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critico che si fa greco

FACCIAMO UN GRECO

Dopo 7 anni di crisi, poi posta sotto il controllo della Troika, la Grecia è asfissiata. Leader di una formazione politica cosiddetta di sinistra radicale, Alexis Tsipras nomina Yanis Varoufakis alla carica di ministro delle finanze con l’obiettivo di ristrutturare il debito greco e mantenerlo nella zona euro. Questa è la storia di questo spettacolare fallimento, che ha visto Varoufakis rompere i denti all’Eurogruppo, e Tsipras tradire tutti i suoi impegni elettorali, di cui oggi Costa-Gavras racconta. Un soggetto che ricorda uno dei suoi ultimi film, La capitaledi sinistra memoria.

Ma il regista, a differenza del materiale di fantasia che da allora ha costituito il cuore dei suoi sforzi Amenha potuto contare su materiale ben preciso, ovvero le trascrizioni effettuate in segreto dall’ex ministro, anche quando stava demolendo contro I funzionari europei hanno deciso di far pagare ai cittadini greci i debiti delle banche francesi e tedesche. Con questa base, tanto esplosiva quanto surreale, il regista può quindi dispiegare un dispositivo drammaturgico semplice, ma quasi irresistibile.

I tacchini ripieni

Piuttosto che cercare di inventare una caratterizzazione grossolana per i suoi personaggi, o semplificare eccessivamente questioni economiche estremamente complesse, Costa-Gavras si fida perennemente del pubblico, che immerge nelle trattative che regolano il destino dei greci. I termini tecnici abbondano, e grazie a campi lunghi, inondati di luce al neon aspra, dove gli unici colori a farsi trafiggere sono quelli delle tristi tasche degli addetti parlamentari sotto Lexomil, il regista ti fa sentire tutta la violenza della situazione, la sua implacabile assurdità.

La sensazione di schiacciamento è decuplicata, e la ripetitività dei termini tecnici o dei neologismi permette allo spettatore di decodificare gradualmente le questioni, gli eufemismi, rimanendo sempre tremendamente attivo nella decodifica di una truffa senza precedenti.

FotoUna estenuante giostra oratoria

ESCROPOLISMO

Mentre allunga l’azione, amplia ogni scambio, ogni dura trattativa, per far sciogliere un po’ l’Eurogruppo, lo scenario mostra il funzionamento di un sistema finanziario che non è solo iniquo, ma anche di appetiti, riflessi, incredibilmente primario. Quando stabilisce, grazie ad una messa in scena arida, ridotta all’osso, la strategia della predazione all’opera, Adulti in camera ritrova la verve impegnata dei grandi thriller politici degli anni ’70con un’acidità che non vediamo in Costa-Gavras da almeno quindici anni.

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A questo radicalismo nell’argomento si accompagna una più che gradita malizia da parte del casting, e in particolare da parte delle figure antagoniste. Se rispetta scrupolosamente l’andamento delle trattative, il film investe il terreno della rappresentazione con un’arte del farsi da parte e della caricatura che spesso diverte. Vedere Emmanuel Macron ritratto come un piccolo rospo dalla dolcezza contrastata non manca di sale, come per i ritratti di Michel Sapin e Pierre Moscovici, bubboni carenti allo stato cacochimalesono accampati con gusto da Vincent Nemeth e Aurélien Recoing.

FotoWolfgang Schaüble, un tedesco poco fluente

Ci dispiace semplicemente che questo cinema politico e controllato, che ricorda l’aridità di quello di Yves Boisset, a volte si riveli troppo avaro quando deve scavare nei suoi due principali protagonisti. Un po’ troppo eroico, Varoufakis a volte manca di carne, o semplicemente di dubbio, quando l’interprete di Tsipras non ha il tempo di farci sentire l’ambiguità e la progressività del suo tradimento ideologico.

L’ultima sequenza del film, forse la più bella, che porta il racconto verso l’astrazione per il tempo di una danza surrealista, testimonia inoltre diun deplorevole errore. Se Adulti in camera espone bene la logica ben affilata dei predatori, non sempre fa capire perché le loro prede cedano.

Manifesto ufficiale

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