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Baby Driver: recensione in velocità

MASSIMO CORNETTO

Dall’incidente stradale in cui sono morti i suoi genitori, Il bambino ha la guida nel sangue, ma anche acufene grave. È quindi piede a terra e cuffie avvitate ai timpani che fa da driver a tutta una cricca di rapinatori perfettamente infrequenti. Sul punto di ripagare finalmente il debito che lo ha condannato a questa vita fuori dalle unghie, incontra una giovane donna per la quale ha intenzione di lasciare tutto.

Sulla carta, Edgar Wright entra nel cinema della rapina, il film della rapina, attraverso una delle sue porte più frequentate, basata sull’ultimo grande colpo, sulla redenzione romantica e sul superamento di un trauma originale. Se coglie con appetito tutti questi stereotipi e li rivisita senza un briciolo di ironia postmoderna, userà comunque uno stratagemma tanto semplice quanto potentemente radicale per respingere tutti i limiti e far esplodere il genere dall’interno.

Lo ricordiamo da allora la notte dei morti viventiWright cosparge il suo cinema di figure retoriche evocate in ogni film e costantemente reinterpretate, meccaniche apparentemente assurde, per estrarre un significato inaspettato dalle sue storie e spingerci in campi da gioco inclassificabili. Per farlo questa volta utilizza un ingrediente spesso brandito come un semplice gadget: la colonna sonora e il suo mixaggio sonoro.

Jon Hamm, inquietante

SINTONIZZAZIONE AUTOMATICA

Il bambino interagisce con il suo ambiente principalmente attraverso la musica, che gli permette di seguire il filo della sua esistenza, e di mantenere il controllo degli eventi (anche il geniale espediente delle canzoni da far ripartire perché le rapine si svolgano senza intoppi). Eventi totalmente caotici, che solo la musica gli permette di organizzare in modo coerente. Wright prende alla lettera questo principio della sceneggiatura. e sceglie di mettere in sintonia suono, taglio, montaggio e fotografia con il cervello supersonico, ma con la percezione distorta del suo eroe.

Jon Hamm, Ansel Elgot, Jamie FoxxJamie Foxx

Bambino Autista si trasforma così in un incredibile remix, che mescola con prodigiosa maestria i diversi livelli percettivi. Quando i successi che costellano la stragrande maggioranza dei lungometraggi, a fortiori quelli che intendono imporre uno stile riconoscibile, tendono a rivolgersi a clip artificiali, il regista fa la scelta forte di utilizzare solo musica intradiegetica. Percepiamo così la fenomenale colonna sonora composta da Baby (Ansel Elgort), il rombo del suo motore, lo sfregamento dei suoi piedi sui pedali e i dialoghi fioriti di Wright, il tutto mescolato in un vortice prepotente.

Senza controllo, il risultato potrebbe essere solo un caos insopportabile, ma l’artista fa di questo dispositivo un vero e proprio motore esplosivo. Senza mai sacrificare la realtà o l’impatto emotivo, costruisce sequenze supersoniche, sparatorie pungenti in cui le detonazioni assumono il ruolo di basso, giostre verbali in cui i clic della lingua scandiscono gli standard rock, distorcendo la nostra percezione e spingendoci a un nuovo stato di eccitazione.

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foto Jamie FoxxAnche un po’ di umorismo

AUDIOSLAVE

Questo puzzle sonoro, la cui apparente anarchia sublima scoperte che rasentano il prodigio, gli permette di sollecitare tutto il suo caleidoscopico talento di puro regista. Se Wright ha sempre avuto cura di smaltare le sue riprese con codici colore, a volte discreti a volte sgargianti, usa il processo qui per sottolineare, annunciare, rimodellare il significato dei suoni che attraversano le nostre orecchie e trasformare la grammatica cinematografica in un materiale flessibile, proteiforme .

Ci divertiremo a vedere come orchestra il confronto delle gamme colorimetriche reali, come il colore giallo arriva improvvisamente a cospargere lo schermo come una punteggiatura pazzesca, il tempo di una sequenza che evoca sia l’indolenza dell’età d’oro delle commedie musicali sia le coreografie esagerate di Scorsese. Una furia plastica che spesso lo autorizza a deviare verso visioni inaudite, che talvolta evocano fino al Giallo, quando un alone luminoso infiamma il volto di un Jon Hamm incandescente.

Questa follia estetica, Edgar Wright la inietta nella sua sceneggiatura, che da ultra-marcato racconto criminale si trasformerà gradualmente in una cronaca dell’emancipazione familiare, e polverizzare dall’interno i cliché inerenti al genere. Ad eccezione del personaggio efficace, ma in qualche modo convenzionale, di Jamie Foxx, a ogni protagonista viene data l’opportunità di deviare dal percorso previsto.

Foto Ansel Elgort, Eiza Gonzalezamore nella musica

Alla maniera di Mad Max: Fury Road, Bambino Autista spinge i limiti del suo mezzo, non offrendo un’opera riflessiva o un riassunto teorico, ma cogliendone gli elementi linguistici più universalmente condivisi per respingerne il significato. Bambino Autista è un film di pura rapina, che lotta e riesce a offrire al suo spettatore un’overdose di adrenalina, di emozione durante un grande spettacolo come ne scopriamo una piccola manciata ogni decennio.

La profondità del film sta nella esultante maestria mostrata dal suo regista, che impone il 7e Crea un misuratore standard di intrattenimento con strumenti per lo styling che spetterà solo a una nuova generazione di autori rielaborare e amplificare. Come è, Bambino Autista è un tuffo mozzafiato in un torrente di azione musicale in costante overdrive, un accumulo inarrestabile che dura a lungo dopo l’insondabile silenzio che conclude la proiezione.

Locandina

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