fbpx

Don’t Worry Darling: recensione del prigioniero del deserto

donna in fiamme

Le donne di Stepford, The Truman Show, Matrice, Il prigioniero, La zona del crepuscolo, specchio nero, uscire… pioveranno nomi per descrivere e decifrare Non preoccuparti tesoro, e nel frattempo rompi l’incantesimo del film con enormi indizi. Ma il gioco dei confronti ha un altro significato, più perverso: ridurre e soffocare il film, e impedirne l’esistenza, come la sua eroina prigioniera del suo costume di Casalinghe disperate.

Ci sono ovviamente molteplici influenze nella sceneggiatura di Carey e Shane Van Dyke, ripresa e poi riscritta da Katie Silberman. Nessuno lo nasconde, e tutti lo suonano, dal cliché solare del sogno americano degli anni ’50 a una citazione diArancio Meccanico completamente assunto.

Un po’ come dentro una zona crepuscolare di uomini pazziOlivia Wilde si diverte a creare un mondo degno di un Polly Pocket da incubo, che prende in giro le sacre convenzioni della felicità del gattino (casa, moglie, macchina, alcolismo ordinario) tanto quanto miraggi della cultura pop (la nostalgia di un’epoca perfettamente fantasticata, e ricreata da cima a fondo dalla stessa cultura pop). L’apparizione di Dita Von Teese come merchandising di lusso da club per ragazzi e la scelta di Harry Styles (per sostituire Shia LaBeouf) come l’ultima fantasia falsa, aggiungono strati di malizia.

E se Non preoccuparti tesoro è infine vittima del suo appetito e crolla sotto il suo stesso peso, è al prezzo di un successo: quello di a ambizione affascinante e un viaggio confuso, ricco e spesso magnifico.

Midsommar americano

SELVAGGIO DI CUORE

Dai primi minuti, Non preoccuparti tesoro urla una cosa: il talento di Olivia Wilde. Nel molto bello Libro intelligenteil regista aveva dimostrato un certo senso della messa in scena, una cura particolare dei corpi e delle scenografie, oltre alla voglia di creare bolle senza tempo (la scena della piscina su Breve via di Perfume Genius). Per il suo secondo film, spinge al massimo i cursori, con una fantastica direzione artistica. In questo mondo infernale di perfezione, assolutamente tutto traspare dal cinema. Ogni volto, ogni decoro, ogni orizzonte riflette un lavoro meticoloso a tutti i livelli e una formidabile padronanza di tutti gli strumenti.

Questa Vittoria piantata in mezzo al deserto è una dolce follia che trabocca di stranezza, ed è un personaggio a sé stante nella storia. Con il direttore della fotografia Matthew Libatique (noto in particolare per le sue collaborazioni con Darren Aronofsky, of Pi a madre!), il compositore Jeff Powell e una manciata di set architettonicamente evocativi (la Kaufmann Desert House, la Volcano House nel deserto del Mojave), Olivia Wilde mette insieme un intero mondo di allucinazioni. Un soggiorno, una strada, una sala da ballo, un giardino, un autobus: nelle sue mani tutto diventa teatro di un orrore sordo e di un disagio impercettibile.

Don't Worry Darling: foto, Florence Pugh, Olivia WildeLe ore, lo spin-off

Ma quest’arma si sta gradualmente rivoltando contro il film. Se Non preoccuparti tesoro scansiona l’introduzione molto (troppo) rapidamente per innescare l’incubo, è solo per rinchiudersi questa meccanica ripetitiva dell’ansia, che sta progressivamente incrinando i muri di questa realtà. Le scene poi si susseguono per declinare la stessa idea: la frana che trascina via l’eroina e il suo piccolo mondo. Lo strano si moltiplica per il piacere dello strano, anche se significa ridurre i personaggi a pupazzi, una bella ironia visto il soggetto del film.

Ciò è particolarmente evidente in alcune delle immagini più folli del film, in cui Alice è letteralmente soffocata nella vita domestica, con un bovindo e una pellicola trasparente. Le idee sono quasi troppo belle, troppo forti e troppo perfette per trovare la loro strada nella storia, e queste scene alla fine giocano contro il resto del film. Anche gli effetti del montaggio, che racchiudono e isolano questi momenti terrificanti, assomigliano a un’ammissione di fallimento. La perfezione ha un prezzo, annuncia la locandina del film. Questo prezzo era forse il sacrificio di qualche idea-immagine forteal servizio del film (che avrebbe sicuramente beneficiato di un inasprimento).

Leggi  transessualità al di là di un'operazione

Non preoccuparti tesoro: fotoEssere bloccati tra teoria e realtà

perso nella traduzione

Il vero muro che viene preso Non preoccuparti tesoro è comunque altrove. È quello verso cui si precipita fin dall’inizio un film del genere: la soluzione dell’enigma, e la spiegazione del mistero. Più grande e folle è la domanda, più pericolosa e rischiosa sarà la risposta. Questo è tanto più vero qui in quanto il film consuma molta energia allineando indizi ed elementi criptici, deformando le tracce con un piacere deliziosamente perverso. Follia intima? Esperimento di scienza segreta? Macchina gigantesca sotto il deserto? Setta New Age? Bugia di tipo comunitario Il villaggio ? Tutto è possibile… finché tutto non è accurato.

E quando arriverà il momento rivelare il vaso di rose dell’inferno, il film ha esaurito le energie. La costruzione nei flashback è pesante e gli effetti lo sono ancora di più. Nel voler andare il più chiaro ed efficace possibile, Olivia Wilde (ovviamente poco interessata a questa parte dimostrativa) ci va con la delicatezza dei più bei blocchi di brezza. La trasformazione di Harry Styles in un secchione di Fuck’Dig è leggermente risibile e le scene sono così cariche di significato e giustificazione che sembrano persino più artificiose dei prati di Victory.

La colpa di uno scenario che fa molta fatica a uscire da questo appuntamento obbligato, Non preoccuparti tesoro è preso nella sua stessa trappola. L’intera idea del colpo di scena è così teorica da non superare la prova della realtà, se non altro per poche scene. Questo è la forza e il limite di un concept film : il viaggio è emozionante, ma la meta, probabilmente frustrante o deludente.

Non preoccuparti tesoro: fotoLa corsa alla morte nell’anima

Nonostante questo, Olivia Wilde mantiene la rotta. Con piccoli tocchi, sostiene il cuore emotivo che questa svolta aveva raffreddato in pochi istanti. La scena in cui Alice scopre la verità e affronta il marito carnefice è intrisa di un’ambiguità straziante che cattura tutto il complesso orrore di una relazione così tossica. Nella foga dell’azione, un’altra rivelazione porta una dimensione altrettanto bella e amara a un semplice ruolo di supporto. Negli ultimi istanti, è il sogno ad occhi aperti di un braccio che si abbraccia, come in un ultimo gesto d’amore dal quale bisogna emanciparsi per sconfiggere l’ultimo boss del livello, che collega la follia furiosa della conclusione all’orribile semplicità della storia.

Mentre il film va fuori rotta e perde il suo orientamento, una stella resta alta nel cielo: Florence Pugh, per guidare il film. Non è la prima volta che rimane colpita, e di certo non sarà l’ultima. Assolutamente fantastica dall’inizio alla fine, l’attrice incarna tutta la fragilità, tutta la forza, tutta la bellezza e tutto l’eroismo di questa Alice nella terra degli orrori meravigliosi, caduta suo malgrado nel pozzo degli uomini. Harry Styles, Chris Pine e Olivia Wilde sono bravi, ma Florence Pugh è più di questo. Schiaccia tutto e tutti sul suo cammino.

Non preoccuparti tesoro: poster francese

Lascia un commento