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Incredibile ma vero: recensione assurda

INCREDIBILE…

La semplice evocazione di Quentin Dupieux suggerisce ovviamente l’assurdo. Tra la stanca omicida di Gomma, la mosca gigante mandibole, l’assassino della giacca di pelle scamosciata Il cervo o i deliranti Chivers di Bistecca, Il cinema di Dupieux ha imposto il suo amore per il burlesque, per l’assurdo, nell’estensione dell’opera di un certo Bertrand Blier (il cui Buffet freddo è, ad esempio, una delle principali ispirazioni del superbo In ufficio!). Quindi, quando scopriamo il tono diIncredibile ma vero, ci diciamo che il regista è determinato a rimanere in linea con la sua filmografia.

Incredibile ma vero racconta infatti la storia di Alain e Marie, una coppia normale, cinquantenne, senza figli e in procinto di trasferirsi in un complesso residenziale. Solo che durante la visita della casa, l’agente immobiliare dice loro che la cantina contiene un portello per l’enigmatico tunnel che potrebbe cambiare la loro vita. Non diremo altro su questa sorpresa che è parte integrante dell’esperienza del film, ma una cosa è certa, Quentin Dupieux, se continua a giocare nel campo dell’assurdo, tocca qui un’idea più malinconica e gentile di prima.

Un portello che cambierà le loro vite

Perché se il primo quarto d’ora di Incredibile ma vero è molto confuso, la sua stranezza lascerà gradualmente il posto a una riflessione più profonda sull’esistenza. Con un concept sapientemente stravagante (anche se non particolarmente originale dopo più di cento anni di cinema), esplorerà il passare del tempo, la vecchiaia, le difficoltà della coppia, il bisogno di essere amati, di amare o di amare, o anche il posto di uomini e donne nella società.

Ciò a cui dà un valore completamente diverso Incredibile ma vero nella filmografia di Dupieux. Il lungometraggio può benissimo essere basato su una caratteristica stranezza del regista, ma si trasforma in un vero racconto filosofico.. Perché se immerge i suoi personaggi in situazioni assurde (o surreali), la storia li metterà a confronto soprattutto con le loro vite reali, le loro soddisfazioni personali o la vanità delle loro realizzazioni. E inevitabilmente, c’è qualcosa di gioioso nel seguire questo quartetto nel loro confronto interiore, di fronte al mistero della vita, nel mezzo di una commedia regolarmente folle.

Incredibile ma vero: foto Léa DruckerLa mela non è biblica per una volta

… MA BOF

Purtroppo, come spesso con Quentin Dupieux, c’è una sensazione di incompiuto o peggio di incompiuto. È proprio una sindrome dalla quale Dupieux sembra non riuscire a districarsi (se proprio vuole) per diversi film (diciamo da quando In ufficio!) e che contamina regolarmente le sue opere recenti. Lasciando che le sue storie si basino su un’idea delle dimensioni di un post-it piuttosto che su uno scenario denso e completo, il regista finisce rapidamente per cadere in una storia superficiale. Quindi inevitabilmente, nonostante la profondità di alcuni argomenti sollevati, Incredibile ma vero non fa eccezione alla regola.

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Dopo una prima mezz’ora divertente e toccante, dove il quartetto principale svela le sue crepe, i suoi desideri o le sue speranze, Incredibile ma vero gira davvero. Un peccato per un film che dura solo 1h14 e il cui scenario potrebbe estendersi in gran parte per più di 2 ore senza che noi vediamo passare il tempo, se fosse sfruttato appieno.

Incredibile ma vero: foto Alain Chabat, Anaïs Demoustier, Benoît MagimelDemoustier e Magimel, perfetti come coppia di amici, anche molto strani

Questo è, del resto, l’ennesimo paradosso di questo Incredibile ma vero. Se Quentin Dupieux è sempre in grado di creare dialoghi gustosi (una scena di cena in cui il buffone sembra quasi la norma) e per dare vita ai suoi personaggi in poche frasi, gesti, emozioni… sembra anche deciso ad affannarsi. La sceneggiatura del suo undicesimo lungometraggio manca certo di spessore, ma è soprattutto Dupieux che sembra determinato a non approfittarne.

Come se, per paura di fare troppo (o semplicemente di sbagliare), il regista ha rifiutato di rischiare, di trasformare davvero il suo stravagante delirio in una tragicommedia agrodolce, triste e nostalgico. Il risultato è questo atto finale sciatto alla velocità della luce, che va a chiudere un lungometraggio che però procedeva lentamente, al rallentatore. Una conclusione che distrugge in pochi secondi tutte le prospettive favolose generate dai tormenti dei personaggi e graffia la bella favola che ci è stata raccontata.

Incredibile ma vero: poster francese

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