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la follia punk che fa sembrare Kill Bill una Disney

Conosciuto per i suoi lavori estremi, il regista punk Sono Sion ha consegnato Perché non giochi all’inferno lavoro pazzesco. Un film appassionato che merita la deviazione.

Quando si parla di Cinema giapponese ed esperienze estreme, ci sono due nomi che emergono costantemente: Takashi Miike e Sono Sion. Due registi la cui produttività ti fa girare la testa, capaci del meglio e del peggio. Ma soprattutto due filmografie affascinanti, piene di pepite nascoste.

Tanto tempo rinomato per il suo cinema punk e goreSono Sion è stato notato per la prima volta a livello internazionale grazie allo shock club suicida. Alcuni anni dopo, ha preso tutti con il piede sbagliato Esposizione d’amore. Questa improbabile storia-fiume mescolava romanticismo, ossessioni perverse e domande religiose. Insieme a Perché non giochi all’inferno, cerca di offrire una riflessione totale e paradossalmente molto accessibile sul suo cinema. Torniamo a una delle sue opere più singolari.

Non tagliare!

Ho capito quel riferimento

Il concetto base di Perché non giochi all’inferno non potrebbe essere più semplice: un regista amatoriale e la sua troupe sogno di dirigere un grande film d’azione. Per un’incredibile coincidenza, si incontrano nel bel mezzo di un regolamento di conti tra yakuza con l’ordine di filmare tutto. Questo è l’inizio di un’avventura tanto giocosa quanto violenta.

Un tale pregiudizio offriva l’opportunità perfetta a Sono Sion di mostrare il suo amore per le citazioni senza ritegno. In effetti, il regista punk sì ha sempre amato filmare i suoi riferimenti. Esposizione d’amore fu un esempio particolarmente eclatante. Abbiamo incontrato Kurt Cobain, un omaggio a Meiko Kaji e La donna Scorpione così come una buona serie di cenni ai classici del kung-fu.

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Perché non giochi all'inferno: fotoLa morte può aspettare

Ma va bene con Perché non giochi all’inferno di cui Sono Sion sembra realizzare la sua fantasia crea il film pulp definitivo. Davanti alla telecamera si susseguono (molto) forte omaggio a Bruce Lee e un riferimento a Corri, Lola, corri. Il regista proclama il suo amore per i classici del cinema yakuza, ma anche per il western, in particolare con la colonna sonora di cui firma la colonna sonora. Un album emozionante ed eclettico che non esiterà a invocare anche Sergio Leone ed Ennio Morricone, in particolare il suo indimenticabile flauto di Pan C’era una volta in America.

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