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Cinquanta sfumature di nero: critiche disgustose

50 SFUMATURE DI FION

Dopo aver lasciato il suo amante miliardario che è un fan delle sculacciate con cubetti di ghiaccio sulla coscia, Anastasia scopre che ne prenderebbe di nuovo una fetta. Ma scoprirà con orrore che questo povero cristiano ha ex neutrali quanto lui, e che non è facile “trattare” un amante di una storia d’amore, e ancor meno di fare sesso bollente con un collega che non puoi biasimare.

Questo per quanto riguarda l’argomento di questo seguito che, oh sorpresa, non ha nulla da offrire. Visivamente, il film lotta ancora una volta per offrire tutto ciò che solletica le nostre retine, colpa delle specifiche corrispondenti tragicamente al rivestimento musicale che accompagna la storia. Quindi abbiamo la sensazione di vedere lo svolgersi una clip infinita di pop-R’n’Bun gigantesco pezzo pubblicitario, più preoccupato per il suo innumerevoli posizionamenti di prodotti che mettere in scena una passione febbrile, o accompagnare due corpi che si risvegliano.

“Smettila di parlare, non hai niente da dire”

STRISCIA CON MOUS

Per quanto riguarda il sesso stesso, anche lì lo spettatore in calore lascerà i sensi in capitolato. La colpa di una rappresentazione del sessualità incredibilmente saggiaancor meno dimostrativo di una pubblicità di gel doccia, o di una buona vecchia campagna a sostegno dei latticini.

Va detto che i nostri due eroi fanno fatica a spogliarsi e passano più tempo a baciarsi semivestiti (anche sotto la doccia!), che a copulare selvaggiamente. E quando c’è l’accoppiamento, il film si vede lo stesso pudore fuori tema del capitolo precedentesoffermandosi con molta più compiacenza sul corpo di Dakota Johnson che su quello di Jamie Dornan, come se la produzione o lo spirito del tempo fossero incapace di catturare il pubblico femminile ancora cliente sulla carta di questo 50 sfumature più scure.

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Foto Dakota JohnsonAl ballo in maschera ehi ehi

FILM INTERROTTO

Privo di problemi degni di questo nome, visivamente piatto, narrativamente lento, la sceneggiatura non interpreta né la sessualità sfrenata né il vero thriller, il film soffre anche cliché indissolubili che si porta dietro.

Comportamenti maschili necessariamente conquistatori e brutali, con donne redentrici e potenziali vittime – quando non lo sono gelose arpie amare – passando per la rappresentazione di un’alta società travagliata, vi passano tutti gli stereotipi dei brutti film tv degli anni ’90.

Prendiamo ancora in giro questa festa in costume, che dovrebbe riprendere i codici di Occhi ben chiusi – che già volontariamente rasentava la parodia – e stuzzicandoci, che evoca più una fiera di liceali bruciati con la colla.

Locandina

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