha Luss e Cillian Murphy esilarante come un numero invernale del Giornale della salute. A condizione di sostenere la spettacolare misoginia del filmatoabbiamo qui un bel momento di devianza filmica.

foto, Helen Mirren Helen Mirren, probabilmente

Dobbiamo prima ringraziare gli attori. Sasha Luss per primo, che si schiera energia sbalorditiva per non superare mai l’espressività di un portasciugamani. Luke Evans merita probabilmente un Oscar per la sua imitazione di un Quebecer che imita uno scozzese che imita un tutorial di apprendimento del russo in tre riprese, ma non può mettere in ombra Cillian Murphy, che qui conferma quanto sia difficile preservare la sua espressività quando mangiamo principalmente cemento a presa rapida.

In cima, trono l’indescrivibile Helen Mirren, uno scioccante ibrido di Ana Wintour e la centrale elettrica di Chernobyl. Tutti sostengono con genialità l’impresa di auto-sabotaggio di Luc Besson.

Locandina

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