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5 motivi per preferire la versione lunga de La Compagnia dell’Anello

Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello è stasera alle 21:15 su TMC.

Il Signore degli Anellisi, ma nella versione lunga: circa 30 minuti in più per Compagnia dell’Anello.

Mentre Amazon Prime Video offre la trilogia cult di Peter Jackson, adattata da JRR Tolkien, torniamo alle versioni lunghe di ogni episodio, per dire perché sono di gran lunga preferibili.

Iniziamo con Compagnia dell’Anello, perché anche se non è la versione lunga più pesante e spettacolare, è piena di scene e idee importanti. Per approfondire le complessità della versione lunga di Due torri, è qui. E per quanto riguarda la versione lunga di Ritorno del reTutto è qui.

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IL FASCINO DISCRETO DEGLI HOBBIT

Una delle prime aggiunte degne di nota alla versione lunga del Signore degli Anelli riguarda la Contea, dove vivono gli Hobbit, uno dei primi luoghi che gli spettatori sono portati a scoprire nel film di Peter Jackson. Nella versione cinematografica, abbiamo avuto l’opportunità di scoprire questo luogo incantevole grazie a una lunga introduzione, raffigurante l’arrivo di Gandalf, i preparativi per una festa del paese, poi l’annuncio della grande epopea in arrivo.

Nessuna rivoluzione narrativa qui, ma un tuffo più profondo in questo universo rurale, che sembra completamente preservato dalle passioni e dai confronti che strutturano la Terra di Mezzo. Nella versione lunga, accompagnata dalla voce fuori campo di Ian Holm, abbiamo l’opportunità di farlo scopri qualcosa in più su questa dolce terra, così come la cultura dei suoi abitanti. In una serie di scenette pittoresche, li vediamo lavorare, interagire e impegnarsi in due delle loro attività preferite: dare da mangiare e preparare la birra.

Immagine GandalfIniziamo andando verdi

Niente che rivoluzioni quindi la trama, ma un parallelo essenziale con i testi di Tolkien. Le prime dozzine di pagine della sua saga sono state spesso presentate come una prova per il lettore che non sa dove sta guardando. In effetti, lo scrittore mostra un talento incommensurabile per dare vita a una cultura, e ai lignaggi che la compongonoma corre il rischio di lasciare i lettori più impazienti di combatterlo, o sconcertati dalla grande quantità di informazioni presenti in questa prima parte del racconto, sul pavimento.

Pertanto, immaginiamo che questo sia probabilmente ciò che ha costretto Peter Jackson a tagliare questa scena nella versione cinematografica del suo film, che non poteva permettersi di trascorrere troppo tempo nella Contea. Una scelta comprensibile dal punto di vista industriale, ma è tanto più deplorevole che, come con Tolkien, è proprio lì che il regista dimostra una consumata arte dell’immersione e dimostra quanto sia importante costruire con cura il suo universo.

FotoQuesto sarebbe un ottimo Airbnb

LA VISIONE DEGLI ELFI

Se il montaggio cinematografico introduce gli elfi a Sam e Frodo con Arwen, la versione lunga organizza un primo incontro molto più poetico. Provocato e amplificato dal superbo pezzo cantato Il passaggio degli elfila sequenza fa convoglio una vera apparizione poetica e spettrale. Tutto proclama il rispetto con cui Jackson conquista l’universo di Tolkien. Descritta fin dall’inizio come una sorta di sogno fino ad allora inaccessibile, la visione descrive molto presto la serietà e la profondità emotiva degli eventi a venire.

La genialità di questo passaggio sta tanto nel modo in cui viene messo in scena il momento, una sorta di miraggio della cui realtà si potrebbe dubitare, quanto nella reazione di Sam, staffetta dello spettatore stupito come noi. “Non so perché, ma mi rattrista”, commenta l’interessato. Una bella frase che riassume perfettamente come questa prima parte anticipa lentamente, ma inesorabilmente, l’aspetto tragico della storia del Signore degli Anelli.

FotoAffonda o nuota

Poco più avanti nella storia, Frodo viene pugnalato dal Nazgûl e dalla lama di Morgul. Questo evento traumatico fissa l’avventura degli hobbit innocenti in una realtà molto dura. Una sorta di presagio della loro malata epopea, l’esilio degli elfi delude con grazia le aspettative di avventura del duo. Chi ha voluto incontrare questi nobili esseri, dovrà accontentarsi di vederli passare, di vederli fuggire dalla guerra che li attende.

La prossima interazione con gli elfi è a Gran Burrone, dove Frodo guarisce una ferita che non si rimarginerà mai e si imbarca in una missione suicida. Non c’è dubbio che la profonda disperazione che giace sopita in questa sequenza influenzi poi la sua scelta. La sua ricerca non ha nulla a che fare con le emozionanti avventure di suo zio. Deve andare dove gli elfi, quelle creature mistiche, non possono andare.

Questo mostra quanto Jackson si sia preoccupato di presentare i suoi problemi con delicatezza, consapevole dell’immensità fisica ed emotiva dell’universo che ha affrontato. Questa scena è forse una delle più belle di questa prima partecon una narrazione inattaccabile.

FotoCerca dal basso verso il basso

LA TENTAZIONE DEL BOROMIR

I primi elementi relativi a Il personaggio di Sean Bean è particolarmente tagliato dalla trilogia della versione cinematografica. Il momento più significativo si svolge a Gran Burrone, quando tutti si riuniscono per scoprire come gestire questo maledetto anello, posto davanti a tutta l’assemblea. Boromir si alza per lanciarsi in un discorso e parlare di una visione che ha avuto, mentre si avvicinava al ring, fino a quando ovviamente non provava a toccarlo.

È lì che Gandalf si alza per fermarlo e usa le parole di Mordor, il linguaggio oscuro, per scuotere il gruppo.. Per alcuni istanti l’oscurità cala sul set, il mondo sembra tremare e Boromir riprende subito i sensi per tornare al suo posto. Un momento suggestivo nell’immagine, che rompe il fascino luminoso e paradisiaco del luogo, in un’inaspettata ondata di violenza. Elrond è leggermente indignato nel sentire questo terribile linguaggio risuonare nella sua casa, ma Gandalf non si scusa: vuole ricordare che il dominio di Sauron rischia di estendersi ovunque.

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Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello: foto, Ian McKellenGandalf, Frodo è un ragazzo sicuro

Boromir cerca di convincere l’assemblea che l’anello può essere un’arma, che potrebbe essere usata contro Sauron. È qui che gli viene rivelata la vera identità di Aragorn. Una scena che pone intorno a Boromir la posta in gioco maggiore: la sua rivalità con il tanto atteso futuro re e la sua tentazione dell’anello che creerà profondi dubbi in Frodo.

Per il personaggio, che riappare nei flashback nel seguito della trilogia in versione lunga, è un momento breve ma importante. La versione lunga di Compagnia dell’Anello gli offre inoltre qualche momento aggiuntivo o diverso, qua e là, in particolare per insistere sulle sue debolezze di fronte all’Anello, o durante il suo combattimento finale.

foto, Sean BeanGioco di Frodo

I REGALI DI GALADRIEL

Probabilmente la scena più importante, dal momento che avrà ripercussioni per il resto della trilogia. Quando la Compagnia dell’Anello lascia Lothlórien, Galadriel offre a ciascuno di loro un regalo, che sarà molto utile per il resto dell’avventura. La fiala di luce di Eärendil per Frodo, una corda elfica e un seme d’albero per Sam, pugnali per Merry e Pippin, un arco Galadhrim e una faretra per Legolas… e tre capelli per Gimli, affascinato da Galadriel. Da notare che questi doni sono diversi dai libri (dove, ad esempio, Merry e Pipino hanno cinture d’argento e Aragorn, la Pietra dell’Elfo, tra gli altri oggetti).

La luce di Eärendi è ovviamente l’artefatto più notevole, da allora Frodo lo usa contro Shelob Il ritorno del re. O un’illustrazione molto chiara del potere della luce e della speranza, nell’oscurità di Mordor. Sam, userà la sua corda elfica durante il loro passaggio sulle montagne di Emyn Muil poi per legare Gollum, in Le Due Torri. Galadriel sceglie di non dargli un’arma, poiché Sam non è un guerriero: è un’anima diversa, la più solida della truppae anche qui il simbolismo della fune non è di poco conto dato il suo valore al fianco di Frodo, che più volte non vacilla.

Nota che Peter Jackson ha cambiato il testo di Tolkien per accentuare questa idea, poiché nel libro lo hobbit ruba la corda e Galadriel gli offre terra elfica e un seme di Mallorn.

foto, Cate Blanchett“Stai quasi per morire nonostante la mia fiala, ma zitto”

Aragorn non ha doni nel film. Galadriel non ha altro da offrirgli di quello che ha già ricevuto: la collana di Arwen. L’opportunità di evidenziare il loro amore e la minaccia che incombe su di lei nella trilogia.

Galadriel dà loro anche alcuni oggetti importanti, come mantelli mimetici con spilla e il pane degli elfi, chiamato Lembas. Elementi importanti nel resto della trilogia, che permetteranno ai personaggi di ritrovarsi, sfuggire ai nemici o, al contrario, affrontare le tensioni.

La scena nella versione lunga è particolarmente interessante poiché Peter Jackson ha scelto di farlo racconta questi doni nei flashback, mentre il gruppo lascia Lothlórien sull’acqua. Mentre Galadriel li guarda allontanarsi dalla riva, tutti ricordano quel breve ma intenso momento con lei. Ciò che rafforza l’aura mistica del personaggio incarnato da Cate Blanchett, la cui voce sembra aleggiare in modo irreale nelle loro menti.

foto, Sean AstinCredi che sia acqua?!

LA BELLA ARAGORNA

Grazie alla versione cinematografica, il personaggio di Aragorn è entrato immediatamente a far parte della memoria collettiva come l’archetipo del guerriero solitario, erede di un favoloso lignaggio, condannato a un grande destino. La versione lunga non porta alcun elemento nuovo sulle sue origini reali, o sulla sua dimensione di valoroso capo di uomini. D’altro canto, il personaggio è molto più sfumatoe rivela una malinconia più marcata.

È il caso della sequenza in cui l’eroe interpretato da Viggo Mortensen va a meditare sulla tomba di sua madre, Gilraen. Per quanto breve sia, questa scena porta molte sfumature al personaggio. Non solo perchéFa luce sul suo passato, ma soprattutto indica che la volontà della madre (di tenerlo lontano da un trono che potrebbe costargli la vita) presiede alla sua esistenza. Infine, ci fa capire, mentre Aragorn pulisce la tomba dimenticata dell’autore dei suoi giorni, quello il personaggio vaga a lungocosì come il suo sguardo livido indica quanto soffra per non poter onorare i suoi antenati.

foto, Viggo Mortensen“Tutti gli elfi, tranne mia madre!”

Questo equilibrio rinnova molto la sua figura, sottolineando la grande sensibilità del personaggio, in definitiva molto lontano dai luoghi comuni dell’avventuriero solitario. Lungi dall’essere un combattente che incula l’orco tra due bevute in un’oscura taverna gestita da un troll, la versione lunga rende molto più facile afferrare iluna tristezza che emana dal personaggio, il suo delicato rapporto con il mondo e la sua dimensione tragica, ma anche la sua capacità di accettare ciò che lo attende. Una sfumatura che abbiamo potuto intravedere durante un’altra breve cut-scene, durante il passaggio delle Acque a Moucherons, dove già, credendosi solo, si lasciava andare a un canto notturno appannato di lacrime.

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