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Luc Besson (di nuovo) accusato di plagio e di aver sfruttato la sua squadra

Diversi studenti dell’École de la Cité, fondata da Luc Besson, hanno denunciato le riprese lunari e la WTF diArtù, maledizione.

Dopo aver visto il suo primo trailer, l’ultimo progetto ha timbrato Luc Besson, inaspettato orribile spin-off diArtù e gli invisibili, è bastato a suscitare preoccupazione, persino sgomento. Un film con motivazioni discutibili e di difficile comprensione, suicidio artistico Artù, maledizione si sta già configurando come il nuovo amaro fallimento di Europacorp, a soli due anni dal catastrofico Anna.

Portato da un intrigo meno credibile di un politico nel bel mezzo di una campagna promozionale, Artù, maledizione racconta quindi la storia di una banda di adolescenti che, nonostante i loro 18 anni, dedicano ancora un singolare culto al franchise per bambini trasposto sullo schermo da Besson a metà degli anni 2000. Desiderosi di accontentare il più fan di loro, il gruppo di amici decide quindi di intraprendere un weekend in campeggio-urbex per esplorare i set ormai abbandonati del film.

Purtroppo per loro (e per lo spettatore), i luoghi si rivelano non più abbandonati di una festa di influencer nel bel mezzo di una pandemia, e ben presto scoprono che i luoghi sono in realtà abitati da entità pericolose con un forte gusto per lo smembramento senza consenso. Meta ed egocentrico trip a metà sull’acido a parte, il filmato diretto da Barthélémy Grossmann è un attacco a chiunque abbia la vista.

Sostenuto da una messa in scena inesistente, un pubblico di attori le cui doti recitative sembrano essere state dimenticate nei camerini, un montaggio epilettico e un quadro narrativo tanto sconnesso quanto incoerente, non sarebbe irragionevole chiedersi se la produzione cinematografica tradizionale il processo non si è bloccato da qualche parte. Anche Ecran Large è stato contattato non appena il trailer è stato diffuso da qualcuno vicino al team di riprese, già allertando sulla mediocrità del film in arrivo e sulle condizioni particolarmente strane delle riprese.

E secondo alcuni studenti dell’École de la Cité, che hanno partecipato, volenti o nolenti, all’avventura maledetta, sembrerebbe che il progetto puzzasse di un odore nauseante fin dalla sua genesi.

Porta aperta a tutte le fantasie

rubare un film… Mai

In pubblico, tutto inizia quando un giovane assistente alla regia punta il dito alcune somiglianze tra il trailer del filmato prodotto da Besson e il suo stesso cortometraggio fatta cinque anni prima (e con nientemeno che Shannah Besson in cima alla lista, verrà precisato). E infatti dall’arredamento al concept, i due film sembrano rispondere bene l’uno all’altro.

Se il regista del film specifica sul suo account Twitter di non accusa in alcun modo Luc Besson di plagio, si tratterebbe però di sottolineare che il regista dietro Il quinto elemento non è affatto al suo primo tentativo in termini di contraffazioni artistiche. Più volte accusato di aver preso in prestito un po’ troppo facilmente da altri, Besson è stato infatti condannato nel 2016 dalla Corte d’Appello di Parigi a ripagare alcuni 465.000 euro di multa a John Carpenter, al suo co-sceneggiatore Nick Castle e StudioCanal per aver plagiato New York 1997.

Che Luc Besson si sia ispirato o meno al cortometraggio diretto da Reudet è una cosa. Ma il caos in bilico intorno alla produzione diArtù, maledizione, è, tuttavia, lungi dal fermarsi qui. Nei commenti della video recensione del film di youtubeur Durendal, un ex studente dell’École de la Cité si è candidato per descrivere il vasto caos di cui la produzione del film sarebbe stata il teatro.

Arthur: Maledizione: foto, Mathieu BergerInizia a sentire l’odore della truffa in arrivo

nessuno ha detto che fosse facile, nessuno ha mai detto che sarebbe stato così difficile

Secondo Lesmouchesdu74 (pseudonimo di internet utilizzato dall’ex studente in questione), lo stesso Luc Besson un giorno si recò all’École de la Cité per proporre agli studenti un progetto di lungometraggio. Il regista dice loro che vuole produrre un film orribile nel mondo diArtù e gli Invisibili, e coinvolgerli pienamente nel processo.

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Questi ultimi hanno poi carta bianca in termini di trattamento, a condizione però che si attengano al concetto imposto. Diverse sceneggiature verranno scritte nel corso delle settimane, ma nessuna sembra trovare il favore del regista, che decide per scriverlo lui stesso. Gli studenti, delusi, ma non risentiti, officieranno quindi come script-doctor.

Un primo capovolto che sarà, secondo Lesmouchesdu74, ben lungi dall’essere l’ultimo. Così, durante le riprese, i vari studenti della Cité sarebbero stati divisi in più posizioni, che non corrispondevano necessariamente al loro apprendistato (la scuola offre un polo di sceneggiatura, e un polo di produzione).

Arthur: Maledizione: fotoDecor-metafora

Una distribuzione tanto più curiosa in quanto, in primo luogo, gli studenti non hanno l’esperienza professionale necessaria per occupare alcuni dei posti che sarebbero stati loro assegnati (Lesmouchesdu74 confida che studenti inesperti hanno occupato i posti di secondo e terzo aiuto-direttore – che rappresenta un lavoro colossale – mentre altri erano impegnati a redigere contratti senza avere una conoscenza prestabilita della convenzione audiovisiva), ma soprattutto che la produzione aveva un budget di 2,24 milioni di euro ! Una cifra modesta per una produzione lambda, ma molto comodo per una produzione senza headliner in un arredamento unico.

Come era quindi prevedibile, avere un’équipe composta principalmente da studenti senza esperienza di stage avrebbe dato vita situazioni lunari, solitamente appannaggio dei tiri di laurea. Gli studenti, quindi, sarebbero stati costretti a cambiare posizione nel bel mezzo delle riprese, anche per mancanza di mezzi (secondo la produzione però, siccome si ricorda, erano stati effettivamente anticipati mezzi finanziari onorevoli), improvvisare comparse o, ancor più sorprendentemente, stuntmen (e secondo la testimonianza di Lesmouchesdu74, senza tutele).

Arthur: Maledizione: foto, Vadim AgidStudenti sul set

Una situazione incomprensibile visti i mezzi finanziari a disposizione del film (che non sarà più osservabile plasticamente o tecnicamente, aggiungeremo), flirtando pericolosamente con irresponsabilità e, soprattutto, molto diverso da quanto racconta il regista, Barthélémy Grossmann.

Secondo un’intervista a La mattina, il regista era apparentemente completamente libero di scegliere il proprio team tecnico e non menziona in alcun modo gli studenti presenti sul set. Né menziona l’entità dell’investimento di Besson nella produzione che, secondo Lesmouchesdu74, avrebbe girato diverse scene e la maggior parte delle riprese. Grossman afferma però di aver beneficiato della totale fiducia del regista, di una grande libertà artistica e, soprattutto, di un budget che ne assicurasse uno svolgimento confortevole.

Sembrerebbe quindi che o gli studenti della Cité e il cineasta non abbiano officiato lo stesso progetto, oppure uno dei due si sia purtroppo ritrovato prigioniero di una ripresa nel Mondo Sottosopra. Tuttavia, secondo un altro ex allievo dell’École de la Cité, che corrobora le parole di Lesmouchesdu74, l’incredibile esperienza descritta nel commento dello studente sarebbe purtroppo niente di sorprendente:

Oltre alla manifesta mancanza di rispetto che questa strana produzione mostra nei confronti dell’intero processo cinematografico, sembrerebbe quindi che Luc Besson abbia allegramente fuorviato gli studenti mobilitati sul progetto. Peccato per un regista che ha fondato una scuola così che, come recita la citazione in home page del sito della formazione, i giovani appassionati (…) che non hanno trovato la loro strada attraverso la voce classica, possono avere un’alternativa “.

Se queste diverse testimonianze sono ovviamente da prendere con una pinzetta, nulla è stato ufficialmente confermato, gli eventi ivi descritti consentono tuttavia di avere un’idea su cosa potrebbe aver causato un filmato del genere. O, un totale disinteresse del cinema.

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