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quando Elvis ha combattuto contro una mummia che succhiava il culo in EHPAD

Essere una leggenda non è un picnic, soprattutto quando nessuno crede più alla tua aura. La prova con Bubba Ho-tepin cui Elvis e Kennedy si alleano per affrontare una mummia assassina.

L’epico film biografico dedicato a Elvis è sugli schermi francesi da qualche ora, dopo un notevole passaggio sul lato della Croisette e dei suoi luccichii. Ma molto prima che il direttore di Romeo + Giulietta accetta la sfida di raccontare questo destino straordinario, un altro cineasta, meno noto ma non meno coraggioso, aveva colto il mito. A modo suo.

Pronto a calciare le fondamenta, succhiare le anime attraverso il retto, mentre rivisiti non meno di due leggende americane?

America, cazzo sì!

SUCCHIAMI TENERA

Ci sono sinossi che respirano più sottigliezza di altre. Ne troviamo di ispiranti, misteriosi, stimolanti, alcuni a volte sa di immersione psicoanalitica o ambizione autoritaria, quando i più ambiziosi affermano dal loro campo il desiderio di uno spettacolo senza limiti. Invece il tanto atteso Elvis di Baz Luhrmann è stato recentemente presentato a Cannes, cinefili e giornalisti hanno potuto sperimentare per giorni come poche parole pensate con malizia potessero suscitare nello spettatore o nei giornalisti favolose aspettative. Quelli che generano Bubba Ho-tep sono di natura molto diversa, ma meno potenti.

Si tratta di due leggende americane dal destino tragico: Elvis Presley e John Fitzgerald Kennedy. Solo che, nonostante quello che tutti pensano di sapere su questi due personaggi storici, non sono morti nelle terribili circostanze registrate nei libri di storia. Trascorrono giorni non troppo infelici in una delle case di riposo più banali, dove nessuno crede alle biografie che rivendicano. Raddoppiati dal suo stesso sostituto, che lo ha fatto passare per ciarlatano dal primo, vittima di un trasferimento cerebrale per il secondo, che ora sfoggia per il secondo le sembianze di un anziano afroamericano, sono condannati ad aspettare la morte tra due non bagni sempre gentili delle infermiere.

Bubba Ho-tep: foto, Bruce Campbell“Dove sono le mie pantofole di camoscio blu?”

Fino a quando una minaccia emerge dalla profondità del tempo, una mummia che succhia le anime dei loro vecchi amici attraverso le fondamenta. Lo scontro di tre figure, musicale, politico… e cinematografico. Il primo è un cantante il cui potere avrà acceso l’immaginazione di una società in corsetto, il cui successo avrà conosciuto un picco di incandescenza senza pari.

Il secondo è un presidente rotto in pieno mandato, il cui assassinio avrà alimentato e quasi partorito le rappresentazioni della violenza nel cinema della seconda metà del Novecento, rinnovando gli schemi del complotto. Quanto a il nostro avversario della galassia di serie Bè l’antagonista invecchiato in botti di rovere, questo un tempo formidabile avversario, che ancora indugia nella memoria tremolante dei guardiani del tempio, che i più piccoli si divertono a guardare con una tenerezza venata di ironia.

Bubba Ho-tep: foto, Ossie Davis, Bruce CampbellDue ragazzi emergenti

STRISCE DURE

Queste tre icone, fondatrici com’erano, sembrano cadute dal loro piedistallo quando Don Coscarelli si china sul loro destino per unirle. Tutankhamon non spaventa più molte personee se ha vissuto le gioie del botteghino qualche anno prima con La mummia, il mostro non è più l’araldo imperturbabile di una morte pagana e terrificante. Kennedy vide la sua aura svanire, secondo gli sconti in prospettiva, anche gli attacchi schietti alla sua eredità (i migliori testi di James Ellroy non ci sono per niente).

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E che dire di Elvis, allora più spesso evocato per le delusioni o i pettegolezzi che portava avanti dopo la sua morte, che lo trasformarono in una calamita per fantasie diverse e varie ?

Bubba Ho-tep: foto, Bruce CampbellIl Re Scorpione

Direttore scoperto grazie al suo fantasma brillantemente messi insieme, Coscarelli da allora si è limitato all’horror, un genere che ama, ma dal quale aspira a uscire. Non ci arriverà mai del tutto, Bubba Ho-tep lo testimonia con chiarezza, ma si divertirà a coprire le sue tracce. La prova con questa storia apertamente soprannaturale, volutamente inquietante, smaltata di autentiche sequenze di angoscia, dove la morte si aggira, anche nei verissimi terrori notturni del suo duo di eroi… e che tuttavia rimane una commedia.

Più malinconico che mai, la saga da cartone animato Bruce Campbell della saga Evil Dead suona in sottofondo. Non è venuto per rompersi un comò in testa, ma per rivisitare una figura matrice della cultura popolare americana, di cui esplora i limiti. Ridicolo, patetico, diventa la sua stessa caricatura, il suo Elvis è esattamente tutto ciò che ha fondato la caduta dell’artista, insieme a un riassunto delle leggende che circondano la sua persona. È proprio perché li assume e corre il rischio di riordinarli che l’attore riesce nello stesso movimento a divertire e commuovere.

Bubba Ho-tep: fotoÉpate in EHPAD

STAMPA LA LEGGENDA

E questa è probabilmente la più grande ambizione di Bubba Ho-tep : vanificare le nostre aspettative per toccare il cuore. Fingere il metaclown, imitare il cinema di sfruttamento, meglio è svelare, al tramonto, un cuore pulsante. L’emozione che ci attanaglia quando un Kennedy su una sedia a rotelle e un Elvis stanco iniziano il loro ultimo giga per cacciare una mummia avida dalla loro casa di riposo è molto più della fotografia d’oro di Adam Janeiro.

È dalla sceneggiatura, falsamente stupida, che è legato il successo del lungometraggio. E per una buona ragione, adatta uno dei romanzieri più atipici e accattivanti della scena letteraria nordamericana : Joe R. Lansdale. Ritroviamo logicamente il suo gusto per le risposte colorite (“Ho avuto un’erezione come una capra in un campo di peperoni”) e un certo talento nel caratterizzare i personaggi in una manciata di azioni, o attraverso un conciso scambio di filippiche.

Bubba Ho-tep: fotoQuella buona vecchia America

Falsamente volgare e volentieri sfacciato, stampa tutta la dolce follia e la malinconia che lo conosciamo attraverso le sue creazioni come Hap & Leonard o The Bottoms. Allo stesso modo, Lansdale ha lavorato a lungo dal lato dei fumetti. Un’eredità ideale quando si tratta qui di rivisitare due figure eroico-mitologiche, così matrici da finire per fondersi nella materia prima dell’America. Ed è proprio di questo che aveva bisogno la figura di Elvis. Un sogno agrodolce, folle, disinibito e innamorato della figura che tratta.

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