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A ruota libera: critico bloccato

Diari di viaggio

Da un lato, Louise viene colta da un attacco di panico che le impedisce di scendere dalla sua macchina. Dall’altro, Paul cerca di rubare il veicolo, ma rapisce accidentalmente Louise. Un divertente concept che sfocia in un road movie esagonale il cui obiettivo si ramificherà verso la ricerca dell’assassino del fratello di Benjamin Voisin. Un cinquantenne depresso e un giovane infuriato, due personalità completamente opposte che impareranno a capirsi e ad apprezzarsi… un programma, che sulla carta non esce dai sentieri battuti.

Una strada già troppo presa?

Uno scuoterà la sua mortale quotidianità mentre la rozzezza dell’altro si rivelerà più accattivante del previsto, i due compagni si avvicinano all’angolo della solita scena del conflitto musicale, o quella della confessione liberatoria attorno a un piccolo spinello. A ruota libera segue una struttura nota e marcata il che rende il film un po’ programmatico e saggio.

Inoltre, tra la madre divorziata che vive sola, lo psicotico hipster fobico delle onde radio e il simpatico cretino eternamente interpretato da Jean-Charles Clichet, il film diretto da Didier Barcelo costruisce una galleria di personaggi i cui stereotipi a volte soffocano l’attaccamento emotivo dello spettatore. Caricature leggermente sistematiche, che a volte diventano quasi problematiche quando Didier Barcelo insiste sul cliché del vagabondo violento, o caratterizza gli zingari come stranamente diversi, ma generosamente comprensivi.

Foto Benjamin VoisinVin Diesel può andare a vestirsi

Il piccolo sole di Foïs

Tuttavia, questo programma è rapidamente aumentatoun bel tempismo comico che brilla con la chiarezza della messa in scena del regista. Taglio preciso e montaggio energico, il tecnicismo di Didier Barcelo colpisce per un primo lungometraggio e riesce a dare abbastanza entusiasmo a A ruota liberasenza cannibalizzare l’incandescenza dei suoi attori.

In effetti, la bellissima alchimia tra Marina Foïs e Benjamin Voisin abita ogni fotogramma del lungometraggio, gli attori eccellono sia nei loro confronti esplosivi, sia nella dolce evidenza verso cui evolve la loro relazione. L’associazione di questi due attori ha un senso incredibileentrambi schierando un gioco di folle fiducia, seppur attraversato da toccanti frammenti di fragilità.

Foto Marina Foïs, Benjamin VoisinDuo dinamico

Un faccia a faccia che poi suona del tutto naturale, graziosamente avvolto nella fotografia solare di Christophe Beaucarne (Signor nessuno, La bella e la Bestia Christophe Gans versione, illusioni perdute) la cui breve lunghezza focale dà ampiezza al filmato e lascia respirare i suoi fotogrammi. Un’immagine luminosa che viene ad accompagnare le emozioni dei personaggi, soprattutto quando Marina Foïs non riesce a scendere dalla sua macchina all’inizio del film.

Giochi di luce, primi piani, sfocature della telecamera… Le riprese di Didier Barcelo si attengono al punto di vista dei protagonisti, il suo sguardo sensibile e umano quasi fa dimenticare loro gli stereotipi. Lo stesso vale per la scrittura del film, la sceneggiatura di Barcelo e la sua co-sceneggiatrice Marie Deshaires che esplorano i vari traumi dei suoi personaggi nel corso della sua storia.

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Ma non dando una causa superficiale al loro disagio, e preferendo ascoltare i loro sentimenti nel presente, A ruota libera non cade nel pathos o in un meccanismo psicologizzante. Anzi, il lungometraggio trasuda una tenerezza commoventeportando via al volo l’empatia dello spettatore.

Foto Marina Foïs, Benjamin Voisin“E poi, qual è il tuo trauma?”

La passeggiata selvaggia

Il punto di vista degli autori è quindi sincero e il loro amore per i personaggi è contagioso. Protagonisti il ​​cui passato spezzato occuperà un posto sempre più importante nel racconto nei chilometri percorsi, tra abbandono, suicidio e incidente. Responsabilità sorprendentemente oscure per una commedia familiare franceseche danno un po’ di carne e peso alla scrittura del film.

In questo senso, non dimentichiamo che l’obiettivo del personaggio interpretato da Benjamin Voisin è vendicare la morte del fratello. Se il tono diA ruota libera è lontano dagli abbaglianti road movie americani degli anni ’70, un problema di carattere così oscuro per il genere rimane relativamente singolare, cosa dare un po’ di ambiguità e densità a una storia attraversata da una stupefacente violenza di fondo.

Foto Benjamin Voisin, Marina FoïsIl lato oscuro della commedia familiare…

Inoltre, oltre all’insolita situazione di Marina Foïs stranamente bloccata nella sua macchina, un simpatico autostoppista chiede aiuto più volte ai nostri viaggiatori, teletrasportandosi misteriosamente in diverse fasi del loro viaggio. A ruota libera è poi come se fosse attraversato da alcune stranezze al limite del fantastico. Vantaggi inaspettati che rendono questa commedia meno saggia del previsto, una sorta di esplorazione di un mondo in cui il rapporto con lo spazio sembra (a volte) fragile quanto i suoi personaggi.

Aggiungete a ciò che la crisi esistenziale di Marina Foïs ricorda l’esaurimento generale dei servizi medici francesi, un parallelo rafforzato dalla chiamata di un collega sopraffatto medico di emergenza all’inizio del film. Se questo interstizio politico non faA ruota libera un’opera potentemente rivoluzionaria, è attraverso i suoi piccoli eccessi tematici, estetici e narrativi che il lungometraggio di Didier Barcelo riesce a sorprendere e sedurre.

A ruota libera: poster ufficiale

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