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guarda indietro alle tre migliori vendette del thriller coreano Netflix

Mentre la serie coreana Tassista è sbarcato su Netflix, torniamo alle tre migliori vendette che fanno venire voglia di salire sul taxi deluxe.

Non ucciderti, vendicati. Lo faremo per te “. Questa la promessa fatta dalla compagnia di taxi Arc-en-Ciel, una copertura che nasconde le spedizioni punitive di una compagnia responsabile diottenere giustizia per i suoi clienti respinti dai meandri di un sistema legale e giudiziario troppo meticoloso. Ispirato da webtoon Il taxi deluxe scritto e illustrato da CARLOS e Lee Jae-jin, Tassista ruota attorno all’ex agente dell’UDT (Underwater Demolition Team) Kim Do-gi (Lee Je-hoon), che è spinto dall’omicidio impunito di sua madre a unirsi all’istigatore Jang Sung-chul (Eui-sung Kim) e proprietario della compagnia vendicativa Arc-en-Ciel.

Sulla via della vendetta

Lungi dal rispondere alla figura troppo convenzionale del vigilante solitario, Kim Do-gi lavora anche al fianco del genio dei computer Ahn Go Eun (Pyo Ye-jin), oltre a due ingegneri di manutenzione prodigiosamente burleschi, Choi Kyung-goo (Jang Hyuk- jin) e Park Jin-mon (Bae Yoo-ram).

Spinta da un’azione esplosiva e da temi più delicati l’uno dell’altro, la prima stagione di Tassista esplora più trame, ognuna che si sviluppa da due a cinque episodi, da scoprire dal 26 aprile sulla piattaforma Netflix. Ritorniamo quindi qui a le tre migliori vendette operate dalla serieperché cosa potrebbe esserci di più soddisfacente che guardare una manciata di antieroi imporre la loro punizione dove la giustizia ha fallito? Attenzione, spoiler!

DELLE GIOIE DELLA SCHIAVITÙ MODERNA

Episodi 1 e 2

Una sera, il team di Arc-en-Ciel riceve una telefonata da Maria Kang, una giovane donna affetta da un grave ritardo mentale appena evasa da una fabbrica di fermentazione dove è stata ridotta in schiavitù. Piuttosto che suicidarsi, quest’ultimo sceglie di ottenere giustizia grazie ai vendicatori.

Con questi primi due episodi, Vuoi vendicarti e Do-gi incontra Ju Chan, Tassista colpisce duro e annuncia il colore: infiltrazioni sotto copertura, macchinari condotti senza intoppi e altri gadget per rendere verde d’invidia qualsiasi James Bond. La bella squadra di Arc-en-Ciel non manca di ingegno o di mezzi, per rendere giustizia alla propria clientela abbandonata dal sistema giudiziario.

Tassista: foto, Lee Je-hoonTaxi Driver da Scorsese o Drive da Winding Refn?

Spinto dalla messa in scena schietta e inequivocabile di Park Joon-woo (Dottor Detective)Tassista risponde con a qualità plastica innegabile senza però mai cadere nell’overstyle. Investendo piuttosto l’ardore del suo personaggio con una fluidità organica, il regista sottolinea così con un’agilità esultante le tante scene di boxe in cui si abbandona Kim Do-gi.

Impreziosito dalla maschera da incubo di Jason Voorhees, il vigilante non trattiene i suoi colpi e, in un rissa orgasmica per quanto possibile, usa allegramente oggetti contundenti alla sua portata per regolare meglio i suoi conti con Park Joo Chan, l’impudente presidente della fabbrica in cui Maria era tenuta prigioniera. L’azione è cristallina, il ritmo impeccabile. Inoltre, la telecamera di Joon-woo non sembra filmare i suoi artisti tanto quanto li accompagna, ogni movimento è pensato in modo intelligente per far pompare l’adrenalina dello spettatore. Un primo caso dalla piacevole conclusione, che stabilisce con formidabile efficacia il concept e l’atmosfera generale del racconto.

Tassista: foto, Lee Je-hoon Una risoluzione estremamente catartica

GLI AFFARI SONO AFFARI

Episodi 5–8

Il vice procuratore Cho-jin Woo informa Kang Ha-na che le accuse nella causa contro la società di computer UData sono state ritirate dall’attore. Quando il file finisce nelle mani di Jang Sung-chul e Kim Do-Gi, il team di Arc-en-Ciel subentra per mettere fuori gioco il presidente dell’azienda, Park Yang-jin.

Portato da una nuova trama con più antagonisti, Tassista guadagna notevolmente, durante questi quattro episodi, in complessità e oscurità. E se la facilità con cui i cinque vigilantes sono riusciti a mettersi al passo con i criminali potrebbe, alla lunga, risultare noiosa, gli orrori che alcuni dei personaggi dovranno affrontare qui finalmente inietta nella storia la vulnerabilità che le è mancata fino ad ora.

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Tassista: foto, Pyo Ye-jin Affidati sempre alla sua “ragazza sulla sedia”

Sotto copertura in azienda, Kim Do-gi scopre con disgusto che UData in realtà deve la sua enorme fortuna non ai suoi servizi di archiviazione online, ma alle entrate generate dalla vendita di massa di video pornografici, girato e ottenuto all’insaputa delle giovani donne coinvolti. Questa nuova relazione (ispirata a eventi reali) trascende quindi in gran parte il caso del boss violento, mentre la squadra di Arc-en-Ciel si impantana, volenti o nolenti, nelle viscose fitte ditraffico sessuale organizzato.

Una trama delicata dai dolci accenni di sessismo, violenza e abusi che però non cede al voyeurismo o alla disinvoltura, e incentra invece la sua storia sugli effetti che questi temi avranno sui personaggi per approfondirli e umanizzarli al meglio.

Dall’isteria a cui si abbandona Ahn Go Eun, costretta a rivivere un trauma abominevole (Pio Ye-jin vi offre una performance straziante), al pestaggio che Kim Do-gi subisce per mano del presidente Park, ill’invincibilità manifesta della squadra di Arc-en-Ciel vacilla pericolosamente e solo con difficoltà riacquisterà il suo equilibrio. La risoluzione finale sarà infatti meno catartica che agrodolce, nonostante un’innegabile vittoria sul presidente Park.

Tassista: foto, Lee Je-hoonCambiano le dinamiche per i vigilantes…

kim do stoppino

Episodi 11–14

Il figlio di un pastore è scomparso, ma senza un corpo è impossibile per il pubblico ministero Kang Ha-na accusare il presunto colpevole. Sconvolto dall’incapacità della polizia di trovare al minimo indizio che sbloccherebbe le indagini, il padre dello scomparso si rassegna a utilizzare i servizi offerti dai taxi Arc-en-Ciel.

Dopo il punto di svolta dell’affare UData, Tassista interroga più profondamente la sua doppia visione della giustizia. Dopotutto, può esistere davvero la giustizia al di fuori della legge? E il fine giustifica i mezzi? La stessa logica manichea a cui fino ad allora si era ridotto il conflitto morale tra pubblico ministero e vendicatori acquista così considerevolmente sfumatura in questo nuovo arco narrativo, per meglio sondarne le sottigliezze.

Tassista: foto, EsomFai giustizia o fai giustizia a te stesso?

Da un lato, la fede legale del procuratore Kang vacilla come sperimenta personalmente i difetti del sistema giudiziario che rappresenta. D’altra parte, Jang Sung-chul si interroga la solidità della sua disciplina dopo aver scoperto le sue battute d’arresto. Se, come sostiene la targa sul muro del suo soggiorno, combattere il male con il bene è una cosa, i personaggi scoprono rapidamente nel corso di questi tre episodi che l’inferno è davvero lastricato di buone intenzioni.

punteggiato da inseguimenti, presa di ostaggi e altre sessioni di tortura, questo penultimo segmento narrativo della serie esplora i trucchi di un inevitabile circolo vizioso, per onorare al meglio un sistema legale sicuramente fallibile, ma regolamentato. E se le sequenze d’azione sempre impeccabilmente coreografate sono ancora altrettanto divertenti, lo spettatore sarà forse più felice di vedere il pubblico ministero Kang salvare il personaggio di Lee Je-hoon da un corpo all’altro perso in anticipo e passare le manette ai rapitori di Jang Sung-chul e Choi Kyung-goo.

Una delibera che spinge il direttore della fondazione Arc-en-Ciel a porre fine alle attività della società. Ma lo farà davvero?

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