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questo è ciò che accadrà in questa recensione

Il visitatore del passato

Ammettiamolo subito: il traguardo che rappresenta Il visitatore del futuro ti fa venir voglia di sostenerlo, nonostante i suoi difetti. François Descraques lo confessa volentieri in un’affascinante intervista a Punto : nonostante il successo di critica della serie web, che è stata in grado di trovare finanziamenti e prendere slancio senza perdere la sua autenticità, ha solo incontrato porte chiuse. Là dove Kaamelot: Prima parte è il prodotto di una grossa licenza televisiva, il suo lavoro rimane ai margini del consolidato sistema dell’industria francese, avendo come bonus l’audacia alla vista della fantascienza americana, anche il grande post-apo del terminatore.

La sua implacabilità incute rispetto e lo distingue subito dai film di youtuber opportunisti che in rare occasioni hanno inquinato i multiplex (ricordate Attività non molto normali e Il maniero ? nemmeno noi). Descraques e il suo team cercano meno di trarre vantaggio dalla loro celebrità piuttosto relativa che di declinare e riorganizzare il loro universo per renderlo ancora più accessibile, senza tuttavia sacrificarne le basi. Vale a dire il sistema D e la passione.

Il T-800 non deve preoccuparsi troppo

Il visitatore del futuro è una serie web adattata per il grande schermo. Né la fattura tecnica né la regia dell’attore sono ingannevoli, né la fattura tecnica né la regia dell’attore pretendono di essere ingannevoli, per essere più precisi. Dall’aspetto del celebre visitatore, accampato come al solito da un Florent Dorin, il lungometraggio assume il suo mutamento, contrariamente all’accademismo estetico delle grandi produzioni del momento. Il film brandisce con orgoglio le sue ambizioni senza mai rivendicare la falsa meticolosità dell’imitazione dei blockbuster americani, lasciandone evidenti le cuciture, cuciture che di fatto ne fanno il successo.

Le scenografie che tradiscono i limiti del budget e la recitazione molto spontanea degli attori, piuttosto che appesantire la storia, fare riferimento alla modestia, alla commovente inventiva degli inizi di YouTube, quando la piattaforma e la sua economia dovevano ancora seppellire i suoi creatori più talentuosi sotto megatoni di contenuti disincarnati. Sì, state tranquilli: il duo McFly e Carlito fa solo da cameo obbligatorio, il tempo di una scena che rievoca con una punta di cinismo le evoluzioni del mezzo.

Il visitatore dal futuro: foto Carlito“E se chiamassimo Macron?”

Naturalmente, il budget più grande ha permesso alla band di rivedere le sue ambizioni verso l’alto, sia in termini di scenografia che di effetti speciali. Il film si concede inquadrature abbastanza spettacolari, che la serie non avrebbe mai osato sognare. Ma può vantarsi di non essersi arreso una forma di purezzaun rapporto diretto con il suo pubblico che i lungometraggi istituzionali non riescono a raggiungere, non importa quante icone PAF siano impiegate.

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Il visitatore del futuro: fotoUna scena girata a Dunkerque, salvando gli effetti speciali

I corridoi del tempo

Per questo la valanga di battute e gag che costellano i suoi 104 minuti, a volte casuali, attira sorrisi, anche qualche risata (tranne forse i belgi): la dinamica tra Florent Morin, Raphaël Descraques, Slimane-Baptiste Berhoun, Mathieu Poggi e Lénie Chérino, che risale comunque al 2009, è molto reale. D’altra parte, ci vorrà più tempo per abituarsi alla presenza di Arnaud Ducret ed Enya Baroux, rappresentanti di un cinema più convenzionale, invitati a creare nuove sfide.

François Descraques cerca certamente di estendere non la web-serie, ma l’intero universo di Visitatore dal futuro dal momento che prende anche in prestito pesantemente dal romanzo Il branco. Tuttavia, intende anche offrire intrattenimento per la famiglia, universale, che piacerà agli spettatori di ogni genere, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno familiarità con la saga. I nostri eroi incontrano quindi Gilbert, un politico sul punto di commettere grossi errori, e Alice, un’attivista determinata a fermarlo. L’opportunità di riciclare la famosa formula “Questo è ciò che accadrà”che aveva dato il via alla serie, su scala molto più ampia, mentre introduceva un arco narrativo completamente nuovo.

Il visitatore dal futuro: foto Arnaud Ducret, Enya BarouxPikachu face.jpeg

La loro storia fa da filo rosso, un po’ sbilanciata ai bordi, che si occupa di portare i diversi protagonisti nei vari luoghi d’obbligo, dal bar post-apo al covo della brigata meteorologica, passando per la Tana del branco, con il pretesto di un tema ecologico che va da pastiche (il prima stagione) seriamente, gli anni 2020 obbligano. Un’idea interessante, con coerenza e sottigliezza tuttavia bistrattata dagli altri imperativi dello scenario, a fortiori verso la fine, che abbraccia i paradossi temporali con meno ironia che nella serie.

L’atto di bilanciamento casualmente piuttosto rischioso in cui si cimentano i veterani del fuoco Dailymotion (come esiste ancora?) è quindi più che pericoloso. E ne escono con lode, non senza qualche difficoltà. Non esente da difetti, Il visitatore del futuro dovrebbe facilmente convincere i fan. Resta da vedere se le sue innegabili qualità influenzeranno il grande pubblico, che ha davvero bisogno di qualcuno che gli dimostri che possiamo investire in stanze oscure senza provare a farlo a testa in giù.

Il visitatore del futuro: manifesto francese

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