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Ercole: Recensione

Ercole

Rivisitare un mito è una di quelle imprese che ci permettono di rivalutare un’icona e il suo significato più profondo. Un approccio a cui Brett Ratner afferma forte e chiaro, che qui sembra una qualche forma di cinica truffa. Contrariamente a quanto suggerito dalla promozione del film, qui non si tratta di mitologia. Ercole non è più un semidio figuriamoci un superuomo.

Ridotto allo stato di mercenario, il personaggio, accompagnato da un branco di compagni d’armi uscito dal disastro Re Artù di Antonio Fuqua, è anche spogliato di tutta l’ambiguità che l’ha resa così ricca. Leader indiscusso, uomo dal grande cuore, il figlio di Zeus non è più nemmeno il selvaggio assassino immortalato dalla leggenda, Hollywood che si adatta male a personaggi moralmente riprovevoli.

Forza Fido, vai a prendere un bastone!

la grassa hollywood

Una volta che i dodici lavori sono stati spediti in un flashback inaugurale, tutto ciò che resta da fare al film è dispiegare il suo goffo programma di recitazione. Molto loquace e piuttosto succinto in azioneil film ha poi difficoltà a nascondere i difetti della sceneggiatura e la stupidità del suo personaggio principale, che cambia le opinioni politiche come se si scuotasse.

La sceneggiatura non risparmia nemmeno le orecchie degli spettatori, grazie ai dialoghi strazianti dove Ercole ci regala “Fottuto centauro!” », dopo aver accettato di prendere un “sedativo”. Saremo anche sorpresi di imbatterci in questa antica Grecia solo individui laici e secolarizzati, desiderosi di distruggere i miti e preoccupati per la realtà, un’altra totale non plausibilità di uno scenario fragola.

Ercole: foto, Dwayne Johnson“Dove sono i fottuti nemici?”

Rimane la cura posta nel realizzare il tutto da una manciata di seri artigiani. Non sorprende che Dante Spinotti riesca a creare una fotografia che mette in risalto il lavoro di Jean-Vincent Puzos (Amore) sui set, più tangibile e oscuro del solito. Quanto a Dwayne Johnson, se non sa davvero con quale muscolo ballare, il suo impegno fisico e la dimensione eminentemente ingenua del suo gioco hanno salvato l’azienda affondamento totale. Rimpiangeremo amaramente che la sincerità del suo approccio non abbia trovato un ambiente migliore per prosperare.

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Infine, è difficile negare qua e là un relativo piacere, tanto per la brutalità dei rari confronti quanto per l’assurdità di molte scene che danno alla visione un buon umore un po’ beffardoma molto reale.

Ercole: poster ufficiale

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