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critico con uno zombie che vomita

La cena degli sciocchi

Con il suo tono stravagante che porta a una serie di avventure assurde e grottesche, Tutto scappa è pura commedia. Anche Sébastien Betbeder ha invitato regolarmente il suo cinema, ma anche un membro della compagnia teatrale Chiens de Navarre, per interpretare il ruolo principale nel suo nuovo film, Thomas Scimeca. Il misto di tristezza e presunto eccesso dell’attore fa il suo Thomas una porta divertente e accattivante alla storia.

Di fronte a lui, un trio di affascinanti attori catalizza gran parte dell’umorismo di Tutto scappa. Tra la stravaganza di Usé, nome d’arte di Nicolas Belvalette, che interpreta una sorta di fantasticheria del proprio ruolo, la dolce follia di Léonie Dahan-Lamort che interpreta Marilou e il grottesco di Jonathan Capdevielle che interpreta il personaggio di Jojo, il quartetto principale di Tutto scappa dispiega un’energia comica molto allegra.

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Inoltre, il pragmatismo del personaggio di Thomas, confrontato con la stranezza e il burlesque di Used e Jojo, disegna un’alchimia generale davvero divertente. Oltre alla forza degli attori, lo è anche la convivenza di tutti questi protagonisti che fa Tutto scappa divertente e stimolante.

Ma accanto a questi quattro attori principali, accoglie anche il cast dell’ultimo lungometraggio diretto da Sébastien Betbeder un’esilarante galleria di ruoli secondari. Ritroviamo così, tra gli altri, William Lebghil, che interpreta il malinconico Abel, Marc Fraise, che interpreta il clownesco Droghiere e Jackie Berroyer, che presta i suoi lineamenti all’adorabile nonno di Jojo.

Al di là delle diverse gag che sono associate a ciascuno di questi diversi attori, il puro piacere di trovarli davanti alla telecamera, anche in ruoli molto secondari, provoca nello spettatore uno stimolo in sé. Peccato che la scrittura di Sébastien Betbeder sia a volte ingombranteun umorismo da scolaro un po’ goffopieno di escrementi di uccelli e vomito di zombi.

Foto Jonathan Capdevielle, Thomas ScimecaAncora molto bello umorismo

Mostri & Co.

Per fortuna, Tutto scappa non è solo una commedia con personaggi colorati e cacca di piccione. Dopo qualche decina di minuti di lungometraggio, il film diretto da Sébastien Betbeder vira nel film di genere quando il cadavere di Jojo torna in vita. Tutto scappa allora divertiti a invocare la sporcizia diEvil Dead e i disgusti di L’esorcista. Lo fa a volte con un approccio artigianale superficiale e irregolare che non riesce a imitare l’intraprendenza di quei grandi film, ma nonostante tutto, una bella sincerità e un toccante amore per il genere emergere dal tutto.

Cosa fare con Tutto scappa sia una commedia da scolaretto che un film di non morti. Inoltre, la solitudine dei personaggi in scena e l’evocazione frontale di una forma di ingiustizia sociale fanno del lungometraggio anche un dramma malinconico e un’istantanea politica della Francia contemporanea. Da questa diversità di registri e tonalità, Sébastien Betbeder trae una bella energia stimolante per lo spettatore.

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Foto Jonathan CapdevielleIl rosso è morto

Una versatilità formale che si manifesta anche all’inizio del film, quando il personaggio di Used è introdotto in modo quasi documentaristico con la menzione della sua candidatura a sindaco di Amiens, nel 2014. Piantare un decoro vicino alla realtà come fa Tutto scappa prima di diramarsi improvvisamente nel genere e nell’assurdo c’è un’entusiasmante audacia da sceneggiatura che continua ad arricchire il film con una bella sfida stilistica.

Peccato quando Tutto scappa a volte confonde energia e fretta, il lungometraggio diretto da Sébastien Betbeder si affretta un po’ troppo le sue avventure per inserirle in 1 ora e 35 minuti di film. Tutto scappa va dappertutto, sempre ea volte troppo velocementea rischio di soffocare il coinvolgimento dello spettatore da una scena all’altra.

Foto Tommaso ScimecaSignore e signori del giornalismo francese

Mancanza di amore

Ma ciò non impedisce al lungometraggio di essere più in sintonia con i suoi personaggi. La musica originale di Tutto scappacomposto dallo stesso Usé, ne aumenta l’atmosfera con un tocco di malinconia che si sposa perfettamente con quello dei suoi protagonisti. Personaggi soli, marginali, ha costantemente paura di essere abbandonato. Lo dimostra la scena in cui Usé innesca un incidente d’auto semplicemente in modo che il gruppo non si separi.

Jojo, nel frattempo, muore letteralmente quando perde l’attenzione dei suoi cari. Le stranezze di questi personaggi potrebbero soffocare l’attaccamento degli spettatori, ma invece emanano una dolcezza adorabile e suscitano una certa empatia. Affetto e tenerezza sono forze trainanti per i protagonisti, incarnato da una raccolta di dialoghi oltraggiosi e sequenze sovradrammatizzate come quella della separazione finale.

Foto Jonathan Capdevielle, Thomas Scimeca, Nicolas Belvalette, Léonie Dahan-LamortL’unità è forza

Da un lato, il risultato è una forma di ingenuità che appesantisce il film e in qualche modo schiaccia l’emozione dello spettatore. E dall’altro, evitando ogni cinismo e armandosi di un primo grado costante, il lungometraggio diretto da Sébastien Betbeder dispiega un candore commovente, una sincerità innegabile e salvifica.

Un candore che funge da scudo per i personaggi contro la violenza e la stupidità del mondo, trascritto, tra l’altro, attraverso un raid della polizia che evoca direttamente i recenti eccessi della polizia. Di fronte alla brutalità del mondo che lascia cadaveri come quelli di Jojo agli angoli delle strade, i protagonisti di Tutto scappa scegli la tenerezza e l’unione. Un profondo umanesimo che rende il film ancora più toccante.

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