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Battaglia dei sessi: critica femminista

GIOCO…

Per la loro terza collaborazione cinematografica, Jonathan Dayton e Valerie Faris cambiano completamente registro con Battaglia dei sessi. Dopo la loro commedia super drammatica La piccola signorina Sunshinepresentato nel 2006 al Sundance, poi la loro commedia romantica Il suo nome è Rubino nel 2012 il duo torna con una sfida biografica.

Descritto come una commedia sportiva dal suo distributore, il lungometraggio gareggia nella categoria commedia o musicale per i Golden Globes e, nonostante molti tocchi umoristici, Battaglia dei sessi sorprende nel corso dei minuti per la sua serietà. Dove è finita la partita di tennis tra due leggende dello sport Borg/McEnroela partita che vede Billie Jean King e Bobby Riggs affrontarsi è solo un modo per farlo Battaglia dei sessi. Perché se il match trascritto da Jonathan Dayton e Valerie Faris è al centro della storia, sono le sue questioni politiche e le sue conseguenze sociali ad interessare il duo. Una scelta cinematografica che dà reale respiro al loro lungometraggio.

Secondo quanto riferito, la partita King vs Riggs è stata vista da 90 milioni di persone in tutto il mondo nel 1972

IMPOSTARE…

In innumerevoli interviste promozionali, il duo lo ha ripetutamente spiegato lo scontro presidenziale tra Clinton e Trump è stata l’origine del film. Senza nemmeno saperlo, è impossibile non vedere l’ovvio confronto Clinton-King contro Trump-Riggs Battaglia dei sessi. Da una parte una donna progressista, per la parità di genere, la parità retributiva, i diritti LGBT… Dall’altra un uomo sessista, provocatorio, pretenzioso, macho e showman.

Questo parallelo conferisce quindi un’aura di profonda attualità al lungometraggio dei registi americani. Perché se la partita si svolge nel 1972, tutti i temi femministi e sociali che raffigura hanno una risonanza particolare nel nostro tempo, soprattutto nel bel mezzo dell’affare Weinstein. Meglio: il film riesce soprattutto ad avere un significato imperituro che gli impedirà di subire le pene del tempo.

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Foto Emma StoneUn combattimento indossato dall’incredibile Emma Stone

… E ABBINARE

Se queste sono in definitiva le intenzioni politiche della sceneggiatura scritta da Simon Beaufoy (Un giorno nella vita di Billy Lynn, The Millionaire) che deve essere tenuto presente, Battaglia dei sessi rimane anche un ottimo intrattenimento. La messa in scena del duo non è niente di straordinario, ma il talentuoso Linus Sandgren nella fotografia (vincitore dell’Oscar per La La Terra) e Nicholas Britell sulla composizione (Chiaro di luna) arrivano a sublimare l’intera opera. Gli appassionati di sport di racchetta saranno deliziati, il tennis raramente è stato girato così bene al cinema, soprattutto durante il suo abbagliante ultimo quarto.

La battaglia dei sessi: foto Emma StonePronto a fare la storia

L’eccellente Emma Stone, nel ruolo più profondo della sua giovane carriera, e Steve Carell, al top della forma in una colonna sonora che aderisce alla sua pelle, portano il film sulle loro spalle. Anche il cast molto carino che li circonda (Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman o la rarissima Elisabeth Shue), si esibisce in modo impeccabile.

Infine, e come il sottotitolo del suo poster, possiamo dire che la scommessa ha dato i suoi frutti Battaglia dei sessi. Resta da vedere se segnerà la storia del cinema. Una cosa è certa, le sue parole fanno parte della storia con la H maiuscola.

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