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quando il cattolicesimo ci fa sudare freddo

è venuto fuori dal nulla, I Giusti atterra sulla piattaforma Shadowz. Apparentemente aneddotica, questa mini-produzione ha comunque seri argomenti a favore.

Presentato al Grimmfest (dove ha vinto due premi), Santa Barbara e Fantasia (dove è stato insignito del premio per la sceneggiatura), I Giusti interferisce in Francia con discrezione. E per una buona ragione: austero, languido e leggermente criptico, non è destinato a tutti i pubblici. I fan del cinema ronzino horror, detrattori dell’indipendente slow-burner, scappano: girato in sontuoso bianco e nero, ma a porte chiuse, il film compensa un budget che riteniamo anemico con una trama minimalista, con sfumature teologiche sempre più decise.

Frédéric ed Ethel si isolano in mezzo alla campagna dopo la morte della figlia. Ma all’improvviso, nel cuore della notte, irrompe un giovane smarrito e ferito. La coppia decide di accoglierlo, nonostante il comportamento alquanto strano di questo sconosciuto. Un classico postulato di invasione domestica che si dirama in un’altra direzione una volta che lo capiamo la fede dei nostri fragili eroi sarà messa alla prova.

Alcuni piani per cadere

Una storia travagliata firmata Mark O’Brien, attore in particolare sulla locandina di Matrimonio da incubo e visto dentro Primo contatto, ma che da tempo agognava la carica di direttore. E c’è da riconoscere che l’uomo, interprete anche dell’intruso, non ha paura, fin dal suo primo lungometraggio, di giocare la carta della singolarità. Grazie a dialoghi di stranezza piuttosto affascinanti (soprattutto nella prima parte), evoca quasi l’ascesi dei film di Carl Theodor Dreyer all’interno di una narrazione decisamente fantastica.

Da qui questa strana sensazione di assistere al matrimonio del film di possessione post-William Friedkin e l’amaro Giorno d’ira, Ordina e Gertrud, con un denominatore comune di impegno per la religione cattolica. La casa diventa una sorta di purgatorio, dove lunghe discussioni e silenzi imbarazzanti, oltre a un tempo allungato dal lutto, minano il rapporto che i personaggi intrattengono con il loro dio. Senza mai cadere nell’ovvio immaginario satanico, il regista rivolge i precetti religiosi ai suoi seguacisondando di passaggio le contraddizioni della morale umana.

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I giusti: fotoDoppio negativo

Ovviamente, il set non è esente da difetti e, a volte, fatica a mantenere la sua atmosfera speciale mentre si avvicina alla fine. Ma la sua originalità ha infatti saputo attrarre bravissimi attori, sui quali in definitiva poggia l’intera impresa. Oltre allo stesso O’Brien, lo stimato Henry Czerny (il Kittridge di Missione impossibile) vede protagonista la veterana Mimi Kuzyk. Il trio funziona meravigliosamente e stabilisce la credibilità diun lungometraggio decisamente atipico.

Insomma una curiosità, che è certamente meritato, ma che potrebbe rivelare un autore da seguire. Qui, aspettiamo notizie con impazienza.

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