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Le cose che diciamo, le cose che facciamo: belle e bobo critiche

DELICATEZZA

Persone che si incontrano, si guardano, si parlano, si amano, si toccano, si spogliano, si lasciano, si incontrano di nuovo. Sulla carta, un film di Emmanuel Mouret sembra il riassunto di alcuni episodi di Vita più bella. Ma come un volto familiare visto in lontananza in mezzo alla folla, devi avvicinarti per distinguerne i lineamenti e arrivare fino in fondo. Perché la realtà è molto più ricco, sorprendente e seducente.

Nonostante il suo casting, che darebbe a qualsiasi utente inopportuno del termine bobo un attacco di eczema, Le cose che diciamo, le cose che facciamo niente di una macchina stupidamente calibrata nel modo sbagliato. Al contrario, è un’armonia completa che guida questa danza d’amore agrodolce, che beneficia di una certa libertà nella narrazione, e si incrocia come una parentesi incantata, quasi onirica. Mentre questo piccolo circo sentimentale si sviluppa e si espande, Emmanuel Mouret trascende discretamente questi crossover che, d’altronde, sarebbero stati sinonimo di banali orrori. Ma tra i suoi, è squisitamente morbido e delicato.

abbracci spezzati

DOLCEZZA

In primo luogo, Emmanuel Mouret ha l’intelligenza per non rinchiudersi in una narrazione rigida e rigida. Le cose che diciamo, le cose che facciamo è la storia di storie raccontate da un uomo e una donna che devono ammazzare il tempo e alla fine diventare amici, per forza di cose. Liberi come l’aria, il regista e sceneggiatore deve solo scavare i momenti più divertenti, teneri e importanti di queste relazioni, per cercarne l’essenza.

Un incontro serale, una discussione fuori dal letto, uno strano trasloco, riunioni inaspettate, un’uscita con amici e amanti, un pranzo apparentemente ordinario, una confessione terribile: Emmanuel Mouret mette in scena la banale semplicità con una leggerezza euforica, e un piacere irresistibile. Sempre abile nei disagi divertenti e nelle discrepanze affascinanti, gioca con questi personaggi, le loro gioie e le loro turpitudini.

Porta con sé i suoi attori, tutti in sintonia con questa melodia. Camélia Jordana e Niels Schneider sono estremamente gentili, e Jenna Thiam e Guillaume Gouix, perfetti tornado di sensualità. Émilie Dequenne brilla per uscire poco a poco dallo sfondo, mentre Julia Piaton ci ricorda che ha un tocco di dolce follia che aspetta solo di essere illuminata in un bellissimo ruolo da protagonista. Solo Vincent Macaigne è più atteso e neutrale in questo balletto colorato. Emmanuel Mouret è un grande attore regista, e lo dimostra ancora una volta, con un tempo molto particolare, riconoscibile tra mille.

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foto, Niels Schneider, Julia Piaton, Jenna ThiamBacia chi vuoi

DOLORE

Le cose che diciamo, le cose che facciamo è tuttavia una storia di dolore, dietro la sua apparente presunta e ordinata leggerezza. I sentimenti e il desiderio appaiono come innumerevoli vicoli ciechi, dove tutti si precipitano e si perdono, prima di rialzarsi e ricominciare. Separazione, relazione, verità, confessione, tempismo: tutto sembra finalmente impossibile nel je(u) dell’amore e del caso.

La piccola magia di Emmanuel Mouret consiste nell’intrecciare tristezza e felicità in un grande movimento semileggero semiamaro, che ti impedisce semplicemente di rifugiarti nelle risate o nelle lacrime. Ma è anche perché la gioia dei protagonisti sembra sempre condannata in anticipo, e ogni sfogo sentimentale ha una data di scadenza più o meno chiara, che scena dopo scena, il film acquista una discreta gravità.

Il risultato può essere molto presto ovvio, ma il film cattura e affascina. Mouret nasconde lo straordinario (sentimenti, amore a prima vista, colpi di angoscia) nell’ordinario (situazioni, interazioni, cliché), prendendo teneramente per mano lo spettatore per sorprenderlo e lasciarlo andare.

FotoAlle tre, eccoci qui

Emmanuel Mouret è stato spesso paragonato a Woody Allen, per ovvi motivi: è un attore e regista, ama i dialoghi e la falsa naturalezza, si diverte con i personaggi insoliti e pieni di ansia. Ma più che mai, c’è qualcosa di Claude Sautet in Le cose che diciamo, le cose che facciamoe il suo modo di raccontare la vita in tutti i suoi modi più semplici e folli.

Dopo alcuni film che si sono ribaltati maggiormente nell’equilibrio tra commedia e dramma, come a Un’altra vita Dove Capriccioil regista rimette a fuoco, con una maestria gentile e formidabile.

Locandina

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