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critico che mangia leone che ha mangiato Idris Elba

LA GRANDE BESTIA IN DUDULE

Sulla scia di Denti di mare, a cavallo degli anni ’70 e fino alla fine del ‘900, il cinema si è impossessato di tutto ciò che il pianeta Terra ha di predatori, per confrontarli con giovani dai moralismi sciolti, con famiglie bonaria, o con coppie al limite di un esaurimento nervoso. Molte comparse masticate in seguito, il genere, discendente della sopravvivenza che imperversava negli anni settantasi sarà anche avventurato dalla parte dello sfruttamento bis à la Piranha rispetto al terrore esistenziale tipico di Lungo fine settimana.

Varietà in budello divora e curettage il che non avrà impedito a questa gioiosa moda di crollare, perdendo progressivamente il favore del pubblico. E se è particolarmente gustoso vedere atterrare in stanze buie Bestiache spunta quasi tutte le scatole possibili e immaginabili di questo tipo di intrattenimento poco vegano, la compagnia non sarà mai sembrata così anacronistica.

3000 anni di nicchia di successo

Con un budget di 36 milioni di dollari escluso il marketing, Universal ha bisogno di raccogliere circa 100 milioni di dollari per rendere redditizia l’operazione, che è quella di superare il punteggio del recente Strisciare con un budget quasi tre volte superiore. Da diversi anni Hollywood cerca di digerire le aspirazioni antispecistiche di una parte del pubblico per non alienarlo e si preoccupa di non maltrattare gli animali sui suoi set, o nelle sue sceneggiature. Un’equazione incompatibile con la carneficina spietata basata su zanne e massicce emorragie.

A questo aggiungi che il lavoro che ci interessa è incentrato su un predatore non di poco conto. Alcuni film hanno provato a fare il leone, un simbolo sulle gambe di la turbina di carne maschile che regna sulla piramide alimentare universale, ma tra questi ci sono una manciata di Z fumanti, o oscuri disastri industriali. Rimangono i due rappresentanti più gloriosi di questa nicchia cinematografica Ruggitiche ha visto parte della sua squadra masticata avidamente dai grandi felini e legarlo L’ombra e la preda, bellissimo tentativo mutilato da una produzione caotica. Come dire questo Bestia quindi esce in stanze buie aureolate dal profumo di uno schianto annunciato.

Bestia: foto, Leah Jeffries, Idris Elba“Bestia la tua finestra!”

SEMPLICEMENTE LA BESTIA

Solo che è tutto il contrario che è essenziale sullo schermo, e questo, dall’inizio del film. Baltasar Kormákur tiene la macchina fotografica. Di sopravvivere Passando per Everest, il regista ha affinato e pensato il suo cinema intorno alla figura del sopravvissuto e negli anni è diventato un maestro nell’arte di caratterizzare uno spazio geografico (il più delle volte ostile) e di trarne, con logica e meticolosità, tutte le potenzialità narrative. Per immergere lo spettatore in questa storia di appena un’ora e mezza, deve immediatamente prenderla per la gola.

Ciò avverrà grazie a una sequenza ingegnosa e tecnicamente impeccabile, che rivela come i bracconieri passano da cacciatori a prede, grazie a un leone un po’ caratteristico. Impeccabile gestione della fotografia, movimenti accuratamente coreografati e, soprattutto, una preparazione che riteniamo minuziosa per consentire uso ottimale degli effetti digitali. In effetti, avremo spesso preso in giro i sosia animali per la loro mancanza di massa, o semplicemente per la loro bruttezza (ciao Preda !), ma dall’inizio alla fine Bestiastiamo assistendo a una vera lezione, sia tecnica che artistica.

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Bestia: foto, Idris ElbaUna vera testa di bestia

Tecnico, perché il grado di realismo degli animali impegnati a trasformare i protagonisti in ceviche è regolarmente sorprendente. La precisione del gioco dei movimenti tra i diversi piani dell’immagine, gli effetti di luce, fino alle interazioni tra personaggi in carne e ossa e animali virtuali, sono tutti straordinariamente precisi e spesso confusi. Artistico, infine, perché Kormákur sa quando trattenere i cani e lasciare andare i grandi felini.

In qualità di direttore d’orchestra emerito, il regista utilizza campi lunghi, ideali per aumentare la pressione, in cui il minimo attacco, il primo calcio che arriva, servono tanto a potenziare l’adrenalina quanto la punteggiatura ritmica. In termini sia di scrittura che di gestione della tensione, Bestia sembra una partitura ingannevolmente semplicequalsiasi interruzione di tono e ripetizioni nervose.

Bestia: foto, Sharlto CopleySharlto Copley ha visto la Bestia

LA BESTIA DEL MIGLIORE

Se è guidato dal battito del tamburo, il film è comunque programmatico e classico come suggerisce la sua sinossi. Non è un problema oltre misura in questo la sceneggiatura definisce abilmente personalità, archi narrativi e conflitti di tutti i suoi personaggi, per non perderli mai di vista e per fare in modo che stiamo sempre procedendo verso la loro risoluzione. È questo tipo di rigore, della volontà di disporre con un minimo di cura e intelligenza quantità dei fucili di Chekov (elementi diffusi in un lungometraggio il cui significato o utilità sarà svelato dopo la loro introduzione allo spettatore), che rendono l’esperienza istantanea gratificante.

L’unica vera critica che possiamo fare al film è anche il suo desiderio di rimanere – relativamente – sobrio, e di muoversi troppo velocemente su diverse sequenze chiave. Il risultato è solo più fluido, la narrazione non si discosta mai dalla tensione posato dalla prima scena, ma a volte dà l’impressione di scivolare senza soffermarsi su questo o quel concetto.

Sharlto Copley: foto, bestiaSharlto interpreta finemente un guardiacaccia non bestiale per un centesimo

Questo è in particolare il caso dei bracconieri di cui sopra, un’interessante aggiunta alla storia, che pensiamo per un certo tempo sconvolgerà la trama generale, prima che il destino ricordi ai ricorrenti quanto visitare l’apparato digerente di un grosso predatore è facile. Ma questi pochi limiti si rivelano accidentali, poiché alla fine esistono solo per consentire Bestia per mantenere con una semplicità rinfrescante la promessa fatta allo spettatore.

Quello di uno spettacolo intenso e privo di compiacimento, che gioca sul nostro rapporto ambivalente tra desiderio di paura, desiderio scopico, vertigine del pericolo e fantasia di vederlo dominato. Un funambolo, quindi, tanto più riuscito in quanto si conclude in un confronto dantesco, che taglia tanto più prontamente il grasso del realismo in quanto è l’occasione per l’eroe giocato con carisma e trattenuto da Idris Elba per affrontare i suoi demoni, incarnati in un mostro di zanne e capelli. Una bestia come la vediamo troppo poco.

Beast uscirà nei cinema il 24 agosto 2022

Bestia: poster ufficiale

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