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In ufficio ! : critico che fa riflettere

NON SVEGLIIAMO UN POLIPODO ADDORMENTATO

Uno dei sottogeneri più devastati della commedia francese, il potachery della polizia aveva bisogno di una spinta. Ma se ridiamo così tanto davanti In ufficio !è proprio perché anziché puntare alla parodia o al pastiche, Quentin Dupieux mantiene il suo solito corso, preferendo narrare con un primo grado assoluto una storia folle all’interno di un mondo in pieno svitamento quantistico.

I film del regista hanno sempre funzionato come tanti parafulmini, catturando l’energia immanente che trasforma l’ordinario in un’apocalisse luminosa. Tornato in Francia per la prima volta da allora Bistecca, questa meccanica di precisione subisce qui una (r)evoluzione logica. Perché In ufficio ! sembra di tornare a casa – pazzesco – man mano che la tavolozza cromatica si è evoluta. Ora tende a un insieme più caldo, mentre la telecamera esamina il testo e gli effetti più elaborati e oliati.

“Hmmm. Questa è una buona recensione, e allora?”

A quanto pare, il cinema di Dupieux dà l’impressione di essersi calmato. Non ti perdi più nei vicoli di Los Angeles, niente abete prematuro o cane in fuga qui. Anche nei suoi colpi di scena, il filmato sembra più calmo, favorendo un’infinita gara verbale, intervallata da alcuniues accanto a frappadingues. Tuttavia, non c’è niente. Meno dimostrativo del solito, il regista si diverte a collezionare micro viaggi su strada e sbandate successive. L’universo diIn ufficio ! è decisamente demente, ma trae la sua forza dalla volontà di non rivelare la sua bandierahant delirio di una trappola puntinista, che spingerà lo spettatore a chiedersi chi, di lui o dei personaggi, sia davvero pazzo.

foto, Benoît Poelvoorde, Grégoire LudigBenoît Poelvoorde e Grégoire Ludig

IL SAMURAIL

Questo rinnovamento incrociato di un ritorno alle origini si fa sentire anche nel casting. Non troveremo i clienti abituali del regista poiché in testa al conto c’è Benoît Poelvoorde, Grégoire Ludig e l’imperturbabile e letalmente divertente Marc Fraize. La loro combinazione offre a Dupieux una partitura più morbida, ma anche più crudele, come un motore rinnovato, ma comunque un motore esplosivo.

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In ufficio !  : foto, Marc FraizeMarc Fraize, sempre esilarante

In effetti, le riprese in francese sembrano aver trasformato in modo sottile ma profondo la tecnica del regista. Il tempo dei dialoghi è logicamente trasformato, portando il suo montaggio a sposare le repliche estese di Poelvoorde, o ad adottare una scansione più elettrica non appena Ludig riprende il controllo. Lasciando spesso che siano i suoi attori a dettare il tono, la messa in scena si sbarazza di ogni posa, non cerca più l’assurdo per l’assurdo, ma registra e nota il suo regno sul mondo. Un cambiamento di algoritmo che offre In ufficio ! un’energia curiosa, rinfrescante e imprevedibile.

Con questi punti di forza, l’artista può gradualmente lasciar andare una fantasia più serrata liberata da alcuni dei suoi tic, per un risultato esuberante, esultante e più tenero del solito. E se il tutto si traduce ovviamente in un viaggio cosmico, più che un capello nella zuppa, quest’ultimo diventa una deliziosa mise en abyss, la conclusione perfetta di una proposta irrefrenabile, In ufficio ! melodie di follia di maturità.

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