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Incredibile ma vero, Fratè… le nuove uscite cinematografiche del 15 giugno

Incredibile ma vero, felpa, The Truman Show… quali sono le uscite cinematografiche per la settimana del 15 giugno 2022?

Ogni settimana, Ecran Large fa il suo mercato nei cinema e seleziona alcune uscite e film da non perdere (per buoni o cattivi motivi). Con il ritorno di Quentin Dupieux, una vita da influencer e il meglio di Jim Carrey.

Devi sempre prenderti cura dei tuoi ingressi ai teatri

ESCURSIONI CONSIGLIATE

Incredibile ma vero

Durata: 1h14

Di cosa si tratta : Alain e Marie comprano una casa in una residenza di periferia. Un portello situato in cantina sconvolgerà la loro esistenza.

Perché devi vederlo : Semplicemente per scoprire cosa nasconde la misteriosa botola che sconvolgerà completamente la vita della coppia interpretata da Alain Chabat e Léa Drucker. Perché non vi diremo nulla qui per mantenere la sorpresa. Una cosa è certa, Quentin Dupieux si diverte sempre ad esplorare l’assurdità del mondo e della convivenza Incredibile ma vero.

Fra dialoghi cesellati, burlesque standardizzato e follia permanente (una storia sacra con Benoît Magimel), il regista continua a seguire le orme di Bertrand Blier, immergendo i personaggi e gli spettatori in una bella riflessione esistenziale e filosofica. Peccato però che il tutto non sia riuscito (ancora). È stata un po’ come la sindrome di Dupieux per alcuni film, questo sapore di incompiuto, frettoloso o superficiale, per via di un film basato più su un’idea delle dimensioni di un post-it che uno scenario pieno e profondo. E purtroppo Incredibile ma vero non scappare.

La nota widescreen : 3/5

FELPA

Durata: 1h46

Di cosa si tratta : Sylwia è bella, sportiva, energica. Lei è l’allenatore sportivo del momento. Con 600.000 iscritti, è influencer e corteggiata dai brand. Ma dietro al successo virtuale, la solitudine, molto reale, non può essere condivisa con nessuno…

Perché devi vederlo : Perché Magdalena Koleśnik sta interpretando il suo primo ruolo da protagonista, elei arriva Felpa per fare la divisione tra il suo personaggio di una donna d’affari instagrammabile e la sua vulnerabilità di una giovane solitaria trentenne con brillantezza. Per l’occasione ha sudato per imparare i codici dei social network, ma anche per scolpire una Barbie di plastica.

Per ottenere una narrazione così intima, il regista svedese Magnus von Horn ha adottato uno stile realistico, quasi documentaristico, a volte senza una steadycam e con una messa in scena ravvicinata attorno alla sua attrice principale, mai fuori dall’inquadratura. L’occasione per lasciarsi cullare da questo racconto energico e sottile, capace di sviluppare una vera e propria riflessione sull’oggettivazione subita dagli utenti dei social network.

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Infine, con un terzo atto sorprendente, vale la pena guardare questa commedia drammatica di meno di due ore. A fortiori per incoraggiare un regista ancora piuttosto confidenziale a cui non manca l’ispirazione.

La nota widescreen : 3,5/5

L’USCITA FREDDA

The Truman Show

Uscita: 1998 – Durata: 1h47

Lo spettacolo di Truman: fotoCompagno il dipinto

Di cosa si tratta : Della vita di Truman, felicissimo nelle sue periferie suburbane americane. Finalmente molto felice finché non comincia ad avere dei dubbi sull’autenticità della sua esistenza.

Perché devi vederlo : Il classico di Andrew Niccol e Peter Weir ha recentemente prestato la sua scena più poetica al Festival di Cannes per il suo poster ufficiale. Un bellissimo omaggio a questo lungometraggio esemplare, che continua a dimostrare il suo potere emotivo e umoristico decenni dopo la sua uscita. Oggi il “concept film” apposta è ancora di moda, soprattutto da quando Blumhouse ne ha fatto il suo modello economico. Ma troppo spesso sacrifica l’intensità narrativa ed emotiva sull’altare di detto concetto. Là dove The Truman Show ci fa ridere a crepapelle, prima di travolgerci con un’emozione quasi antropologica.

Ovviamente c’è Jim Carrey, al top del suo gioco, in un ruolo fatto apposta per lui. Naturalmente, c’è la brillante sceneggiatura di Niccol, che va oltre la semplice satira per osservare un’angoscia quasi filosofica. Ma c’è anche la messa in scena di Peter Weir, un grande regista australiano la cui influenza sul cinema mainstream americano è spesso ridotta al minimo. Il modo in cui si libera gradualmente da un’estetica molto televisiva per evocare una sorta di poesia esistenziale, fino a questo famoso ultimo atto, suscita rispetto. Tutti i contatori sono formali: è un capolavoro.

La nota widescreen : 5/5

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