fbpx

Il mezzo: critico non proprio posseduto

sciamani in completa privacy

Il mezzo sposa i codici del documentario per filmare elementi fantastici. Una grande idea che permette ancorare il soprannaturale nel reale e nel tangibile, con movimenti e zoom improvvisi che danno l’impressione che le immagini siano state scattate sul posto. Una versione aumentata (e meno dubbia) degli spettacoli americani di cacciatori di fantasmi, in cui questa volta l’orrore contamina la realtà per più di 2 ore e 10 di film.

Viaggio in terra sconosciuta

Sfortunatamente, questo bel concetto viene rapidamente offuscato dalle strane reazioni dei personaggi, specialmente quando i cameraman a volte rimangono sorprendentemente statici per inquadrare correttamente una minaccia da cui chiunque sarebbe fuggito. Un dettaglio tra gli altri che solletica gentilmente la nostra sospensione dell’incredulità, ma soprattutto da realizzare di un espediente non sempre ben digerito che soffoca il coinvolgimento dello spettatore invece di esaltarlo.

Una complicità con il pubblico che potrebbe aver subito una maggiore vicinanza ai protagonisti. Purtroppo, i momenti emotivi o sono ripresi da lontano, o parassitati dall’idea stessa del voyeurismo dell’operatore, riducendo così la possibilità di attenersi alle emozioni dei personaggi. Il mockumentary soffoca poi l’empatia degli spettatori, un gancio che tuttavia vuole essere essenziale nell’orribile processo di Il mezzo.

Il mezzo: fotoAttività non molto normale

È successo vicino a te

In effetti, il film diretto da Banjong Pisanthanakun non è venduto come un gioco di massacro divertente che diffonderebbe le viscere dei suoi antieroi sull’intera storia, anzi. Il mezzo desidera accompagnare i suoi personaggi e suscitare un’emozione e una tensione progressiva per il possesso del giovane Mink. Ahimè, tra gli sguardi più o meno preoccupanti della telecamera, il sgradevole vomito nero e l’animaletto gustato felicemente dall’indemoniato, i codici del film sull’esorcismo sono applicati in maniera molto saggia e alquanto sistematica.

Questi codici già visti perdono poi il loro impatto, oltre ad essere faticosamente eseguiti, come dimostra il lungo passaggio del lato oscuro di Mink che porta a una seconda parte del film in cui il personaggio saccheggia la casa della madre ogni notte. La narrazione del film è tesa alla ripetizioneesaurendo così l’orribile forza di questi vari effetti.

FotoLa Torre del “Terrore”

Inoltre, vagando evasivamente sulle tracce del fratello defunto, oppure non sapendo bene perché certi personaggi sono posseduti e non altri, Il mezzo dispiega una mitologia che a volte suona un po’ a caso, persino incoerente. Non che la sovraspiegazione sia fine a se stessa, anzi, tuttavia, l’opacità dell’operazione del processo sciamanico nel film continua a limitare l’immersione dello spettatore.

Detto questo, questa installazione irregolare della sua mitologia porta a un climax dannatamente disordinato in cui il fatto di non conoscere esattamente le origini della minaccia lo rende ancora più preoccupante. Gli antagonisti si moltiplicano e il taglio si irrita in un montaggio alternato teso e stimolante. Una cerimonia da incubo che riporta un po’ di vita all’orribile contenuto di Il mezzo, fornendo il brivido tanto atteso e così faticosamente suggerito finora.

Leggi  Amazon abbassa il prezzo di questi fantastici portachiavi USB: porta i tuoi film preferiti ovunque con sconti fino al 65% - Notizie serie TV

Il mezzo: fotoQuando il tuo compleanno sul serio va in diretta…

Una questione di famiglia

Insomma, bene per male, tanto più che questa rappresentazione ineguale del processo sciamanico non sembra essere spiegata unicamente dalla goffaggine degli autori di Il mezzo. Oltre a un dialogo introduttivo che richiama immediatamente la natura sfuggente degli spiriti, la graduale perdita di controllo dello sciamano Min sembra testimoniare una certa difficoltà nell’afferrare e cogliere davvero questo tipo di spiritualità. I protagonisti del lungometraggio stessi hanno difficoltà a comprendere il funzionamento del proprio universo.

Questa perdita di riferimento porta a un’ultima sequenza molto bella in cui la protagonista confida alla troupe cinematografica la sua paura di aver offerto la sua esistenza a qualcosa che non capiva davvero. Uno sciamano che dubita, e di fronte a lei un altro che non esita ad accogliere qualsiasi cerimonia semplicemente perché lui “devono guadagnarsi da viveresenza dimenticare il fratello sul punto di lasciare la casa di famiglia alla minima minaccia: i personaggi di Il mezzo sono complessi e caratterizzati in modo piuttosto grezzo.

Il mezzo: fotoUn’eredità oscura

Questa galleria di personaggi dà un po’ di carne e densità alla scrittura del film. Lo testimonia il viaggio di Noi, la sorella della protagonista, che ha sacrificato la sorte di quest’ultima per non diventare sciamana. È solo quando sua figlia sarà in pericolo che chiederà aiuto a sua sorella, nonostante le loro differenze. No diventa il personaggio più toccante del film, figura ambigua, ma terribilmente umana fuggito dallo sciamanesimo e dalle sue conseguenze come una maledizione.

La spiritualità non è un dono Il mezzoquesto è un’eredità pesante e instabile che consuma i personaggi e li mette l’uno contro l’altro. Combattendo contro la sua eredità o sposandolo a malincuore, il lungometraggio diretto da Banjong Pisanthanakun pone così un problema esistenziale nero e tragico, a testimonianza del suo vero potenziale sensibile.

The Medium è disponibile su VOD dal 15 giugno 2022 e dal 22 giugno su DVD e Blu-ray

Il mezzo: poster ufficiale

Lascia un commento