fbpx

I migliori film usciti a novembre (2022): da ‘As bestas’ a ‘Black Panther: Wakanda Forever’

Novembre è stato un buon mese per il cinemaspecialmente per Quei film spagnoli che finalmente sono arrivati ​​nelle sale dopo aver attraversato il circuito dei festival internazionali. È il caso di come bestiela prima incursione nel western di Rodrigo Sorogoyen e Isabel Peña; Acquail debutto di Elena López Riera che si muove a metà tra realismo magico, saggistica e costumbrismo, e il maternola consacrazione di Pilar Palomero come narratrice di maternità, adolescenza, vita ai margini ed empatia.

Tra i grandi titoli di Hollywood spicca Pantera Nera: Wakanda per sempre, un film che dovrebbe essere il punto d’incontro tra un omaggio al defunto Chadwick Boseman e una continuazione dell’affascinante mondo che Ryan Coogler ha presentato nel film originale. Missione compiuta. Nei campi dello streaming, questo novembre si distingue Il prodigiola prima collaborazione del cileno Sebastián Lelio con il tuttofare Florence Pugh, adattamento di un best-seller di Emma Donoghue.

Film come chiuderela consacrazione del belga Lukas Dhont (ragazza) che non abbiamo ancora visto in il giornale specializzato in serie televisive e film, o le numerose uscite tecniche che Netflix ha realizzato questo mese nelle sale prima che arrivino in grande stile sulla loro piattaforma prima della fine dell’anno.

[Las 10 mayores rivales de ‘Alcarràs’ por el Oscar internacional (y lo que debes saber de ellas)]

‘Black Panther: Wakanda Forever’ (cinema)


Non è stato facile Ryan Coogler. Il regista non poteva ignorare la tragica morte di Chadwick Boseman, ma non poteva nemmeno permettere che il sequel dell’innovativo film originale venisse inghiottito dall’assenza di T’Challa. L’autore di ritenere costruisce con la stessa cura la ricerca di un sostituto di Black Panther come i contati, ma efficaci omaggi all’attore. Il sequel è così consapevole della propria importanza da prendere due decisioni interessanti che rompono con le regole Marvel: iniziare in medias res prima di un’indimenticabile testata ed eliminare la già classica scena post-credits con cui lo studio dà indizi su ciò che verrà. venire.

Lo spettacolare lavoro sui costumi, la musica e la direzione artistica sono un altro passo avanti nella saga artisticamente più ambiziosa dell’universo cinematografico Marvel. In una storia di grandi personaggi femminili, una spettacolare Angela Bassett è la regina di Wakanda. letteralmente e metaforicamente. Punti extra per Tenoch Huerta, notevole nei panni di Namor nonostante abbia seguito le orme di un altro fantasma: il fantastico villain interpretato da Michael B. Jordan nel primo Pantera nera.

[Crítica: ‘Black Panther: Wakanda Forever’, emoción, épica y denuncia en el mayor reto de Marvel]

‘As bestas’ (Cinema)


Rodrigo Sorogoyen minaccia di rovinare la festa a Carla Simón ai Goyas con il primo western della sua carriera e il film più maturo del tandem (quasi) infallibile che forma insieme al suo co-autore, isabel pena. Insieme a come bestie, la coppia scommette ancora una volta sulla tensione insopportabile (forse il punto e il comune di tutto il loro lavoro) per raccontare una storia di invasori e invasi, buoni e cattivi, locali e immigrati nella Spagna svuotata, in particolare la Galizia. Il film Può essere analizzato come il cugino di primo grado del nuovo Cristian Mungiu: risonanza magneticaun candidato alla Palma d’Oro che uscirà nelle sale spagnole il 28 dicembre.

come bestie in una storia che non ha risposte facili alle domande che pone allo spettatore, come dimostra lo spettacolare piano sequenza condiviso da Denis Ménochet, Luis Zahera e Diego Anido (tre delle migliori interpretazioni maschili del cinema spagnolo nel 2022) mentre sparano a terra le conclusioni affrettate raggiunte sia dal pubblico che dai personaggi stessi. Tuttavia, se c’è una decisione audace, rischiosa e trascendentale nell’approccio di Sorogoyen e Peña, è il loro impegno a un terzo atto che la maggior parte dei registi avrebbe lasciato ad un epilogo semplice e succinto. È lì, in quegli ultimi 40 minuti, che il film si forgia come uno dei grandi gioielli dell’autunno cinematografico.

[Rodrigo Sorogoyen: “Hay cuentas pendientes con la guerra civil, no es malo hablar de nuestra historia”]

‘Il materno’ (cinema)


Pilar Palomero continua a esplorare i legami tra madri e figlie nel suo secondo film. Il Mana conferma con il materno tutto il talento che aveva intuito al suo celebre esordio, ragazze: la sensibilità per parlare di adolescenza, uno sguardo non giudicante sulla maternità e l’empatia nel suo approccio alla vita ai margini. Palomero parte dalla storia di una madre adolescente a sua volta figlia di un’altra madre giovane e single per parlare di una realtà che la società preferisce lasciare da parte: il cammino di apprendimento e maturità di tutte quelle donne che devono affrontare una maternità precoce in un mondo in cui le opportunità sono una merce rara.

Leggi  Investigatore privato Waldo: Spiegazione della fine!

Le migliori compagne di viaggio della regista sono le sue due attrici protagoniste: una angela cervantes che materializza tutte le promesse di ragazze Y una travolgente Carla Quílez che, a 14 anni, non aveva mai recitato prima. La sua conchiglia d’argento al Festival di San Sebastian gli rende giustizia un miracolo di naturalezza e carisma che risplende nei momenti più importanti di il maternodalla scena in cui il suo personaggio sente per la prima volta le storie di altre ragazze che si trovano nella stessa situazione (interpretate da donne che hanno vissuto la stessa cosa nella propria vita) al momento dell’unione e dell’intesa con la madre , con colui che mantiene una relazione complicata, mentre ballano insieme al ritmo di Estopa.

[Pilar Palomero enseña la otra cara de ‘La maternal’: “Las madres adolescentes son juzgadas y olvidadas”]

‘L’acqua’ (cinema)


La Quinzaine des Réalisateurs di Cannes si è innamorata del personalissimo debutto di Elena López Riera. Non è sorprendente: Acqua È il lavoro di una regista che sa di cosa parla ed è molto chiara su cosa vuole raccontare e, soprattutto, perché vuole raccontarlo. Con uno stile che gioca con il realismo magico, il costumbrismo, la saggistica e persino il genere, la regista di Alicante ripercorre le sue origini con una storia sulle donne e l’acqua che minaccia di portarle via, recuperando tutte quelle leggende che corrono il rischio di perdersi come lacrime nella pioggia solo perché raccontate da persone che, come sostiene il regista, non compaiono nei libri di storia.

Bárbara Lennie e Nieve de Medina accompagnano una serie di attori non professionisti (guidati dalla magnetica Luna Pamiés) in un film ipnotico e riconoscibile, profondamente locale e universale allo stesso tempo, come ha chiarito la sua partecipazione a festival come Toronto e Cannes. In un anno di numerosi approcci al rurale da parte dei nuovi registi del cinema spagnolo (da Carla Simón a Carlota Pereda, passando per Rocío Mesa), La voce di López Riera parla forte e chiaro con il suo stile.

[Elena López Riera: “El mundo nos ha intentado contar que, si no estás en los libros, no eres importante”]

“Il prodigio” (Netflix)


Nonostante non gli piaccia essere etichettato come regista di storie di donne, il cileno Sebastiano Lelio chiarisce ancora una volta il suo talento innato nel parlare di donne che sfidano il sistema stabilito, costi quel che costi. In questo caso lo fa attraverso la storia di Lib Wright, un’infermiera inglese che si reca in un angolo sperduto d’Irlanda per cercare di scoprire come sia possibile che una ragazza della regione sia rimasta quattro mesi senza mangiare, senza che il suo corpo mostrasse eventuali postumi… L’adattamento del romanzo di Emma Donoghue (già tratto film con il meraviglioso La stanza) è presentato come una storia affascinante sul potere della finzione e della narrativa per il potere politicoesplorando con drammaticità e intrighi l’eterna tensione tra scienza e fanatismo.

Florence Pugh ricorda di nuovo al pubblico perché è considerata una delle migliori attrici della sua generazione. Non c’è passo falso per un’attrice che brilla esteriormente, come dentro Non preoccuparti caro, dove era ben al di sopra del thriller giocoso ma logoro di Olivia Wilde- come internamente, con il nuovo Lelio. L’attrice è la migliore alleata del cileno, uno di quei registi sempre in sintonia. Con l’eccezione di Gloria Bell (un solido ma inutile remake quella Gloria che esisteva solo come esercizio di vanità di una meravigliosa Julianne Moore), direttore di una donna fantastica Ha incatenato un film rivendicabile dopo l’altro per un decennio. Il prodigioforse il meno rotondo di tutti, non fa eccezione.

[Sebastián Lelio: “Florence Pugh te da la sensación de que ya lo ha hecho todo a pesar de su juventud”]

Lascia un commento