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Le rondini di Kabul: critiche ribelli

HORROR ANIMATO

Può essere una paura infondata, ma c’è sempre nella tua veramente una certa riluttanza a vedere un soggetto scottante e storicamente pesante adattato da certi artisti parigini che ci qualificheremmo un po’ troppo in fretta come benevoli.

Il timore che il messaggio del film sia appesantito da una certa moralità tipicamente francese, al di là della realtà della situazione rappresentata, che sarebbe solo la visione di una casta privilegiata su un terribile dramma umano che non riusciamo a capire davvero perché non l’abbiamo sperimentato. Come un punto di vista occidentale e un po’ borghese sugli orrori dei talebani in Afghanistan, per esempio.

Una città in rovina, ma ancora in piedi

Fortunatamente, questo non è il caso da allora Le rondini di Kabul, co-diretto da Zabou Breitman ed Eléa Gobbé-Mévellec mostra immediatamente che non giocherà su questo tavolo. La storia è semplice e abominevole.

Durante l’estate del 1998, i talebani regnarono sovrani a Kabuldopo aver “liberato” l’Afghanistan dai russi. Hanno installato un regime di terrore lìsottoponendo l’intera popolazione al costante timore della punizione, facendo precipitare la città nella povertà e moltiplicando le esecuzioni arbitrarie, guidato da una lettura folle del Corano. Non ti disegniamo un’immagine, probabilmente te lo ricordi.

foto RondiniIl blu è un colore freddo

È in questo contesto che seguiamo il destino di diversi personaggi. Atiq, all’inizio, ex mujaheddin paralizzato trasformato in guardia carceraria e con una moglie malata. Sebbene non appoggi il regime talebano, occupa un posto di torturatore. Meglio punire gli altri che te stesso, probabilmente.

Pochi isolati più avanti, i giovani Zunaira e Mohsen resistere come meglio possono. Vecchi studenti, vivono il loro amore in segreto, concedendosi a proprio rischio e pericolo alcuni momenti di vera libertà per sognare un futuro migliore e rivivere un passato dove tutto era più semplice.

Ma un dramma legherà tutti questi personaggi ed è l’intera oppressione talebana che cercherà di spezzarli. Finché tutti si trovano di fronte a una scelta terribile chi deciderà il suo posto nella vita.

foto RondiniUn amore in pericolo

TRASCINA SULL’ASFALTO

La scelta dell’animazione potrebbe sorprendere in un primo momento per un progetto di questo tipo, ma si rivela molto rapidamente come la soluzione migliore per raccontare questa storia. Già perché girare questo adattamento dal vivo sarebbe molto costoso, ma anche perché la forma arricchisce costantemente il contenuto. Se solo dentro le sue raffinate decorazioniche a volte si trasformano in astrazione, e che danno questa impressione di totale irrealtà di fronte a questo regime disumano. Come se l’intera città in rovina fosse ancora scioccata dal fatto che gli fosse successo e si rifiutasse ancora di crederci.

Poi, nel design dei suoi personaggi, lo è anche un ottimo mezzo di identificazione per lo spettatore anche se il film si concede una graditissima audacia: il character design riprende alcuni tratti degli attori che prestano loro la loro voce (Zita Hanrot, Swann Arlaud, Simon Abkarian e Hiam Abbass, tutti perfetti), in un fragile equilibrio, tanto da farsi riconoscere, pur restando molto discreti in modo da non dimenticare i personaggi che incarnano.

Il risultato è un effetto piuttosto unico e particolarmente efficace. familiarità e vicinanza che consente allo spettatore di immergersi davvero in questa storia orientale pur avendo fin dall’inizio un certo numero di punti di riferimento per prendere i suoi segni. Una grande idea.

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foto RondiniResti del passato

Se il film cambia molti elementi del romanzo, soprattutto nella sua conclusioneil lavoro di adattamento deve essere accolto con favore, tanto è riuscito e così via la storia è potente e avvincente. Certo, alcuni aspetti funzionano meno di altri, in particolare l’inclinazione di un personaggio principale in una decisione che sigillerà il suo destino, un po’ troppo frettoloso per raggiungere il suo obiettivo e la cui logica non capiamo davvero. Nella stessa idea, la conclusione risulta alquanto brusca vista la tensione instaurata ed è un po’ un peccato. Ma niente comunque che ci porti fuori dal film o ci frustra, solo pignoleria.

foto RondiniVietato sognare

COME VOLA IL CORVO

Perché l’interesse di Ingoia Kabul non è necessariamente giocato al suo primo livello di lettura, ma bene e veramente nelle molteplici domande che genera nel suo spettatore. Di fronte al dramma ingiusto e barbaro che si svolge davanti ai nostri occhi, il film ci fa riflettere su nozioni globali e intime allo stesso tempo, che si dimostrano più attuali che mai.

Come può un piccolo gruppo sottoporre un’intera popolazione a un regime di terrore? Come si può stroncare la rivolta sul nascere? Quando il compromesso lascia il posto al compromesso? Che dire dell’amore e dei sogni in queste condizioni? Quando devi fare l’irreparabile solo per sopravvivere un altro giorno.

foto Rondinibestie umane

Le rondini di Kabul toccante quando ce lo mostra questi personaggi spezzati ma idealisti che credono in un futuro migliore quando tutto è contro di loro. Ma ci disturba quando affronta la domanda più importante di tutte: cosa succede quando il conflitto si stabilisce in noi e ci costringe a essere così, anche solo di sposarla per continuare la sua vita, per quanto miserabile sia?

È dentro questa dimostrazione terribilmente efficace di cambiamento interiore che si svolge in queste situazioni estreme in cui ci porta il film, quando l’orrore generale è lacerato nel cuore di uomini e donne, dividere le popolazioni nei loro strati più intimi per dominarle. Ne usciamo con il cuore pesante, l’anima danneggiata, ma più che mai determinati a non lasciarci intrappolare.

foto RondiniCome se il motivo fosse sulla strada

Con questa certezza, però, che non siamo migliori degli altriche questi uomini e queste donne soggiogati dal terrore non sono diversi da noi e che probabilmente agiremmo allo stesso modo in queste condizioni. Si fa allora nella nostra mente un parallelo con l’Occupazione, quasi a ricordarci che alla Liberazione tutti si dicevano resistenti. Come rimanere umani di fronte alla follia e all’orrore? Una domanda cruciale a cui il film ha la grande intelligenza di non offrire una risposta preconfezionata.

Le rondini di Kabul è un film strano. Imperfetto e schematico a tratti, mostra sullo sfondo una solidità immancabile, per di più amplificato dalla musica accattivante di Alexis Rault. Ci sono suoi film che perseguitano la mente e il cuore dopo la proiezione, un film che ci immerge in una dolorosa malinconia, che naviga costantemente tra speranza e disillusione. Come se l’individuo non potesse fare nulla contro l’instaurarsi della dittatura, incoraggiandoci a non mollare mai. Inquietante.

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