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Le Dindon: critico imbottito

PORTE CHE Sbattono

E, naturalmente, quando ci tuffiamo in queste considerazionisi torna inevitabilmente al teatro, padre del genere, e al vaudeville in particolare. L’arte popolare per eccellenza, fatta di certi cliché lì per fare da punto di riferimento più che per racchiudere la storia in una formula preconfezionata, il vaudeville vale molto di più dell’a priori che se ne può avere.

Come le commedie di Molière ai suoi tempi, il vaudeville serve soprattutto a denunciare le grandi bugie ei piccoli tradimenti che costituiscono l’essere umano nella società. Ridere di cuore delle nostre mancanze mentre si critica con gioia un’epoca e un ambiente. In questo piccolo gioco, Georges Feydeau è stato uno dei maestri.

De Pontagnac ha una mosca pruriginosa

Se il suo pezzo Tacchino è già stato adattato molte volte a teatro, al cinema e in televisione, non ci aspettavamo necessariamente che un regista come Jalil Lespert lo affrontasse. Più identificato nel dramma o anche nel thriller, dopo film come 24 misure Dove Irisguarda che succede nel regno delle porte che sbattono, attori esagerati e cadaveri nell’armadio potrebbe preoccuparsi.

Tanto più che per l’occasione si circonda di attori come Dany Boon e Guillaume Gallienne, in particolare. Eppure, un piccolo miracolo avviene durante lo svolgersi del film.

foto Le DindonVatelin, con le fragole, anche se…

L’AMANTE DI MIA MOGLIE

Sebbene riabilitato e ambientato negli anni ’60, il pezzo originale non cambia davvero la sua premessa : seguiamo sempre le peregrinazioni amorose di un pugno di personaggi, il malaticcio seduttore De Pontagnac, il notaio Vatelin, le loro mogli e una galleria di personaggi ben accesi, presi nei meandri del desiderio e dell’adulterio, ciascuno alla ricerca di conquistare l’altro e non rifuggire da alcuna bassezza per raggiungerlo.

È mentre vuole conquistare la moglie del suo amico Vatelin che De Pontagnac si impantana in una storia che presto gli sfuggirà mentre tutto intorno a lui lo specchio delle apparenze è infranto. La nobiltà dell’anima richiede alcuni RTT e ciascuno rivela che in fondo non è migliore dell’altro e che le convenzioni sociali sono solo barriere morali erette a presidio.

foto Le DindonAhmed Sylla, magistrale

In quanto tale, il lavoro di adattamento è da accogliere favorevolmente perché riesce a rimanere fedele al testo dandogli un tono più contemporaneo. Se a volte la messa in scena si avvicina pericolosamente al cinema, Jalil Lespert sembra esserne pienamente consapevole e lo accettaallestendo i suoi magnifici set come tanti palcoscenici, che però non lo privano infondegli sempre ritmo e dinamismo per controbilanciare questo lato ghiacciato.

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Questa grande attenzione alla forma (scenografie e costumi) si ritrova anche nei contenuti poiché, molto rapidamente, Tacchino rivela che non è una commedia schietta come le altre.

foto Le DindonRidere delle nostre mancanze, sono affari loro

COLLEGAMENTI DAVVERO PERICOLOSI

Certo, il film non supera mai il suo status di commedia semplice e leggermente aspra e non possiamo sottrarci allo sbattere delle porte, agli scoppi di voci, alle espressioni esagerate… Ma emerge dal Tacchino una tale sincerità e un tale desiderio di fare bene oltre che di rendere un vero omaggio alla scrittura di Feydeau che accettiamo ciò che normalmente ci esaspererebbe in pochi secondi.

Come tale, gli attori hanno molto a che fare con questo. Tra Guillaume Gallienne, perfetto nei panni di un De Pontagnac vizioso, manipolatore e in definitiva molto vulnerabile, Dany Boon, usato a dovere (cioè con parsimonia), la fantastica Laure Calamy, esuberante e geniale, e il fantastico Ahmed Sylla (che ha davvero tutto per costruire un grande carriera), è una delizia per gli appassionati di dialoghi incisivi e, il più delle volte, ha un ritmo alla perfezione. Solo Alice Pol denota di volta in volta, con un gioco leggermente più artificiale dei suoi compagni.

foto Le DindonPer Dio, marito mio!

Il film ha anche in serbo per noi delle belle sorprese, tra cui l’aspetto di un attore americano con un ruolo importante, la cui identità manterremo il silenziototalmente a suo agio in questo caos divertente e piuttosto malizioso.

Se Tacchino non è un gran film, si assapora come una simpatica chicca tra due pietanze più sostanziose. Alla fine, è lì solo per intrattenerci ridendo di noi stessi, ricordandoci che la commedia francese non riguarda solo Che cosa abbiamo fatto a Dio?. E, solo per questo, possiamo ringraziare Jalil Lespert per averci offerto una commedia energica, appassionata, divertente il più delle volte e che mette balsamo nel cuore.

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