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cos’è un palantír e perché Amazon ne ha fatto un tale pasticcio

Oggetto iconico del Signore degli Anelli, Anelli di potere ci viene fuori un palantír. Una buona idea, ma che Amazon ha fatto nulla.

Presente nei tre film di Peter Jackson dove recita in più occasioni un ruolo decisivo, l’iconico palantír ha fatto il suo ritorno nell’episodio 4 del Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere – episodio che ci ha moderatamente convinto.

Uno strumento che può rivelarsi tanto utile e prezioso quanto pericoloso, il che lo rende un elemento narrativo interessante in più di un modo, oltre ad avere un design davvero di classe. Una buona idea quindi da parte di Patrick McKay e JD Payne… tranne per il fatto che hanno tradito le proprietà e fatto quasi tutto nella loro scena con Morfydd Clark e Cynthia Addai-Robinson. Spiegazioni.

Mi stai guardando?

COS’È UN PALANTIR

Cominciamo dall’inizio: i palantíri – perché sì ce ne sono diversi – sono pietre della visione. Non si sa esattamente quando e chi li creò, ma Christopher Tolkien spiega in un indice del Silmarillion che furono probabilmente realizzati ad Aman (il continente occidentale) ancor prima della Prima Era da Fëanor, il più grande Elfo artigiano di tutti i tempi e anche creatore dei tre Silmaril.

Non è chiaro esattamente quanti palantíri siano stati forgiati o per quale scopo esattamente, poiché Tolkien non ha mai delucidato questo punto. Tutto ciò che si sa è che ce ne sono solo sette quando inizia la Terza Era, ma nella Seconda Era il loro numero esatto è sconosciuto. D’altra parte, le loro proprietà sono sempre state molto chiare: i palantíri servono a vedere ea comunicare. I puristi ci perdonano, ma in fondo è un po’ come un mistico Skype: le pietre devono essere collegate tra loro e permettono di vedere i pensieri della persona che lo usa (o di entrarvi se si è maligni), così come l’ambiente geografico attorno alla pietra con cui si comunica.

Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello: foto Palantír al mio dito

Tuttavia, ogni pietra non ha la stessa potenza, e ci sono pietre maestre che permettono ad esempio di spiare o di intervenire nella comunicazione tra due pietre inferiori. La forza della volontà dell’utilizzatore influenza anche le possibilità offerte dall’uso della pietra. Alcuni possono vedere attraverso la materia e un utente estremamente potente potrebbe dirigere il proprio sguardo ovunque senza avere una connessione con un’altra pietra, e perché no, vedere alcuni scorci del passato o del futuro a costo di un grandissimo sforzo di concentrazione.

Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re: fotoLui per esempio, non poteva vedere il futuro

PERCHE’ QUESTO TRADIMENTO NON E’ UTILE

Se hai visto la puntata di oggi, potresti avere un’idea di da dove veniamo: un palantír, anche potente, non serve in quanto tale a mostrare il futuro, tanto meno un futuro “possibile”. , e quello possibilità sarebbe aperta solo a un essere molto più potente di Galadriel (e Míriel non parliamone nemmeno). C’erano molte altre opzioni, una più interessante dell’altra per questo oggetto (“un palantír è uno strumento pericoloso Saruman, non sappiamo chi potrebbero guardare gli altri“, vogliamo il nostro discorso segreto maledettamente medievale), ma Amazon ha scelto i meno fedeli… e soprattutto i più pigri.

Perché, ammettiamolo, lasciamoci prendere dal gioco, dopotutto è un adattamento, quindi perché no: qual è la visione di Galadriel? Solo per alzare la posta in gioco due sequenze oniriche estremamente piatte e che avvertono ad alta voce lo spettatore di una potenziale minaccia, mantenendolo in una zona sicura. E se mai si verifica il disastro della visione, tutto il suo impatto sarà disinnescato in anticipo poiché l’abbiamo già visto.

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Il Signore degli Anelli: Gli anelli del potere: fotoSì, è bello, ma qual è il punto?

Ne è valsa la pena sviare l’uso del palantír che, ve lo ricordiamo un’ultima volta, non si usa vedere nel tempo, ma in uno spazio geografico. Uso originale che Galadriel non fa nemmeno, quando potrebbe, dato che è così forte, dai un’occhiata a sud per confermare che Sauron sta davvero stabilendo il suo regno lì e avendo le prove che gli mancano per convincere Númenor e Lindon del ritorno della corrotta Maia, invece di urlare contro una leader donna e finire in prigione per uno sciocco incidente diplomatico. In ogni caso, abbiamo la prova che la riscrittura di questo elemento dello scenario non è molto rigorosa.

Inoltre, questo è il problema con i flashforward: si tratta di effetti di anticipazione artificiale che spesso riducono la pericolosità di una minaccia e la forza drammatica di un evento. Se viene avvertita, tutto questo non è mai accaduto. Se viene eseguito, abbiamo già sperimentato lo shock in anticipo. Non diciamo che non dovresti mai farli, e ce ne sono di meravigliosi (L’impasse), ma è uno strumento pericoloso che può ritorcersi contro chi lo utilizza (come un palantír del resto). Ma in questo caso specifico… stai attento SPOILER PRINCIPALI nel paragrafo successivo.

Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re: fotoFai attenzione agli SPOILER se guardi lì dentro

SPOILER, SEI STATO AVVISATO

In questo caso preciso, Amazon si è semplicemente viziata per i suoi spettatori che hanno meno familiarità con l’universo di Tolkien, che si ritroveranno privati ​​del colpo emotivo a causa della fretta dello studio. Studio che, invece, gioca con i lettori di Tolkien un ridicolo gioco del gatto e del topo, anche moderatamente assiduo, a vantaggio di una suspense particolarmente artificiale.

Questi invero sanno benissimo che Númenor sarà inghiottito, e che è un pezzo così centrale del mito generale che è impossibile cambiarlo. Per non parlare del fatto che ora che questo elemento è a posto, si sospetta che Amazon si sentirà in dovere di ricordarlo costantemente.

Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello: fotoAncora così di classe

Certo, l’affondamento di Númenor è uno degli eventi più attesi dai fan, e sono soprattutto le cause di questo naufragio a essere fonte di tragedia. Ma Amazon ha appena buttato giù questa carta troppo presto, o almeno, troppo ovviamente, come a dare una garanzia di spettacolo a spettatori che non sono lettori di Tolkien.

È quasi un’ammissione di non aver scritto: “Sì, al momento è un po’ noioso, ma resta, tra tre stagioni ci sarà un cataclisma”, come se nel frattempo gli autori non avessero trovato nulla di interessante da raccontare. Quasi dimentichiamo che è la storia e i personaggi ad appassionare il pubblico a una serie, non i fuochi d’artificio.

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