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STUPORE E RUSSARE

Il dramma borghese venato di film noir è diventato un sottogenere a sé stante all’interno del cinema francese, che non si è ancora ripreso dall’influenza tutelare di Claude Chabrol. E quando un regista del calibro di Paul Verhoeven si è divertito Lei per dinamizzare questa forma di narrativa, era con un misto di impertinenza e deferenza verso questa figura del comandante. Abbastanza raro da essere apprezzato, con ApparizioniMarc Fitoussi sembra prendere questa distanza con figure imposte, che iniziano ad esalare un pesante aroma di natron.

Ingannerà bene chi ingannerà l’ultimo

Tuttavia, a prima vista, è molto difficile distinguere cosa potrebbe fare la singolarità di un progetto come Apparizionicome sembrano le vicissitudini di Eve e Jonas, una coppia di ricchi francesi espatriati a Vienna banale e poco emozionante. Adulterio, guerra psicologica e sabotaggio morale non sono gli ingredienti più freschi del cinema francese, e non si può dire che la macchina da presa di Fitoussi ne sviluppi un appetito contagioso.

Dagli interni lussuosi, ma blandi nei progetti previsti, funzionali, ma mai abitati da uno scopo reale, è difficile capire come e perché questa storia intenda sorprenderci. Fino a quando Apparizioni sovvertire la propria agendae si discosta progressivamente dalle sue aspettative, ma soprattutto dall’eredità chabroliana.

foto, Karin ViardKarin libera i cavalli

MASSACRO DI KARIN VIARD

Infatti, dopo un primo atto teso come l’erezione di un addetto parlamentare in una serata di rimpasto, il film riprende colore quando il suo regista gli inietta una logica apertamente romantica, cercando di stravolgere come guanti alcuni dei suoi personaggi. Non tanto per generare colpi di scena, quanto per fornire alla trama una vera energia, guidata dai protagonisti, che contrasta con la tradizione degli scontri a fioretto maculato e altri confronti con colpi accigliati.

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Aspetti: fotoAd un certo punto, esploderà

Apparizioni diventa poi un film simpatico, piuttosto perverso, che a volte tende a un inaspettato grado di follia, in particolare grazie alla performance di Karine Viard. Non appena si trova al centro del dispositivo, l’attrice prende il controllo del filmatoe gli respira una forma di demenza a metà strada tra allucinazioni e gioco eccessivo, estremamente spettacolare.

Grazie a sequenze che giocano idealmente sull’eccesso della sua performance, riesce a distillare un misto di potenza e delizioso disagio. Sia la sceneggiatura che la messa in scena sono quindi in sintonia con l’attrice, non senza un certo secondo grado, come quando il suo personaggio va ad abusare verbalmente della presunta amante del marito, grazie a un dialogo eminentemente subdolo, arricchito dalla colonna sonora di Bertrand Burgalat. Una Karin Viard Freakshow volutamente eccessiva, ma che permette al film di sorprendere, e soprattutto, di divertire.

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