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Il nuovo giocattolo: recensione di Barbie Girl

REFARE LA COMMEDIA DI NUOVO GRANDE

Di La signorina Daisy e il suo autista a Intoccabili, si conosce in anticipo la musichetta della commedia del piccolo prete: i soldi non comprano la felicità. Almeno di quelli che hanno molto. La prova, nella casa dell’ultramiliardario boss di un lussuoso e raffinato gruppo di collezionisti d’arte con due nomi di battesimo Bernard Arnault Philippe Étienne, non siamo molto contenti. C’è da dire che Philippe Étienne ha tutto, tranne l’essenziale, ovvero la capacità di provare emozioni e di essere un essere umano come gli altri.e quindi per allevare suo figlio.

Fan di Norauto? Anche a me piacciono le gomme, mi ricordano che sono una busta vuota

Gli ignoranti fortunati sono i poveri capaci di amarsi e di divertirsi, quelli che corrono dietro al denaro quando hanno già l’essenziale nel cuore, non avendolo nelle condizioni di vita materiale. Non tagliamoci gli angoli: peggio di un remake fallito, questo Nuovo giocattolo è un vasto malinteso del suo modello originale e un ammutolimento della sostanza della sua narrazione.

Attingendo al peggior cliché della commedia sociale – vale a dire, la bohémien joie de vivre delle classi lavoratrici -, Il nuovo giocattolo schiaccia l’angoscia del malinconico clown schiacciato dalla macchina liberale incarnata da Pierre Richard, e offre invece le buffonate arrossate del giullare del re, vale a dire Jamel Debbouze che improvvisa come meglio può nel vuoto di scene che si sospetta non siano state scritte in anticipo. Non siamo troppo severi, non deve essere facile venire a patti con: niente.

Il nuovo giocattolo: foto, Jamel DebbouzeIl giullare sostituisce il clown, ma anche lui deve mangiare bene

HUMOR DEL TERZO RICCO

“Mettetevi davanti alla telecamera e fate il cane (letteralmente), la gente sarà felice” sembra ululare ad ogni sua apparizione, di cui sentiamo l’immensa violenza di classe dietro ogni vano tentativo di far ridere la gente. Una violenza venata di razzismo che, ironia della sorte, abita anche i personaggi il cui film cerca di denunciare le stesse mancanze di cui si diletta : esotismo di periferia, strapiombo altezzoso, costumi barbarici mascherati da raffinatezza estetica. All’ospedale se ne frega della carità, ma almeno dà vita a un simpatico ossimoro: ecco un parallelo contorto.

E bisogna riconoscere che, che sia frutto di goffaggine o ipocrisia, questo parallelo contorto produce diversi effetti inaspettati durante una prima parte di una crudeltà così gelida e contraddittoria con l’essenza comica da far credere al tempo di una sequenza in un remake di Cacce del conte Zaroff di Michael Haneke. L’opportunità di ringraziare Simon Faliu, eccellente bambino sociopatico di cui si può facilmente immaginare come un cliente stanco Gioco del calamaro o strappare le gambe a uno studente giapponese come una formica Ostello 2. Allo stesso modo, se sembra essere prigioniero del suo ruolo di patriarca in Il Briola maestà imperiale di Daniel Auteuil brilla come sempre.

Il nuovo giocattolo: foto, Simon Faliu– Sciogliere gli occhi con una torcia come uova – Strapazzate o alla coque, signore?

Ma sarebbe sbagliato credere per più di mezz’ora che questo film riuscirà casualmente a realizzare una satira sociale, tanto viene a mettere in atto il servilismo bastardo della sua seconda parte Il nuovo giocattolo in grembo ai nostri sfortunati vincitori del 21° secolo. “Quando crescerai, guiderai il mondo a modo tuo”, dice Daniel Auteuil nella sua grande riconciliazione finale con il figlio, dopo aver aderito con indulgenza alle richieste dei sindacalisti disonesti. Questo figlio, che gli ha appena dato la famosa lezione di umanità necessaria per ogni doloroso film sociale, risponde: “Vorrei creare una start up”. Generici, camminano verso l’orizzonte, il futuro.

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Il nuovo giocattolo: foto, Daniel AuteuilUn giorno tutto nella luce sarà tuo

REALIZZATO IN PLASTICA

Siano tutti rassicurati: felici o no, è inutile contare su di loro per cambiare l’ordine di un mondo scosso dall’illusione della modernità della civiltà. Non c’è da stupirsi, quindi, che i pochi elementi di modernizzazione formale di questo remake siano i più pigri di tutti. L’impero industriale lascia il posto alla start-up: il palazzo lascia il posto alla camera da letto high-tech e, ovviamente, a Internet, dato che nostro figlio ora è uno youtuber, una nuova figura della risata giocosa del momento, sembra, Darknet-sur-Mer lo testimonia.

E il nostro Pierre Richard 2022 ovviamente non è più un giornalista terrorizzato dalla disoccupazione che attende nei suoi scritti al soldo di un miliardario, si vedrebbe fin troppo. Eccolo ora, un felice venditore d’asta nei mercati, che sogna di essere un imprenditore, come se un manager della felicità fosse venuto a fare un piccolo luccichio per dare un po’ di slancio a un copione che non era abbastanza pollice in su. E come se il mondo non ne avesse abbastanza di un solo Ary Abittan e dei suoi kilotoni di risate contraffatte sottovuoto. Una risata che non ha nemmeno la gentilezza per assolvere alla sua funzione più elementare, ovvero quella di sconvolgere il buon ordine stabilito.

Il nuovo giocattolo: fotoCiao mondo, va tutto bene?

“Abbiamo passato un periodo difficile all’inizio, Pierre Richard ed io. Ha giocato in modo comico. Correva alzando le ginocchia e balbettava le battute per ottenere umorismo. Era l’opposto di quello che volevo”, confidava anni fa il regista Francis Veber. Capì, ma stava lottando per liberarsi dei suoi tic. Ci è riuscito con un duro lavoro e ho avuto il piacere di vederlo passare dalla pelle di un mimo, di un ballerino e di un clown, a quella di un attore.

Il fatto che Jamel Debbouze faccia esattamente il contrario la dice lunga sull’approccio artistico generale dell’opera. Questo è il revival di James Huth: la sanificazione. Trasformare il burattino di legno in una Barbie di plastica, prendendo per scherzo il dramma indignato di ieri. La commedia è seria.

Il nuovo giocattolo: poster ufficiale

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