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Men In Black 3: recensione grigia

J/K PER…

Se la riunione dei due headliner della saga potesse costituire l’argomento centrale – anche unico – del secondo opus, Uomini in nero III sceglie invece di contare sulla separazione fisica dei due attori per la maggior parte del film. Di fronte a Boris the Animal, un alieno bellicoso evaso dal carcere, detentore del potere di viaggiare nel tempo, e un capello alzato nei confronti del responsabile della sua carcerazione, K.J non ha altra scelta che saltare verso l’anno 1969, nel per salvare il suo compagno che Boris the Animal, versione 2012, ha la ferma intenzione di uccidere.

Dimentica Tommy Lee Jones

Esci da Tommy Lee Jones, quindi, e fai posto a Josh Brolin, che si illude senza troppi danni nell’agente K, ringiovanito da circa quarant’anni. È senza cedere alle sirene della caricatura che l’attore riesce efficacemente ad appropriarsi dei gesti e dell’intonazione del suo anziano e futuro me, che dovremo accontentarci di rivedere di nascosto durante la scena finale del film. Se gli appassionati della coppia J/K dovranno quindi decidere di rinunciare all’alchimia che univa Will Smith a Tommy Lee Jones, l’interpretazione del suo rinnovato doppio resta sufficientemente convincente da non mettere a repentaglio l’esistenza stessa del personaggio, nonostante l’assenza del suo interprete principale.

foto, Josh BrolinJosh Brolin

… STAVO SOLO SCHERZANDO

Peccato, quando la complicità è indubbiamente installata, dassistere a laboriosi scambi di fumetti scritti in modo eccessivo, sommato a gag di livello generalmente deludente, e che fanno rimpiangere la freschezza dell’umorismo del primo episodio. Passato alcuni schizzi lenti, il contesto storico non sarà quindi particolarmente sfruttato (due hippy, Andy Warhol, Yoko Ono, carta da parati a rombi, finito) e serve più come pretesto per lo sviluppo della trama, che coglie l’occasione di un evento molto particolare dell’anno interessato per installarne l’esito.

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Il risultato di tutti questi piccoli tempi è comunque molto traballante, colpa in particolare delle incongruenze legate ai problemi di time-line. Il destino del pianeta, in una pessima posizione alla partenza di J, è largamente snobbato a favore dello sviluppo del rapporto tra i due personaggi principali, e che finirà -in parte- con un tono decisamente marshmallowmentre l’umanità del personaggio scontroso e indéridable incarnato da Tommy Lee Jones era già stata sottolineata con molta più sottigliezza in passato.

FotoUn animale molto selvaggio

Ci rammarichiamo anche per la famigerata assenza di un cattivo ma carismatico, nonostante a slogan pesante, che apparirà relativamente sporadicamente prima dello scontro finale. Sarà anche necessario accontentarsi di queste manifestazioni, essendo il bestiario relativamente debole in questa terza epopea, ad eccezione di una sequenza ricca di stranezze che si svolge in un ristorante cinese.

Fuori dalla simpatia capitale della saga Uomini in neroe oltre il piacere di trovare un tandem efficace, temperato dall’assenza di uno dei due protagonisti per buona parte del film, difficile vedere nella sua terza opera un episodio solido e completo. Uomini in nero III si accontenta di sfruttare le basi installate dal suo predecessore per ottenere consensi, senza arricchire particolarmente la mitologia, e nemmeno i dettagli.

manifesto francese

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