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Giungla rossa: critiche tra compagni

APOCALISSE ORA

Rosso giungla ripercorre gli ultimi anni di vita di Raul Reyes, il numero 2 delle Farc ucciso in un raid dell’esercito colombiano e della CIA nel marzo 2008. Come spiega il biglietto di apertura, la sua morte ha segnato una svolta importante per il comunista guerriglieri, che deposero le armi pochi anni dopo, dopo oltre 50 anni di attività.

Ma tutto ciò alla fine ha poca importanza, dato che il movimento rivoluzionario, le sue origini, la sua organizzazione, il contesto geopolitico e sociale in cui si svolge o anche le conseguenze della morte di Raul Reyes hanno largamente parte stato evacuato dallo scenario per concentrarsi su la perdizione di un uomo, la cui causa e ragione gli sfuggirono.

Raul Reyes interpretato dall’attore colombiano Alvaro Bayona

Prima di iniziare la scrittura e lo sviluppo del loro film, i registi Zoltan Horvath e Juan José Lozano (oltre al co-sceneggiatore Antoine Germa) hanno avuto accesso alla corrispondenza informatica di Raul Reyes: migliaia di e-mail che avevano l’aria di un giornale di bordo, ma anche di un diario personale. Davanti l’inaspettata dimensione romantica del personaggio, il team ha preferito soffermarsi sulla sua condizione umana più che sul suo impatto storico o sulle sue imprese. Tutti gli elementi fattuali presentati nel film motivano così la sua disintegrazione psicologica e consentono di ancorare la storia nella nostra realtà per supportare meglio il fatto che essa sia completamente distaccata da essa.

Il video di Ingrid Bétancourt o l’elezione di Nicolas Sarkozy – presentati come immagini d’archivio – servono quindi più come detonatori che come parentesi narrative o vero arricchimento della sceneggiatura. I prigionieri, il leader della guerriglia, i soldati colombiani e nemmeno il presidente Uribe non sono mai fisicamente presenti sullo schermo. Questo trattamento ermetico, tuttavia, avrebbe funzionato meglio se la trama si fosse concentrata interamente su Raul invece che su soffermarsi più superficialmente sui propri compagni.

Giungla rossa : foto Vera Mercado, Álvaro BayonaL’inizio della fine

I vari personaggi che gravitano intorno a lui servono solo a illustrare le contraddizioni delle forze armate ea rilanciare questioni che avrebbero dovuto essere approfondite come il posto delle donne nelle Farc o l’impossibilità morale di rimanere fedeli alla causa. Il film spazza via punti controversi come il coinvolgimento della CIA e delle potenze straniere, il trattamento dei media nei confronti della guerriglia oi metodi barbari dell’esercito colombiano. Rimane in superficie per non rischiare di appoggiarsi su un lato della bilancia, il cartellino di apertura specificando però che “essoQuesta resa non segna la fine della lotta” e “Rimangono la violenza, l’ingiustizia e la corruzione” come se il film volesse sezionare l’argomento, quando lo sfiora appena.

Diverse scene sembrano troppo artificiali, come il confronto tra soldati che è solo un pretesto per parlare brevemente della visione idealistica che i rivoluzionari hanno di se stessi, o il linciaggio di uno di loro per affrontare la loro radicalizzazione e, per estensione, la loro radicalità. Ma le sue note di intenzione servono solo ad arricchire il ritratto di Raulper analizzare le sue reazioni e comportamenti in caso di crisi o conflitto interno, gli altri personaggi – in particolare Gloria – essendo principalmente calibri e bussole umani.

Giungla rossa : foto Vera Mercado, Patricia TamayoPersonaggi che non hanno un posto dove esistere

TERAPIA INTENSIVA

Come dice anche la carta di apertura: “In questa storia è tutto vero. O quasi“. Se la cornice segue gli eventi storici che hanno portato le Farc a deporre le armi e presenta o menziona personalità realmente esistite, i registi hanno giudiziosamente fatto ricorso all’animazione a se la distanza dal trattamento più freddo e fattuale dei film e delle serie documentari che costituiscono la maggior parte della filmografia di Juan José Lozano. Il fatto di aver prima filmato gli attori in inquadrature reali su uno schermo verde prima di creare tutte le scenografie e poi di armonizzare il tutto consente di navigare in un mezzo visivo che lascia alternativamente il sopravvento alla realtà o alla finzione.

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L’animazione riesce a staccarsi dal film biografico eccessivamente formale di sondare la mente inquieta di Raul Reyes attraverso alcune sequenze oniriche, che si distinguono per l’animazione 2D minimalista e i colori sgargianti. I primi testimoniano la megalomania di quest’uomo che sogna di essere un grande rivoluzionario, fino a diventare più criptici e da incubo, persino premonitori come la visione di un fiume insanguinato dove giacciono i cadaveri del gruppo armato poco prima dell’assalto dell’esercito colombiano .

Giungla rossa: fotoPotere sul dovere

Il serpente che uccide il cane nei primi secondi del film è un’opportunità per Raul per ricordare ai suoi compagni l’importanza di non abbassare la guardia, di stare all’erta per anticipare l’attacco, per poi andare rapidamente contro le sue stesse linee guida. Il serpente diventa una figura metaforica, quella del pericolo e della minaccia che Raul si rifiuta di considerare, lasciando il posto alla sua stessa negazione la fatalità che gli si avvicina fino al suo abbraccio mortale.

L’ultima sequenza illustra anche la sua cecità, quest’ultimo immaginandosi acclamato dal popolo dopo aver rovesciato il potere quando aveva perso l’appoggio dei colombiani diversi mesi prima, ma ancora una volta ha preferito agire come se la marea stesse cambiando, anzi a suo favore.

Giungla rossa: fotoRaul cerca di sfuggire all’inevitabile

CROCIERA NELLA GIUNGLA

Inevitabilmente, il degrado mentale di Raul va di pari passo con la disfatta delle Farc, e la loro caduta comune si riflette nell’illustrazione della giungla, che è trattata come un personaggio a sé stante. All’inizio del film, quest’ultimo è quasi simile a una foresta, abbastanza rada da schiarire il cielo e vanta una vegetazione verdeggiante quasi idilliaca. Anche il loro campo è ben consolidato, Raul e l’emissario europeo discutono in un’infrastruttura tagliata fuori dall’esterno. Ma quando la situazione si ribalta contro di loro, il quadro si oscura e lo scenario sfrutta la stagione delle piogge per riversare torrenti sui personaggi che presto si ritrovano prigionieri di nebbia, fango e tic.

Con l’avvicinarsi dei soldati colombiani, il terreno diventa più ripido e pericoloso, mentre il cielo è coperto da alberi sempre più alti e fitti, tanto che soffocare il paesaggio come una morsa che si stringe attorno al gruppo e al suo capo. Le liane e le grosse radici vengono alla ribalta per schiacciare un po’ di più i personaggi e rallentarli nel loro avanzamento (che assume sempre più aria di ritiro).

Giungla rossa: fotoLa giungla permette anche di illustrare lo scorrere del tempo e di accompagnare le numerose ellissi

Le capanne del nuovo campo sembrano quindi più rifugi improvvisati dove acqua, vegetazione e insetti penetrano e mangiano le fondamenta. Quando Raul perde completamente l’equilibrio, la giungla riprende i suoi colori luccicanti e si presenta persino con aspetti eterei che rasentano il fantastico con la sua flora esotica, le sue lucciole colorate o persino il luccichio della colonna sonora.

Se l’animazione può quindi sembrare superflua a prima vista, questo crea una frattura tra il contesto storico realistico e il carattere immaginario e introspettivo del film che parla delle Farc solo attraverso uno dei loro. Anche se schiva certi soggetti che mette lui stesso in tavola, evita ogni dicotomia dipingendo né il ritratto di un martire né quello di un mostro, ma semplicemente invitandoci a seguirlo nella sua follia e nelle sue illusioni.

Giungla rossa: poster ufficiale

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