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La Mummia: una recensione profumata

LA MUMMIA INIZIA (ANCORA)

L’azienda aveva tentato per la prima volta di trasformare le sue creature in Vendicatori orrore con Dracula: Non raccontato, il cui fallimento commerciale e artistico nel 2014 non ha intaccato le ambizioni dell’azienda. La Universal ha cercato di imparare dal suo fallimento. Ma se le lezioni sono state apprese, non siamo sicuri che siano quelle giuste.

Dimentica Imhotep e il volto sindonico di Boris Karloff: la mummia che ci interessa oggi è una donna di nome Ahmanet. Addio corpo putrescente, addio silhouette massiccia e senza paura, è Sofia Boutella (Kingsman: Servizi SegretiStar Trek: Senza limiti, Atomica bionda), che si infila sotto le strisce. Eravamo felicissimi, sperando che questo cambio di sesso rinnovasse anche il mito. Abbiamo tenuto lì la promessa di un’interpretazione molto più fisica e dinamica, che ha giustificato la scelta del suo interprete atletico.

Ahmanet, o amore duro

Ma ahimè, questa mummia non è mai stata considerata una vera minaccia e ancor meno un mostro iconico del cinema venerato dal 1932. No, Sofia Boutella qui serve solo come contraltare al suo antagonista maschio, diventare un oscuro oggetto del desiderio, dal momento che anche il male assoluto può solo svenire davanti all’anatomia trionfante del nostro eroe Tom Cruise e al suo invincibile senso di freddezza. In effeti, La mummia non è tanto il tanto atteso revival di una delle immagini più sorprendenti del cinema quantoun veicolo la cui star lotta per prendere il controllo.

Lo dimostra il primo atto del film, in cui un Tom Cruise si è trasformato in Nathan Drake dalla scarsa inquadratura dell’islamista, dimenandosi da un tetto all’altro, sotto un diluvio di battute finali e valvole goffe, anche delicatamente sessiste. La star si impantana accanto al suo carattere informe, dislocato dalla sua volontà per tutta la vita incarnano un mix di positivismo e attitudine cool in totale contraddizione con il DNA horror del progetto, diventare curiosamente anacronistico. La star si trasforma in una versione sbiancata del Michael Douglas diAlla ricerca del diamante verde, perso nel deserto.

Tom CruiseUna cascata spettacolare, ma fuori tema

TOM DEI MORTI

Due film si confrontano all’interno La mummia e sfortunatamente entrambi hanno fallito. Da un lato: un film d’avventura di basso livello, che fa del suo meglio per riciclare ciò che un’armata di venditori in movimento ha identificato come “cool” (Inesplorato, aerei che esplodono, una storia delle origini modellata sulla ricetta Marvel). Dall’altro: un simulacro di horror gotico, ripulito con soda per non spaventare i bambini.

I contrasti estetici, tematici e ritmici che scuotono il film – a volte all’interno della stessa sequenza – sono così evidenti e controproducenti, chenon siamo lontani dal pensare che la post-produzione di La mummia era apocalittico e avrà portato lo studio a trasformare più volte il film secondo le aspettative dei dirigenti. Secondo coltello trapiantato spudoratamente dal Lupo mannaro di LondraVail (interpretato da Jake Johnson) è uno dei personaggi più problematici, a volte espulso dalla storia, a volte integrato nelle avventure del forcipe, rivelando di sfuggita la schizofernia del progetto.

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Foto Jake JohnsonQuando Tom Cruise vaga per Uncharted

Capovolgimenti che si avvertono anche nel montaggio del film, quando da una scena all’altra i personaggi precedentemente riuniti si ritrovano inspiegabilmente isolati, o quando, nel mezzo di una situazione disperata, compare un Deus Ex Machina senza alcuna giustificazione. il favore di un piano di inserimento grossolano per indicare una via d’uscita. Tutto qui contribuisce a una sensazione di fretta e impreparazionecome se ogni attore, ogni project manager stesse cercando di lavorare su un film diverso, aggiustato goffamente a posteriori.

Foto Annabelle WallisAnnabelle Wellis nel ruolo di Lara Soft

PRODIGIO NEL RETTO

Spaventoso come un episodio di Dora l’esploratrice e tecnicamente carente, il film potrebbe sperare di salvare i mobili con il suo universo espanso. Naturalmente, nessuno vuole vedere gli Universal Monsters trasformati Vendicatori dei poveri, ma l’idea nasconde comunque una forte polpa potenziale. Solo che anche qui prevale uno spiacevole dilettantismo.

foto, Tom Cruise, Russell CroweIl dottor Jekyll e il signor um… Signor cosa esattamente?

Prodigium, l’organizzazione che intende controllare le forze del male, è solouno SCUDO rachitico e ci offre solo una nuova incarnazione di un poliziotto del mondo, totalmente fuori luogo come parte di un franchise che vorrebbe semplicemente mettere l’oscurità in cima al conto. Quanto a Russell Crowe, il suo Mister Hyde ricorda più un australiano con le macchie un po’ troppo concentrate sulla salsiccia di coccodrillo del doppio trasgressivo di un lord inglese. Niente di veramente sorprendente qui, Russell Crowe è anche soggetto all’icona Tom Cruise e non può correre il rischio di oscurarlo.

È nel suo ultimo atto disseminato tra climax mollasson e universo rilassato che il film rivela l’ipocrisia con cui si avvicina alla sua materia prima. L’oggetto non è né qui né La mummiané gli stupidi che seguiranno (The Invisible Man, la creatura di Frankenstein e del Marais, evocata a cavallo di un piano): si tratta della creazione di un polveroso supereroe, diretta estensione dello stesso Tom Cruise, essere immortale capace di stravolgere la storia a proprio vantaggio, anche a costo di abbandonare lo spettatore nelle profondità di una tomba hollywoodiana.

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