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Lui: critica a un Guillaume Cané

CHE COS’È?

Non sappiamo il suo nome, ma Lui sarà il nostro eroe, immaginato da Guillaume Canet, scritto da Guillaume Canet, coprodotto da Guillaume Canet, interpretato da Guillaume Canet. Vuol dire che è lui? Lui ? Alla fine non importa, perché è meglio ricordare la carriera dell’autore prima di fare congetture sulla dimensione psicoanalitica del film. Nessuno è nel segreto delle anime e determinare ciò che è biografico, autobiografico, autocommiserazione o auto-fiction si rivelerà alla fine futile quanto lo spettacolo schifoso proiettato davanti ai nostri occhi.

Perché alla fine non importa che la one-man band dietro a questo progetto sembri rompersi i denti su tutte le posizioni che occupa. Non importa in verità che nessun personaggio esca dal brodo, quellonessun problema emergono chiaramente, o che è difficile distinguere l’interesse del progetto, se non la prospettiva di divertirsi con gli amici. Ma anche qui l’ipotesi è poco credibile, in quanto fare la bestia con due schiene è più divertente senza la presenza di mezzo centinaio di tecnici.

Guillaume Canet (a destra) e un vecchio pianoforte

Lo schiaffo viene dalla dimensione inedita del progetto. Succede che ingredienti mai mescolati prima in un film portino a una nuova ricetta. Non necessariamente digeribile, raramente raccomandabile, anche francamente tossico. Ma ancora nuovo.

E con questo mix di introspezione bergmaniana, fantasy à la Blier morning of disruption à la Aronofsky, Canet offre un inaspettato pezzo di fegato di delfino, rosolato in burro bretone depresso. Il gusto è rancido, ogni piroetta ha l’aria del suicidio, ma ciò che ci viene mostrato lo stesso ha il pregio – un po’ Rock’n Roll – di non somigliare a nulla di noto.

foto, Guillaume Canet, Virginie EfiraGuillaume Canet (a destra) e vari elementi decorativi

MONDO TRANQUILLO E TRAGICO

Il problema alla fine è quello Lui non somiglia a niente, e che non capiamo bene, anche quando è Canet a co-produrlo, che ha saputo dare la sua approvazione alla cosa. Il sottotesto psicologico, con le sue metafore basate sul pianoforte stonato, il Super-io incarnato in una soffitta chiusa, o il doppio sulle note di Nemesis, èuna profondità che vergognerebbe Totally Spies. Lo stesso Canet, pur essendo un ottimo attore, sembra perdere più di una volta il filo del suo personaggio. Anche i suoi compagni di gioco sono diretti in modo lento e nessuno fluttua, nemmeno le comparse dovrebbero convincerci che il Finistère non è molto appassionato di mescolanze genetiche.

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Tutto questo vuole essere strano e pungente, ma è dimenticare questo ingrediente essenziale: la poesia acida di Blier non è solo il frutto di situazioni strane, come sembra pensare Guillaume Canet, ma del linguaggio di un autore singolare. Tuttavia, in termini di lingua, Canet preferirebbe quella di una carne di manzo a fine portata e mal condita. Le sue parole non sono generose, non cantano mai, peccato quando il cuore allegorico del film rimane per molto tempo un pianoforte stonato. Da quel momento in poi i dialoghi o le circonvoluzioni che confrontano il protagonista con i suoi desideri non decollano mai e sono gravemente privi di significato.

foto, Guillaume Canet, Virginie Efira, Laetitia CastaGuillaume Canet (al centro) su un letto

E lo spettatore continua la sua visione con questo interrogativo unico, inebriante, ma non molto peggio di una scheggia nell’occhio : perché ? Perché finanziare un progetto che, secondo il suo autore, sembra pensato per occupare il suo tempo nel mezzo della crisi sanitaria? Perché mettere insieme una storia che non puoi vedere da dove inizia o dove sta andando? Perché dare sostanza a ansie così oleose della borghesia preoccupata che passerebbero Finiremo insieme per un manifesto rivoluzionario?

Le risposte a queste domande sono nascoste, fino ai titoli di coda e alla scarcerazione su cauzione di uno spettatore che, in fondo, lo sa, lo sente. Guillaume Canet tornerà, qualunque cosa pensiamo Lui.

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